
Il 4 novembre non c’è nulla da celebrare. La prima guerra mondiale fu un’inutile strage che preparò la vittoria delle dittature in Europa, per primo il fascismo in Italia e poi il nazismo. La prima guerra mondiale non si concluse ma fu l’inizio di trent’anni di guerra contro le donne, le classi lavoratrici, i principi liberali e socialisti, contro la libertà e la giustizia sociale. Il 4 novembre non dovrebbero sfilare le forze armate ma dovremmo celebrare i disertori fucilati, gli episodi spontanei di fratellanza tra soldati di diverse trincee, le donne che hanno steso “i loro corpi sulle rotaie” cercando di fermare i treni con i giovani inviati al massacro, perfino le crocerossine che hanno salvato vite.
Mi auguro che l’ANPI non sfili accanto all’esercito ma porti in piazza la bandiera della pace perché la Resistenza fu armata e non armata, ma mai militare. Nelle formazioni partigiane c’erano i disertori dell’esercito di una dittatura che aveva portato l’Italia in una guerra devastante, nella Resistenza italiana ci furono le migliaia di militari rinchiusi nei campi di concentramento tedeschi che si rifiutarono di tornare a combattere per la dittatura. Nelle formazioni partigiane uomini e donne stavano per scelta, non per rispondere a un precetto e ogni scelta veniva discussa democraticamente, non imposta dalla gerarchia dell’obbedienza militare.
Invito gli uomini a disertare la retorica della guerra che oggi sostiene la militarizzazione della società a scapito dei servizi e dei diritti umani di cittadinanza. Invito le donne a non camminare accanto a formazioni militari, i cui principi virilisti sono stati a fondamento dell’esclusione dai diritti.
Gli eserciti non difendono, fanno guerre. Disertiamo armi e uniformi.
APPUNTAMENTI:
4 novembre, Scuola e Università non si arruolano. Presidi in tante città (elenco completo)
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