Presumo che  il rancoroso medio di Destra, che usa giorno e notte Facebook per insultare gli immigrati, si immagini il Grande Capo di Facebook come un nerd ecologista antirazzista che si preoccupa del riscaldamento globale.

Ora, il Grande Capo di Facebook, che attualmente impiega la forza lavoro gratuita di un miliardo e mezzo di persone, è anche il Grande Capo di Whatsapp, che oggi di utenti ne ha un miliardo.

Un po’ di tempo fa, Whatsapp ha annunciato al mondo che avrebbe introdotto delle innovazioni, inconciliabili con le versioni di smartphone di qualche anno fa. È stata una decisione sofferta, annuncia Whatsapp nel comunicato ufficiale, ma quella giusta per permettere alle persone di tenersi meglio in contatto con amici, famiglia e persone care usando WhatsApp”. Grazie a questa decisione sofferta, quindi l’umanità butterà nella pattumiera qualche centinaio di milioni di telefonini.

Sapete, i buttarifiuti si dividono in due categorie: gli ignoranti che buttano tutto insieme, e i bravi cittadini che differenziano per bene.

Ora, i rifiuti che i bravi cittadini differenziatori mettono nel contenitore corretto, una volta finivano in Cina. Solo che i cinesi hanno capito – meglio tardi che mai – che si stavano avvelenando in maniera irreversibile, in cambio di quattro soldi immediati. E così hanno chiuso la frontiera alla nostra immondizia. Quindi i telefonini che non sono più in grado di godere di Whatsapp, finiranno in Thailandia, dove gli imprenditori cinesi in pochi mesi hanno aperto un centinaio di impianti per rifiuti elettronici. In pochi mesi, anche i thailandesi hanno scoperto che i veleni che escono da questi improvvisati laboratori stanno distruggendo velocemente aria, acqua, terra e pesci.

Una soluzione ci sarebbe. Il signor Mark Zuckerberg potrebbe accogliere tutti gli smartphone di cui ha decretato l’obsolescenza, nella sua villa a Kauai, da cui i suoi avvocati stanno diligentemente cacciando i proprietari indigeni.

La foto pubblicata in questo articolo del posto dimostra che il nostro sicuramente ama la natura,  e quindi non esiterà a fare la sua parte per salvare la Thailandia dall’avvelenamento.

 

* Miguel Martínez è nato a Città del Messico, è cresciuto in giro per l’Europa e soprattutto in Italia, ed è laureato in lingue orientali (arabo e persiano). Di mestiere fa traduttore e trascorre molto tempo in un giardino comunitario di Firenze. Questo il suo mai banale blog. (dove questo articolo è stato pubblicato con il titolo completo Al prossimo che mi chiede, “ma non hai Whatsapp? E’ tanto comodo!”)

 

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