
C’è un alito di vita che giunge dal mare, sulle barche della Global Sumud Flotilla.
La morte si è manifestata in tutto il suo funerario manto nella “pace eterna” di Donald Trump e nell’orribile “finire il lavoro” di Benjamin Netanyahu: parole e progetti che sfigurano l’umanità e il loro stesso volto, ormai abietto, criminale.
Morte spacciata per “piano di pace”, guidata da un Board of peace, un consiglio di amministrazione in mano a Tony Blair, quello stesso criminale che ci ha condotto a fare guerra in Iraq: un altro cavaliere della morte in doppiopetto.
Una necrofilia smaccata e senza remore, la loro e la nostra.
Ma ecco un’azione diretta nonviolenta (finalmente!) che rompe con i ritualismi politici, con la retorica dei “responsabili di governo”, con le complicità e collusioni dell’Occidente in guerra. Un’espressione di vitalità, di movimento ondoso in aumento, un segnale di vita dentro e contro la morte.
È fondamentale non regredire qui da noi con le solite violenze da corteo: non roviniamoci la festa da soli, non tradiamo quel che sta avvenendo laggiù.
Non collaboriamo più, alla guerra e al nostro sistema di vita, blocchiamo tutto, ma senza dare alibi a chi ci domina e vuole proseguire a farlo, e a volerci morti.
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