Per i molti lettori di Comune che in questi giorni assaggiano le nostre barrette di cioccolato, prodotte a Modica con il cacao della Comunidad de Paz di San José de Apartadó, si tratta di una sorpresa amarissima: Germán Graciano, rappresentante legale dei comuneros, rischia di essere arrestato. Un giudice locale lo ritiene colpevole di aver denunciato la connivenza dell’esercito colombiano con i paramilitari infangandone l’onorabilità. Poco meno di un anno fa, Germán è stato oggetto di un tentativo di omicidio, 16 componenti della sua famiglia sono già stati assassinati. Eppure, quel Tribunale non ammette che si dica una verità che persino la Corte Costituzionale ha riconosciuto più volte. In carcere, la vita di Germán sarebbe esposta a un nuovo enorme rischio. La Comunità che resiste disarmata da 21 anni alla guerra interna più micidiale degli ultimi decenni resta assediata dai paramilitari e adesso, alla violenza delle armi, si aggiunge quella di una giustizia che, come i serpenti, morde soltanto chi cammina scalzo

di Marco Calabria
Germán Graciano Posso, il rappresentante legale della Comunidad de Paz di San José de Apartadó, rischia di finire in carcere, dove la sua vita sarebbe, naturalmente, più in pericolo che mai. Nel dicembre scorso, Germán è già sfuggito a un tentativo di omicidio in seguito a un’incursione di un gruppo di uomini armati, che si erano introdotti, spacciandosi per acquirenti di cacao, all’interno della Comunità con l’esplicito intento di ucciderlo.
Non era certo la prima volta che si attentava alla vita del giovane campesino, venuto in Italia, nei primi giorni di novembre, per ricevere diversi riconoscimenti, tra cui il Prophetic Economy Award 2018, premio che la Comunità di Pace ottiene per essere riuscita, in mezzo al devastante conflitto armato colombiano, a costruire “un’economia alternativa, una resistenza e un modello esemplare di costruzione della pace”. E non era certo la prima volta che il coraggio di German veniva messo drammaticamente alla prova, visto che ben 19 suoi familiari sono stati assassinati negli anni scorsi.

Dopo quella incursione, l’ultima di oltre mille aggressioni di diversa natura che, in 21 anni di esistenza, la Comunità disarmata ha subito (oltre 300 le persone della Cdp uccise, quasi un terzo dei partecipanti), i comuneros avevano intensificato le denunce sulla mancanza di protezione da parte degli apparati dello Stato colombiano. In particolare della XVII Brigata dell’esercito nazionale, che nella regione di Antioquia avrebbe proprio quel compito, se non fosse da sempre connivente con i paramilitari oppure, molto spesso, protagonista di persecuzioni e violenze atroci in modo diretto.
Forte della tradizionale impunità, e forse anche del rafforzamento del clima nazionalista e patriottico conseguito dalla vittoria della destra nelle elezioni presidenziali, il comandante della XVII Brigata, Carlos Alberto Padilla Cepeda, aveva a sua volta denunciato legalmente la Comunità di Pace per aver violato il “diritto fondamentale all’onore, al buon nome e all’intimità” delle sue truppe. Il Tribunale locale, lo stesso che aveva deciso di rimettere in libertà i due aggressori fermati dai contadini durante l’azione armata di dicembre, non si è lasciato sfuggire l’occasione e, con una surreale interpretazione del senso di giustizia, ha emesso una sentenza che, di fronte al rifiuto della Comunità di ritrattare le accuse rivolte, ordina l’arresto del suo rappresentante legale Germán Graciano. In Tribunale si scambia il ruolo delle vittime e dei carnefici come nel più classico dei finali a sorpresa di un film noir.

La persecuzione delle persone che fanno parte della Comunità di Pace è stata negli anni riconosciuta dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani e da moltissimi altri organismi internazionali. Per fare un solo esempio, Michel Forst, relatore speciale dell’Onu che si occupa proprio dei difensori dei Diritti Umani, il 4 dicembre ha definito “drammatica” la situazione colombiana. Un eufemismo. “Sono estremamente preoccupato per il possibile arresto di Germán Graciano”, ha detto Forst, “sono stato in quella comunità pochi giorni fa, durante la mia visita in Colombia. Continuerò a seguire questa situazione”. Si attende anche un fermo pronunciamento della Corte Costituzionale colombiana, che in diverse occasioni, l’ultima solo nel settembre scorso, ha ribadito la necessità di protezione della Comunità dalle violenze dei paramilitari presenti nella regione e dalla Forza Pubblica (cioè la XVII Brigata dell’esercito), connivente con esse.
Diverse decine di organizzazioni colombiane e internazionali hanno intanto espresso indignazione per la nuova persecuzione giudiziaria contro la Comunità e hanno manifestato piena solidarietà al suo Rappresentate Legale. Staremo a vedere, nei prossimi giorni, se ancora una volta la giustizia dell’América Latina confermerà la triste affermazione di Eduardo Galeano, quella di essere come i serpenti, capace di mordere solo chi cammina a piedi scalzi.

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Colombia è il cavallo di Troia degli Stati Uniti in America Latina, con numerose basi militari. Succedono cose atroci: assassinio sistematico di leader sociali e di testimononi dei processi per corruzione e crimini dei paramilitari e politici attualmente al governo. Il silenzio della stampa internazionale è assordante