Oggi non sono più sicuro – lo confesso – che ce la faremo… Troppe persone stanno smettendo di ragionare. Certo, con tutti i dubbi di chi immagina quanto sarà dura e sanguinosa la manovra per invertire la rotta. Però non si può convivere con il capitalismo. Dobbiamo uscire dalla preistoria umana, proprio come scrisse il vecchio Marx. Qualche considerazione, forse anche un po’ controcorrente, da chi non si sente estremista, o almeno non più del solito: è la situazione che è molto estrema

Odio fra le classi. Leggo nell’articolo 415 del Codice penale: «Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni». Se davvero questo articolo si applicasse a chi comanda (e non a chi sta sotto) il 90 per cento – forse più – delle leggi, dell’informazione e della pubblicità dovrebbe essere sotto processo perchè istiga a disprezzare e odiare chi è povero.
Menzogne e virus
La prima vecchia-nuova bugia ai tempi del virus è che «siamo tutti nella stessa barca»; e a sinistra c’è chi (perfino il manifesto in prima pagina) si è così rincoglionito da trovare coraggioso il papa che lo dice. La seconda grande menzogna è «nulla sarà più come prima». Basta scrutare le decisioni dei potenti – e purtroppo anche di certi sudditi – per capire che tutto resterà identico. Un solo esempio: mentre i governanti italiani cercano disperatamente soldi (spiccioli per la salute, tutto il resto per l’economia cioè l’econo-loro) hanno comunque trovato il modo di finanziare nuove spese militari. Terza vecchissima o nuovissima bugia è che siamo tutti colpevoli («gli stili di vita» per esempio) e dunque tutti innocenti. Chi butta un sacchetto di plastica in mare è un idiota e se lo fanno milioni di persone è un gran casino: ma gli assassini di massa – di umani e del pianeta – sono i petrolieri, le industrie e le guerre. Molti anni fa quel giornalaccio che i benpensanti italiani sedicenti di sinistra amano (Repubblica, un bel nome fuori luogo) fece un decalogo dove considerava sullo stesso piano della “mala educazione ecologica” andare in autobus con la canottiera e gettare veleni nei fiumi: malafede o stupidità abissale? Quarta balla colossale è che il corona virus ci ha preso alla sprovvista. Gli assassini al potere – cioè l’1 per cento dell’umanità – hanno avvelenato il pianeta e poi si sorprendono se stiamo tutte/i un po’ peggio. Gli assassini al potere in Italia (*) hanno quasi del tutto distrutto la sanità pubblica e poi si meravigliano se c’è difficoltà a curare il 99 per cento di chi si ammala.

Una trappola per noi
«Trappola per topi» (bel titolo eh, parlando di umani) è una commedia di Agatha Christie che va in scena ininterrottamente dal 25 novembre 1952 – record mondiale – al New Ambassadors Theatre di Londra. Io sono appena più vecchio (ottobre 1948) e da quando ho l’età della ragione sento recitare la stessa commedia ogni giorno: il capitalismo che si finge democrazia, trappola per esseri umani e per la Terra che abitiamo.
Con il passare degli anni il testo si è fatto più splatter: adesso il neoliberismo (ovvero il capitalismo con un golf nuovo) uccide apertamente ovunque, senza fingere; anche in quell’Occidente che io infatti trovo più giusto chiamare Uccidente. Questo mi pare il primo messaggio – l’evidenza per chi non è scemo – del corona virus: “Non ce ne frega un cazzo in quanti morirete (e mannaggia se in mezzo finisce qualcuno dei nostri) purchè si salvi l’economia, cioè noi che comandiamo”. Idem per l’allarme clima. Da anni perfino gli scienziati più osannati spiegano che se non si inverte subito la rotta restano pochi decenni agli umani di certo e forse anche alla Terra; i padroni del mondo si fanno i loro conti poi continuano come prima o peggio: non gliene strafrega un cazzo neppure dei loro figli o nipoti.
Padroni. Criminali. E psicopatici, visto che così è definito chi soffre di un «disturbo mentale caratterizzato da comportamento antisociale, deficit di empatia e di rimorso, emozioni nascoste, egocentrismo e inganno».
Ama chi ti ama
Giovanna Marini anni fa riprese una vecchia canzone che nel ritornello dice: «Ama chi ti ama / non amare chi ti vuol male /specialmente il caporale / e i padroni che sfruttano te». Questo dobbiamo tornare a fare. Non amare i padroni e i tanti «caporali» (gli intermediari travestiti da giornalisti, camici bianchi e intellettuali sono fra i peggiori). Loro ci odiano, fanno il nostro male. Lavorano duramente per distruggere l’umanità. Noi dobbiamo combatterli e ricordarcelo sempre. E ogni giorno sabotare, inceppare, danneggiare il loro potere: ognuna/o di noi qualcosa può fare ma certo è meglio – mille volte meglio – se ci si organizza. La prima urgenza è questa.
Le catastrofi
Questo virus e i modi del suo diffondersi sono strettamente connessi alla crisi ecologica, ne sono figli. Ma la catastrofe sanitaria è anche intrecciata al crescere delle guerre, con le spese militari ormai così alte da impedire di affrontare ogni altra questione e con le armi in azione che aggravano ogni tragedia.
La necessità di combattere il virus può logicamente imporre limitazioni pesanti che potremmo affrontare con relativa tranquillità se… non vivessimo in democrazie sempre più tali solo per il nome (**). Come fidarsi di chi vuole controllarci e ingabbiarci ancora di più se viviamo all’epoca dello smantellamento dei diritti, così duramente conquistati, in gran parte del mondo? Con la riduzione di molti lavoratori e lavoratrici in nuove (o vecchie) forme di schiavitù; con la violenta offensiva del patriarcato e delle grandi religioni contro le donne… dovremmo dare maggiori poteri a chi comanda? Qualcuno dirà “ma la Germania di oggi non è la Turchia di Erdogan”; vero, ma il boia Erdogan può ammazzare in libertà solo perchè la Germania (e l’Europa) gli danno armi e soldi. La differenza c’è ma è così sottile che quasi non la si vede più.
Dentro queste catastrofi connesse ce n’è una quinta che richiederebbe lunghe analisi ma forse si può racchiuderla in 6 parole: «Troppe persone stanno smettendo di ragionare».
Quando abbiamo smesso?
Incontro spesso umani simili a me eppure zombies quanto a capacità mentali. Mi torna in mente il titolo di un libro di Irshad Manji, «Quando abbiamo smesso di pensare». L’autrice parlava di donne nell’Islam. Io invece mi riferisco a tutte/i coloro che qui – in Occidente ma anche nel resto del pianeta – hanno del tutto smesso di ragionare. Quando è cominciato? Quando abbiamo smesso di guardare persino la nostra realtà più vicina e trarne conclusioni? Quando abbiamo smesso di conservare memoria di un’esperienza importante per poi sommarla o paragonarla a un’altra? Da quanto tempo la maggior parte di noi è infastidita (o spaventata? O proprio non capisce?) nel sentire quelle poche teste pensanti che informano e ragionano sulle tragedie in arrivo? Se io – nel mio piccolo, per carità – dico in giro “organizziamoci, ne va della nostra pelle e addirittura del pianeta”, spesso mi sento rispondere (o intuisco che questo è il pensiero) “non fare l’estremista”. C’è un problema enorme però: io non sono estremista – non più del solito – ma è la situazione a essere diventata sempre più estrema. Il corona virus è un altro segno. Ci “berremo” anche questo come tutti gli altri veleni?

Di futuri ce n’è tanti
Non ho l’autorità o la saggezza di indicare tattiche e strategie. Come molte/i – padroni di niente e servi di nessuno – sogno e spero che ci riorganizzeremo per rovesciare tutto. Nel mio piccolo (sono un vecchiettino ormai) darò una mano. Con tutti i dubbi di chi immagina quanto sarà dura e sanguinosa la manovra per invertire la rotta. Però non si può convivere con il capitalismo. Dobbiamo uscire dalla preistoria umana proprio come scrisse il vecchio, giovane Karl. “Socialismo o barbarie”: aveva visto bene oltre 100 fa la vecchia giovane Rosa.
Oggi non sono più sicuro – lo confesso – che ce la faremo…
Però di una cosa resto certo. Non c’è un solo domani già scritto. Il futuro dipende sempre – almeno in parte – da ciò che noi faremo. Amiamo chi ci ama, non il padrone o il caporale. Lottiamo senza tregua contro chi ci uccide ogni giorno.
Vi saluto come fanno le compagne e i compagni nel Chiapas resistente: abrazos y rebeldia.
(*) Quando dico «assassini al potere» intendo le destre e le ex sinistre a pari demerito. In particolare sulla sanità pubblica in Italia le politiche sono state pressochè identiche. Qualcuno obietterà: “ma in Lombardia si sono rubati i soldi”. Vero; invece in Toscana hanno fatto le stesse scelte di politica sanitaria ma senza (o perlomeno nessuno se n’è accorto) lucro illecito. Il risultato ai fini della salute pubblica e delle stragi in corso sono quasi identici.
(**) C’erano una volta alcune tribù – riformisti, keynesisti, socialdemocratici i nomi più conosciuti – che credevano a un cambiamento dall’interno del capitalismo. Ai più giovani ricordo che si sono estinti intorno al 1975, nel silenzio generale: niente necrologi, funerali, tantomeno autopsie. Si sospetta che migliaia, forse milioni di loro siano stati “sepolti” direttamente nelle centrali nucleari, anche a fini simbolici. Mi si obietterà che alcuni sopravvissuti ancora esistono e talvolta vengono esibiti (un po’ come i Panda) in pubblico: sì ma sono meno – e contano ancor meno – degli Yanomami nella foresta amazzonica.
Sparare sul capitalismo e sulle sue molte cancrene è ormai perfino troppo facile. Un altro mondo è possibile e necessario. Ma resta la domanda: quale? In mancanza di risposte organiche e strutturate, il capitalismo rimarrà l’unica barca galleggiante, seppur su un mare di merda.