
In una fase storica nella quale pare essere di moda tornare nostalgicamente al passato, parlare di una “scuola amica” corrisponde immediatamente a dichiarare una decisa scelta di campo: a noi interessa una scuola che metta al centro lo studente per promuoverne l’emancipazione culturale che, come chiarisce la Costituzione, è fondamento di cittadinanza. Occorre essere “amici degli studenti” per accoglierli integralmente come persone, per ascoltarne le aspirazioni e i bisogni tanto da farsene interpreti aiutando ognuno a liberarsi dai pensieri “di altri” e “già pensati” da altri. Ci interessa una scuola amica che prenda a cuore lo studente per quello che è in termini assoluti prima di occuparsi di quello che sa e sa fare in termini relativi e senza dunque anteporre a questa dimensione umana e umanizzante le gerarchie competitive di chi venga esposto ad una logica giudicante. In altri termini, ci interessa una scuola non selettiva, non competitiva e non divisiva com’è invece quella basata sull’ambiguità del merito che, fortemente condizionato dalla sorte e dalle condizioni al contorno, si mostra totalmente cieco alle disuguaglianze e alle povertà educative. Noi lavoriamo per una scuola inclusiva, basata sulla cittadinanza come esercizio della partecipazione responsabile, cosciente e attiva.
Ci serve una scuola che sia amica di tutti coloro che vi operano (dirigenti, insegnanti e personale di supporto) così che la loro sia una esperienza abitata dalla leggerezza e dalla soddisfazione a vantaggio del benessere relazionale: esattamente l’opposto di quanto avviene ora.
Infine ci serve una scuola amica del territorio e, almeno per questa prima fase1, nel contesto della città di Verbania: una realtà di provincia che ha a suo vantaggio le caratteristiche di un vero e proprio laboratorio se solo sapesse liberarsi da atteggiamenti e consuetudini identitarie anestetizzanti e di vecchio stampo. La storia c’insegna come l’autoconfinamento identitario alimenti solo isolamento, solitudine, dispersione di energie, frammentazione sociale e, di conseguenza, malessere e dolore frutto di dinamiche disgreganti che contrastano con l’esistenza di una qualsiasi reale e progressiva aggregazione comunitaria.
Concorrenza o sussidiarietà?
Non è accettabile che l’autonomia scolastica, invece che negli originari termini di sussidiarietà sistematica, venga oggi ridotta alla frammentazione identitaria alimentata da dinamiche di concorrenza tra istituzioni. L’errore fatale sta nella perdurante idea che i denari elargiti alla scuola debbano strutturalmente essere in capo a capitoli di spesa invece che di investimento. Infine, non è possibile rassegnarsi al fatto che le identità dei territori fragili come il nostro, ad alto rischio di marginalizzazione e povertà educativa, vengano sottoposte al vaglio del cosiddetto “dimensionamento scolastico” dove i numeri degli iscritti ad una certa scuola contano più del diritto costituzionale all’istruzione dei giovani e delle aspirazioni di sviluppo di una comunità. Per anni nel nostro Paese, e a Verbania in particolare, parlare di “sistema formativo” ha significato evocare un ossimoro: la parcellizzazione divisiva della scuola è sotto gli occhi di tutti e le cause sono facilmente individuabili: autonomia ad alimentare concorrenza; presidenze che sono diventate dirigenze, titolarità che si sono trasformate in reggenze; open days ormai di carattere meramente pubblicitario e dimensionamento selettivo a segnalare che l’istruzione, nei fatti, non è un diritto costituzionale, ma un’opzione dettata solo dalla sostenibilità economica d’impresa. Non a caso, in un passato non lontano, di questa dinamica distruttiva sono state crudele testimonianza le diatribe riferite alla collocazione dell’Indirizzo di Scienze Umane e Sociali e, più recentemente, quelle relative alla ricerca di nuovi indirizzi (quello sportivo che ha visto la competizione-scontro tra i Licei di Verbania e Omegna e quello per il made in Italy che l’IIS Cobianchi vorrebbe attivare): tutto ciò in assoluta assenza di un progetto-studio centrato sulle esigenze di un territorio che, ormai orfano della grande industria manifatturiera, non sa ancora oggi a che santo votarsi.
Si dice che il futuro è dei giovani, ma cosa si fa per promuoverne i sogni di cittadinanza locale? Cosa si fa per evitare la sonnolenta riduzione del territorio verbanese ad area dedicata ad una stanzialità fondamentalmente geriatrica e a una imprenditoria turistica priva di filiera produttiva e assuefatta al consumo “mordi e fuggi”? Come non vedere nella scuola uno dei settori di possibile ridefinizione in termini di prospettiva votata alla emancipazione territoriale?
Per un territorio che voglia sognare il proprio futuro
Non rassegnarsi a un destino ineluttabile e già scritto vuol dire provare a disegnare una nuova ipotesi di emancipazione che parta dalla riqualificazione del tessuto formativo su cui incardinare dinamiche di possibile sviluppo e attorno al quale ridefinire l’appartenenza territoriale anche di molti altri soggetti protagonisti che, partendo dalla scuola, potrebbero ricostruire un’idea di comunità reale e libera da comode quanto inutili agiografie. Non a caso il titolo di questa riflessione evoca parole come rete, territorio e comunità di cui è opportuno svelare il merito prima di coniugarne l’armonia d’insieme.
Com’è noto, la parola comunità si riferisce a un gruppo più o meno numeroso di persone che si aggregano allo scopo di coltivare dei sogni collettivi e di condividere la ricerca di soluzioni a problemi comuni. Il termine territorio, già indagato su questa stessa rivista in virtù del legame identitario di cui può essere portatore2, è qui inteso nel senso del reticolo di relazioni plurime e polisemiche che innerva qualsiasi mappa di comunità andando ben oltre la configurazione geografica riferita a un luogo o a un’area confinata: il territorio è il contesto che emerge da un’appartenenza reticolare di relazioni che si possano narrare e cantare in coro. Infine, la parola rete che, godendo di cattiva reputazione se connessa alla cattura di qualcuno e di qualcosa, si vuole riferire qui al reticolo di relazioni in grado di far emergere la sussidiarietà necessaria per trasformare l’attuale debolezza strutturale verbanese in nuova forza propulsiva.
Una rete scuola-territorio
Per quanto detto fin qui, è chiaro che la scuola non può essere in grado di emanciparsi a sistema se non riconoscendo il problema strutturale che ne cristallizza le divisioni a cui porre rimedio. Per farlo occorre che le identità dei vari istituti formativi lascino spazio ad una nuova visione intersoggettiva e questo può avvenire solo se ognuno di loro sceglie convintamente di fare un piccolo passo indietro per promuoverne molti di più in avanti e se a questo stesso atteggiamento contribuiscono anche altri attori prossimali, tutti animati dal medesimo scopo: quello di costruire una idea di benessere localmente diffuso riferito a uno star bene nei vari ambiti/ambienti. D’altro canto, se ci si vuole occupare del benessere a scuola occorre sollecitare i giovani affinché prendano la parola e non solo per esporre i propri bisogni di ordine socio-etico-relazionale3, ma per entrare nel merito delle proprie necessità rispetto ai saperi oggetto di studio, alle dinamiche di assimilazione necessarie per costruire cultura e per trasformare l’apprendimento in competenza adatta ad una cittadinanza consapevole della contemporaneità in atto.
Stiamo profilando una “idea di salute” di carattere socio-psico-culturale che è alimentata principalmente dal riconoscimento, dall’accoglienza e dall’inclusione dei vari soggetti quali protagonisti di un destino comune (che diventa plusvalore emergente: ben di più di una aggregazione sommativa o cumulativa). Qui il termine salute va inteso come piena appartenenza affettiva ed effettiva alla comunità attiva e, dunque, la parola non si definisce semplicemente come mera alternativa alla malattia, così come il benessere che ne può derivare non si riduce alla dimensione materialistica del successo economico né, infine, ad una idea di imprenditoria funzionale che sia esclusivamente votata al profitto per pochi. E tutto ciò avendo ben chiaro che l’orizzonte di futuro a cui puntare deve necessariamente passare, come abbiamo detto, dalla centralità dei giovani, a partire dal loro processo scolastico di emancipazione alla cittadinanza, che dunque è innanzitutto di carattere etico, educativo e formativo
Lavorare per dar vita alla “rete scuola amica” costituisce dunque il primo indispensabile passo per procedere poi alla stipula di un patto educativo territoriale di comunità4 che, a partire dal sistema formativo, dall’A.S.L. (quella del VCO ha ufficialmente aderito alla prospettiva) e dal Comune (quello di Verbaniane è stato promotore fin dal 2023), sia in grado di aggregare gli altri attori (come le reti già esistenti5 o in fieri) ugualmente interessati a riprendersi cura del proprio territorio e ad impegnarsi per dotarlo di orizzonte e risorse, respiro collettivo e solidale6.
“Scuola amica – Verbania” è oggi realtà ufficiale
Nel maggio 2024, grazie al supporto di ARS.UNI.VCO, del Comune di Verbania e a seguito di una serie mirata di incontri di disseminazione preparatoria tra gli addetti ai lavori (dirigenti scolastici, insegnanti, operatori dell’USP ed esperti esterni di enti e associazioni di settore), si è infatti svolto un seminario nazionale che, tenutosi presso il Centro Eventi de “Il Maggiore” con un centinaio di partecipanti, oltre che a un significativo successo ha portato alla presentazione del Manifesto per la rete di scuole sottoscritto inizialmente da tutti i presidi delle scuole verbanesi (alternativa-a.it) e, in seguito, assunto come proprio da tutti i corrispondenti organi collegiali. Rete “Scuola Amica” – Verbania è oggi una realtà istituzionale costituita da tutte le scuole pubbliche di qualsiasi ordine e grado della città. La rete si propone di abolire la concorrenza locale tra le diverse istituzioni formative prefigurando la rinascita di un autentico sistema formativo verbanese dotato di autonoma visione strategica riferita ad una scuola unitaria (non uniforme) e basata sui tre seguenti principi condivisi: sulla ristrutturazione delle curricolarità verticali in capo alle diverse scuole (non più mera successione di temi e argomenti, bensì riorganizzazione e problematizzazione degli stessi attorno ai concetti fondanti delle varie discipline a vantaggio delle loro connessioni trasversali che configurano l’unità del sapere)7; sulla trasformazione degli studenti “da problemi” (come la visione conservatrice vorrebbe farli apparire) “a risorse” per la comunità (come la Costituzione prospetta in modo non equivoco e secondo i principi dell’Ecologia Integrale8); su una cultura della valutazione che, centrata sul processo, da atto burocratico-formale terminale si trasformi in azione pedagogica di scambio che attraversi e innervi l’intera dinamica d’insegnamento-apprendimento coinvolgendo insegnanti e studenti in un monitoraggio reciprocamente funzionale alla promozione della competenza di cittadinanza9.
L’etica del villaggio per la partecipazione educativa
Partire dalla Rete “Scuola Amica” e lavorare a un Patto Educativo di Comunità per Verbania non significa promuovere la semplice adesione formale a una prospettiva, bensì ottenere la sostanziale e fattiva partecipazione alla sua progettazione e realizzazione da parte di molteplici soggetti mettendoli nella condizione di agire in modo adeguato alla complessità dei problemi, secondo una visione di medio-lungo periodo e, allo stesso tempo, creativa, sfidante, condivisa nei valori e negli obiettivi, aperta e trasparente tanto da consentire la messa in campo e il dispiegarsi proattivo delle risorse collettive a disposizione.
Se è vero che per educare un bambino ci vuole un villaggio è anche vero che qualsiasi villaggio, per aspirare al benessere della comunità, deve essere sognato a partire dagli occhi dei bambini e dei giovani che lo abitano: è quello che con rete Scuola Amica Verbania, abbiamo solo incominciato a fare.
Note
1. L’idea sarebbe quella di estendere questa prospettiva all’intero VCO non appena si trovassero anche nel Cusio e nell’Ossola le condizioni di dialogo costruttivo fondate sulla ricostruzione del sistema formativo locale.
2. Vedi G. Ottolini, “Identità territoriale? Una modesta proposta” in Alternativa A, anno 2024, fasc. N.4, pp. 7-9.
3. A questo riguardo rinvio all’importante ricerca realizzata da Comunità Educante VCO reperibile al sito Comunità Educante VCO | Instagram | Linktree e, in particolare a report_indagine_giovani_VCO_def.pdf – Google Drive
4. Per saperne di più si veda agli url: https://www.openpolis.it/esercizi/i-patti-educativi-di-comunita/; https://piccolescuole.indire.it/iniziative/osservatorio-patti-educativi-territoriali/; https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/2631-17897/rete-educazioni-un-vademecum-per-i-patti-educativi-di-comunita
5. Comunità Educante VCO corrisponde ad una rete pubblico-privata (vi fanno parte le seguenti realtà: 21 Marzo APS, CISS Verbano, CISS Ossola, CISS Cusio, La Bitta, Gruppo Abele di Verbania, Associazione Tra il Dire e il Fare, Associazione Culturale Mastronauta, EN.A.I.P. Piemonte, VCO Formazione, Associazione SuoniAMO e Comitato Territoriale CSI)..
6.
7. T. Pera, a cura di, “La Scuola Orchestra. Un modello tra presenza e distanza. La didattica dei concetti fondanti per la competenza”, Mondadori Università, Firenze 2020; C. Mariani,”Learning to bicome. Un currticolo per rinnovare la scuola”, Utet, Milano, 2023.
8. P. Ellerani, T. Pera e D. Bizzarri, a cura di, “Verso un curricolo ecologico. Report Summer Camp di PROTEO”, Fonte Avellana, Luglio 2024 (vedi all’url: https://www.proteofaresapere.it/cms/resource/open/7952/impag-final-report-fonte-avellana-24-2-1.pdf).
9. T. Pera, D. Lanfranco, “Insegnare con i concetti fondanti nella scuola primaria”, Lisciani, teramo, 2024.
Fonte: alternativa-a.it