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Disuguaglianze e dimensione sociale della città

29 Aprile 2021 h. 18:00 20:00

CICLO DI INCONTRI UN PROGETTO DI FUTURO COMUNE PER ROMA”

Terzo incontro: DISEGUAGLIANZE E DIMENSIONE SOCIALE DELLA CITTA’

Giovedì 29 aprile ore 18.00

Modera incontro Carlo Cellamare (Università la Sapienza ) Riccardo Troisi ( Comune-info )

Intervengono
Salvatore Monni (Università Roma Tre) Elisa Manna ( Area Studi e Comunicazioni · ‎Caritas ) Fabrizio Barca ( Forum Disuguaglianze Diversità ) Adriana Goni Mazzitelli ( Università della Repubblica Uruguay) Domenico Chirico (Fondazione CharleMagne)

Per partecipare direttamente all’incontro
Iscriviti in anticipo per questa riunione:https://zoom.us/…/tJwsde-pqj4tHtXNP0A0qwkCDNpSlkcWvC33Dopo l’iscrizione, riceverai un’email di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione.L’incontro sarà trasmesso on line sulla pagina di Comune-info

Presentazione

Le città contemporanee producono diseguaglianze sociali e spaziali come effetto di più complessivi processi socio-economici spesso a carattere globale e legati all’attuale fase del capitalismo avanzato. Roma non è da meno e soffre di più specifiche condizioni di criticità, legate alla debolezza (almeno apparente) della sua struttura economica e produttiva (che, per molti versi, origina un’economia “avventizia”), ma anche al venire meno dell’importanza del suo ruolo di Capitale, del generale arretramento del welfare state, così come di condizioni di malgoverno che si sono prolungate negli anni e che vedono una debolezza consistente della pubblica amministrazione. L’esperienza del coronavirus ha ulteriormente peggiorato la situazione, mettendo molte famiglie in difficoltà e aggravando le condizioni di precarietà urbana (cui si connettono il problema della casa, la povertà che colpisce sempre più famiglie, ecc.). D’altronde, come è stato autorevolmente detto da più parti, a partire dallo stesso Papa Francesco, il problema ambientale è strettamente connesso a quello sociale, non vi è giustizia ambientale senza giustizia sociale. Molti gruppi di studio e di riflessione (a cominciare dal Forum delle Disuguaglianze e delle Diversità) e molte ricerche (a cominciare da #mapparoma) hanno posto l’attenzione sul tema delle disuguaglianze e la questione appare chiaramente in tutta la sua portata.

A questo punto, anche all’interno del più ampio ragionamento che il ciclo di seminari organizzati nell’ambito del programma periferiacapitale della Fondazione Charlemagne vuole sviluppare per costruire una visione di futuro per Roma, è importante interrogarsi su quali siano o possano essere le prospettive per la Capitale, per affrontare i suoi problemi e le sue diseguaglianze. È questa una grande responsabilità. È possibile affrontare i problemi strutturali che causano tali disuguaglianze? In questa prospettiva, uno dei grandi nodi – emerso anche in precedenti incontri – è quello del lavoro e, connesso ad esso, quello del modello di sviluppo che è possibile pensare per Roma, anche alla luce della transizione ecologica e delle prospettive che si aprono con il Recovery Fund. Su quali soggetti si può contare per pensare le alternative? Quali dovrebbero essere le politiche del soggetto pubblico per intervenire sui fattori strutturali?

Le periferie sono tante e diverse e non tutte in condizioni critiche, ma alcune sono soggette a processi di marginalizzazione che determinano più forti diseguaglianze. In particolare, quindi, ci si interroga su come poter lavorare con i territori, soprattutto per un soggetto come la Fondazione Charlemagne, che non può gestire processi sovralocali e strutturali. Come dovrebbe essere articolato e realizzato uno “sviluppo integrale con i territori”, uno sviluppo locale delle periferie? Come si possono agganciare i processi strutturali/globali a partire dai contesti locali?

Nel testo “Trasformare i territori e fare comune a Roma”, costruito nell’ambito del programma periferiacapitale, si avanza la proposta dei “centri civici”. Variamente denominati (centri polifunzionali a servizio dei territori, poli integrati di promozione dei quartieri, hub dello sviluppo locale integrale, case di quartiere, laboratori delle progettualità condivise, ecc.) i “centri civici” sono stati proposti in diversi contesti di riflessione ed elaborazione romani, e trovano riscontro in analoghe proposte (come quella di Agenzia sociale di quartiere avanzata da Urban@it), così come in numerose esperienze italiane (ad esempio, le case di quartiere a Torino) ed internazionali (ad esempio, le neighbourhood houses canadesi). È questa una strada interessante? Quali gli indirizzi da seguire?