di Penny*

Io non so se esista un modo di essere madri che sia giusto. Per una vita ho cercato di fare le cose bene. Ascoltavo quello o questo, madri o profeti che la sapevano più di me. Ho sempre cercato di capire come poter essere brava. Volevo le mie figlie felici. L’idea di rovinarle loro l’esistenza mi terrorizzava.

Poi ho capito che non c’era nessuna torta di mele preparata per merenda, nessun letto rifatto tutte le mattine, cassetti messi a posto, casa pulita, se non c’era la gioia nelle cose che facevo. E quando sento le altri madri incerte e penso al prodigarsi per far quadrare tutto, provo tenerezza, vorrei stringerle a me e dir loro: siate solo profondente felici. Il che non vuol dire avere il sorriso stampato sul volto ma capire qual è la cifra in cui possiamo stare dentro alla maternità. Vogliono questo. I nostri figli intendo. Vederci felici e e se la felicità passa attraverso la torta di mele, fate torte di mele ogni giorno, ma se la vostra felicità passa attraverso altri sogni o desideri, spingete quelli. E non pensate a loro, pensate a voi perché così facendo date l’insegnamento più grande: quello di amarsi. Nel profondo, come sapete fare voi. Qualunque cosa siate. E se siete tristi, se vi capitano nella vita esperienza di dolore, non nascondetele. I nostri figli hanno bisogno di sapere come gestire la sofferenza, cosa farne e come affrontarla.

E quando gli altri vi dicono che il compito di una madre è quello di prendersi cura dei propri figli, voi rispondete che è anche quello di un padre. Il compito di una madre è quello di prendersi cura di se stessa per far felice anche i propri figli. Come una catena. Funziona una cosa, funziona anche l’altra. Se un ingranaggio è rotto, la macchina si ferma.

Non siamo nate per essere dedite, nemmeno per sacrificarci, anche se è quello che vogliono farci credere. Siamo nate per essere felici. C’è una grossa differenza.