Li inchiodano vivi sui formicai
castrati appena insaccati,
macellati artisticamente sotto i riflettori
per sgrassarli appena un po’…
La tortura è un fantasma vuoto e tondo
che da tempo annoia tutto il mondo.
Gli hanno strappato i peli e i piedi
rosicato il palato la lingua e la sorella.
In strada poi, in bella vista
cumuli acerbi di nasi seni e palle,
segate belle, ed asciugate al sole.
Ci vuole… un certificato?
Sì, ma non di malattia, per carità!
Un certificato nuovo americano,
grande, vistoso, di democrazia pulita,
per aver accesso alla macelleria,
per poter comprare, anche all’ingrosso,
ossobuco, macinato, tritato e spuntature.
Napoleón non è mica un generale:
è nemico giurato dell’oligarchia.
Crede in Dio, nei santi, nei satori
e crede nei valori dei cervelli umani.
Le mani dei contadini
le vende a spiedini e a prezzi veramente stracciati.
Meglio non dire una parola
che sfilare cupi ovvi e imbarazzati.
Meglio dirvi chiaro: “Non sappiamo cosa fare…”
che guardarci scontati come Calindri e il Cynar.
Meglio scippare la madre dell’ambasciatore
che manifestare per il Salvador.
Giovedì sera poi, a cena:
sono lì che addento, sano e violento,
un sugoso globo oculare…
e dentro la pupilla, a caratteri bislacchi,
ci vedo scritto “Per favore,
non usare contro gli operai polacchi”.
Scritta per una trasmissione di Dispacci a “Punto Radio” sul Salvador.
(Bologna, 12 febbraio 1982)



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