Pedagogista, grande sostenitore del fare scuola fuori dalla scuola, ma anche artista, Francesco De Bartolomeis ha stravolto la vita di molti docenti. Un ricordo di un’insegnante e formatrice, Fiorella Palomba, che come studentessa negli anni Settanta frequentò i suoi straordinari laboratori didattici

La mia vita universitaria è stata molto fortunata: a Milano, all’Università Cattolica avevo professori del calibro di Giovanni Reale, uno dei maggiori interpreti del pensiero antico, studioso di Platone di fama internazionale insieme a Emanuele Severino, altrettanto importante. Quando, però devo decidere per la tesi di laurea si rompe tutto, perché, mentre i filosofi erano grandiosi, i pedagogisti no e quindi mi iscrivo Pedagogia a Torino. Vinco il concorso magistrale e mi dimentico dell’università: dedico, mente e cuore come scrivo sempre, all’insegnamento studiando.

Mi accorgo che tutti gli esami fatti a Milano rischiano di essere annullati e corro a sostenere l’esame con il professore che ha cambiato la mia vita di docente, un bel confronto. Poi conosco, frequento e tocco con mano la “struttura del Laboratorio”. Leggo i testi di Francesco De Bartolomeis che cambiano la mia vita di docente, prima alla scuola Casa del Sole di Milano, con la “Sperimentazione verticale” in cui sono coordinatore e, soprattutto a Roma dove istituisco e gestisco il Laboratorio di Informatica (prima con il linguaggio Logo, poi con il giornale telematico PassaParola). Il Laboratorio come modalità di apprendimento/insegnamento, la cooperazione, l’ascolto sono la mia bussola. Lo saranno anche nei Laboratori di Scrittura realizzati con AltraMente nella scuola media, a Roma, e all’Università La Sapienza. Tutte queste attività hanno un riferimento: De Bartolomeis.
Oggi apprendo da Roberto Marigliano su Facebook della sua morte e piango (i suoi amici più cari ne hanno dato l’annuncio domenica 2 luglio, come egli stesso aveva chiesto, Francesco De Bartolomeis è morto all’età di 105 anni il 29 giugno a Torino). Moltissimi i commenti. Leggo articoli sui giornali, mentre sui telegiornali silenzio. Ritengo vergognoso che la televisione non dia riscontro di colui che è entrato nella Storia.

Riguardo i suoi preziosi libri e ricordo molte cose: non era soltanto un grande pegagogista, era un artista, giorni, fa nella terza rete della Rai, Claudio Strinati studioso dell’Arte ha parlato del suo ultimo libro La realtà dell’arte. Astrazione e materia (Rosenberg & Sellier); aveva promosso il cinema come l'”Estate Romana” di Renato Nicolini; era stato chiamato dal grande Adriano Olivetti a Ivrea per collaborare con la rivista Comunità; aprí anche la sede torinese del Movimento di Cooperazione Educativa.
Questo il mio commosso ricordo e tanti oggi ricordano questo ineguagliabile Francesco.
Fra i primi testi di Francesco De Bartolomeis va ricordato La pedagogia come scienza. Negli anni Settanta ebbe un ruolo decisivo nella nascita delle scuole a tempo pieno soprattutto a Torino, mentre all’università realizzò una importante sperimentazione di laboratori didattici per gli studenti e le studentesse dei suoi corsi finalizzati a integrare lo studio teorico della pedagogia. Le basi teorico-pratiche di questa straordinaria innovazione sono contenute in due testi di quel periodo che ebbero un grande successo fra i docenti, La ricerca come antipedagogia e Il sistema dei laboratori. Un articolo più completo su De Bartolomeis, scritto da Reginaldo Palermo, è leggibile su Tecnica della scuola: Francesco De Bartolomeis è morto. Se ne va a 105 anni un grande pedagogista, ma soprattutto un “intellettuale con la schiena dritta.
LEGGI ANCHE:
Un altro grande che se ne va e diciamo che ci sentiamo più poveri,più arrabbiati e delusi perchè l’investimento in educazione non è capitocomw vera arma per cambiare il mondo…