Una generazione segnata dentro: a vent’anni si soffre,
miti e speranze sgretolati
e ti senti rodere dall’impotenza,
ma la paura di sbagliare ti impedisce quasi di respirare.
Qualcuno vive già di ricordi, qualcuno prepara concorsi.
L’amore non basta.
A vent’anni stracciati come i nostri manifesti.
Voi invece vi scambiate ancora convenevoli,
da quarant’anni non volete pensare.
Siete là, uguali, incapaci di odiare disprezzate con cortesia
attenti a far bella figura: buon senso e giusto mezzo,
vi telefonate ancora per gli auguri.
Incollati ai vostri televisori
mentre aspettate con ingordigia il pranzo della domenica
per scambiarvi sorrisi di ipocrisia.
Ma resistete con melliflua fierezza
nei vostri ministeri senza finestre.
Però so che a volte, con indifferenza, negli angoli bui
graffiate il muro con le unghie,
e prima di infilarvi la stessa camicia
guardate il corpo disfatto che vi respira accanto.
Eppure siete ancora là, per decoro, s’intende!
Non riuscirete mai a chiedervi
dove si nasconde il sole.
(9 febbraio 1978)



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