di Flore Murard-Yovanovitch* Lo scopo del governo è stato raggiunto: non aver più occhi umanitari, o semplicemente occhi (umani), a mare. Con il codice Minniti e l’alleanza con la guardia costiera libica, è stata spaccata la resistenza delle Ong, impedite di fatto nel soccorrere persone che annegano nel Mediterraneo. Che il fronte del “restiamo umani” debba anche difendere e schierarsi per un principio base come quello del soccorso a mare, la dice lunga sul crollo, o apocalisse, culturale in corso. Dietro la cosiddetta “lotta agli scafisti”, si gioca in realtà da anni, almeno dal 2009 – anno dei respingimenti collettivi condannati dalla Corte europea di Strasburgo – la vera e propria eliminazione dei migranti in fuga. A mare, respingimenti (e forse speronamenti), a terra, deportazioni nei lager di cui (stra)conosciamo tutti gli orrori da campo di concentramento.

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Il sotto testo – ovvero la realtà – del pensiero politico dominante, è “va bene bloccarli e torturarli sulle rotte balcaniche e sub sahariane purché non arrivino tra noi”. Sembra ormai “accettabile” in Europa, a leader che fanno un calcolo a tavolino – l’intervista di Alfano del 13 agosto scorso sulla Stampa è esemplare – e a una opinione pubblica in preda a un delirio xenofobo, il contenimento di massa in un lager-Libia a cielo aperto. Ovvero riemerge brutalmente il pensiero disumano che l’altro sia una cosa, ignorabile, scaricabile. Da fare sparire (dagli occhi e dalla mente). In realtà è stata solo ufficializzata la politica di deterrenza letale contro i migranti ormai in atto da anni, prima nell’Egeo e ora nel Mediterraneo centrale con alleanze con guardie costiere violente e pattugliamenti Frontex. Con l’operazione militare Sophia-EunavforMed (di “lotta agli scafisti”) sono in realtà stati distrutti i barconi di legno più stabili, costringendo i trafficanti a usare gommoni di plastica made in China, che si sgonfiano e si ripiegano su se stessi dopo alcune ore, destinati al naufragio. Gli effetti letali della sospensione di Mare Nostrum, erano già stati svelati dal rapporto Death by Rescue dei ricercatori della Goldsmith University, Charles Heller e Lorenzo Pezzani. La recente indagine della House of Lords inglese conferma che l’operazione europea militare Sophia, con la distruzione delle barche dei trafficanti, ha avuto per diretta conseguenza l’incremento vertiginoso delle morti di migranti a mare (cfr. le statistiche Iom Missing Migrants 2016-2017). Per non menzionare i numerosi rapporti di Amnesty e Human Rights Watch che denunciavano come con la missione navale italiana a fianco dei libici, le autorità italiane avrebbero destinato i migranti a orribili violenze in Libia e si sarebbero “rese complici di quest’orrore”. Nel cuore dell’Europa del 21° secolo, sembra quindi tornato “accettabile” per alcuni, il genocidio del popolo migrante. Lo sterminio è infatti il sottinteso implicito, anche se nascosto, delle dichiarazioni dei rappresentanti politici e dei commenti mainstream, pure di giornalisti affermati che laudano la diminuzione dei flussi, i respingimenti e l’accordo con la guardia costiera libica (e che sembrano aver come uniche fonti, servizi e militari). Riprovevole è stato leggere quest’estate alcune firme autorevoli del Corriere della Sera, ma pure della Repubblica; la lista è lunga ma per citarne una, Alberto D’Argenio che, sull’edizione del 7 agosto scorso, scrive: “Se l’Europa non riuscirà a risolvere la crisi migratoria – e l’upgrade dell’operazione Sophia potrebbe essere un passo decisivo insieme alla chiusura dei confini meridionali della Libia – con quale credibilità potrà varare una politica estera e di difesa comune?”. Oltre a laudare la terza fase (se europea) di Sophia in acque libiche, la tribuna dimostra, ma non è l’unica, di ignorare anche i metodi con cui si “celano” i confini sud della Libia: deportazioni dei fuggitivi e riconsegna nelle mani dei loro aguzzini (i governi sudanese e eritreo), mentre sono noti gli abusi delle milizie paramilitari janjaweed e altri killer del deserto… Mentre a proposito della “significativa” inversione di tendenza registrata sulla rotta Libia-Italia (la diminuzione degli arrivi), Il Messaggerocita e fa sua “una fonte che conosce bene il dossier migranti”: “Si tratta solo di capire se le intese tra i due paesi (Libia e Italia) per stroncare il traffico di esseri umani, cominciano a produrre risultati concreti”… Meglio non immaginare il sottotesto. Risultati concreti… Ma d’altronde il rovesciamento della terminologia (e della realtà), che conosce una spaventosa accelerazione propagandistica: “salvataggi” per respingimenti*, “paesi sicuri” per dittature, “campi di raccolta” per lager, “rimpatri volontari” per deportazioni coatte e violazioni della Convenzione di Ginevra, non poteva produrre altro che quel mostruoso esito (e la fine dei soccorsi a mare). È persino diventato di moda applicare la parola “soluzione” alla cosiddetta “crisi migratoria”. Soluzione… Mentre è proprio in questa “soluzione” che risiede l’orrore. Marco Revelli in un bellissimo editoriale (sul manifesto) sulla lacerazione morale prodotta del codice Minniti, denuncia l’irrompere dell’inumano nel nostro orizzonte, “contaminato e occupato, facendosi logica politica e linguaggio mediatico”; citando la definizione di Carlo Galli dell’inumano non come un mostruoso estraneo all’umano, ma “piuttosto il presentarsi attuale della possibilità che l’uomo sia nulla per l’altro uomo”. Il nuovo nazismo del pensiero collettivo – questo “normale” discutere e pensare, coscientemente – l’uccisione di altri esseri umani per precise scelte politiche. E aveva purtroppo ragione Massimo Giannini (su La Repubblica), nel rilevare che la sinistra non è stata in grado di vedere in tempo l’orrore e di fare crescere gli anticorpi collettivi (per non menzionare la tragica assenza degli intellettuali che non si sono mai soffermati sul contemporaneo sterminio di massa né cercato, almeno, di definirlo tale). D’altronde con l’affossamento dello Ius soli e le scelte migratorie letali di esternalizzazione delle frontiere, si era capito che questi esseri umani in movimento fossero considerati da tempo, “diversamente umani”, da destra e dal Partito democratico. Soluzione. *L’ultimo respingimento, il maxi salvataggio e arresto da parte della guardia costiera libica lo scorso 5 agosto a nord di Sabrata, di 826 persone arrestate sulla terra ferma e ricondotte nei campi di detenzione per migranti. Secondo lo stesso comunicato dal portavoce della guardia costiera libica, tra gli 826 migranti c’erano anche molti bambini di nazionalità libica, marocchina, tunisina, algerina, sudanese, altri di Paesi sub-sahariani e persino Siriani (!). Inutile menzionare che queste persone avrebbero avuto diritto all’asilo se la Convenzione di Ginevra non fosse stata impunemente stracciata, già dall’accordo con la Turchia e ora con la Libia, dagli alchimisti funzionari europei esperti di “gestione dei flussi”. La domanda è che che fine hanno fatto? Ma non interessa i cittadini. .
* Scrittrice e giornalista, è autrice per Stampa Alternativa di La Negazione del Soggetto Migrante. L’articolo di questa pagina è apparso anche su qcodemag.it (e qui con il consenso dell’autrice).