Abbiamo fondato un gruppo, informale ma attivissimo, ogni giorno si aggiungono persone che chiedono consigli su come si può vivere senz’auto o almeno ridurne al minimo l’uso. È proprio da questi confronti che è nata l’idea di lanciare la petizione Bimbi e ragazzi gratis su treni e mezzi pubblici, perché il cambiamento verrà solo se la gente lo vuole, lo chiede, lo pratica [qui per firmare https://bit.do/bimbi].Oltre a me e mio marito coi nostri quattro bambini (di cui una neonata) da sette anni senz’auto, vi sono tantissime altre storie da raccontare.Dante e Francesca vivono senz’auto a Roma col figlio di undici anni. “Circa dieci anni fa si è rotta l’unica auto che possedevamo. Ci siamo organizzati dapprima col servizio del carsharing appena sbarcato a Roma, poi bici e bus. Non avere l’auto ci ha resi molto più liberi”. Le motivazioni sono economiche (secondo un rapporto di Federconsumatori il risparmio si aggira sui 7.000 euro l’anno) ma anche etiche ed ecologiche, come dice Giulia, trent’anni, di Borgio Verezzi, Savona: “Non trovavo accettabile inquinare l’aria che tutti noi respiriamo quando avrei potuto benissimo muovermi in altro modo”.

Nella periferia di Milano ad Affori ci sono papà Carlo, mamma Carolina e la piccola Melody, che non hanno mai avuto l’auto. Lui lavora a sette chilometri e ci va in bici. “Mia moglie è in sedia a rotelle, ci stiamo attrezzando per comprare una Cargo che copra le nostre necessità, più una bici ibrida da attaccare alla carrozzina di mia moglie”.

Elena, Barak e i loro tre bambini, abitano in campagna a cinque chilometri da Nonantola (Modena). Si sono organizzati con varie bici e due bici cargo, per portare i bimbi o la spesa, e talvolta chiedono in prestito l’auto ai vicini. Sicuramente non è facile vivere senz’auto in paesini sperduti, lontani dai mezzi pubblici, per questo bisognerebbe chiedere servizi pubblici più capillari anche per far rifiorire i piccoli borghi dell’entroterra

“Un altro problema è la decentralizzazione di servizi e strutture in periferia”, dice Caterina, che vive a Parma, da anni senz’auto. Muore il centro storico e le città sono sempre più a misura di auto, sorgono centri commerciali fuori città, con grande consumo di suolo. Chi vive senz’auto invece alimenta l’economia locale, etica e solidale: “Andiamo a fare spesa in bici nei mercati rionali, non andiamo mai nei centri commerciali, risparmiando tempo e denaro” (Michelangelo e Maria Laura, genitori di due figli, di Roma).

E per andare in vacanza? Basta scegliere luoghi raggiungibili coi mezzi pubblici. Oppure sfruttare le ciclovie, sempre più numerose anche in Italia.

Ma a vivere senz’auto si dipende troppo dagli altri? Giuliana di Reggio Emilia, sorride: ”È vero il contrario, le persone automunite mi chiedono spesso in prestito il carrello da agganciare alla bici per entrare in centro storico e non dovere chiedere permesso di accesso carrabile!”.

E per il lavoro? A Bologna vivono senz’auto Stefano, Sara e il loro piccolo Sebastiano. Il babbo parte in bici per i suoi sette chilometri giornalieri, lei va a prendere il treno con la bici e scende a trentacinque chilometri di distanza. Pendolare “pasionaria” che con una petizione rivolta alla regione e Trenitalia, tre anni fa, ha chiesto e ottenuto di rispristinare gli abbonamenti treni+bici. Vivere senz’auto ti fa riscoprire il valore della cittadinanza attiva e reattiva.

C’è poi chi, come Paolo, classe 1950, si è trasferito a Venezia proprio “per sfuggire all’inferno motoristico” di Roma. Si muove a piedi o in vaporetto, e con la nuova ciclabile va spesso in bici sulla terraferma per spese o altro.

“Pensate ai bambini, come fanno senz’auto?” ci critica la gente. Chiedetelo ai bambini. Preferiscono una città trafficata e inquinata o una città con poche auto, una città dove pedalare e giocare? “La qualità dell’aria diventa una grande preoccupazione quando si diventa genitori” Simona e Federico, neogenitori della piccola Silvia, vivono nei colli bolognesi con una cargo bike e varie bici e si impegnano per una città più a misura di bambini.

Ma c’è anche chi sostiene: “ora coi figli piccoli è facile, vedrai quando i figli crescono… che vogliono motorino e poi l’auto!”.

Kladi, sedici anni, genitori albanesi, nato in Italia, va a scuola, in palestra, al cinema in bici, anche con la pioggia. La sua famiglia non ha mai avuto l’auto e lui ci è abituato. Alla domanda “a diciotto anni, vorresti un’auto?” mi risponde “No, non mi serve. Andare in bici mi fa sentire bene, risparmio, non inquino e mi tengo in allenamento”.

Nessuno di noi è un pazzo o un eroe, siamo persone comuni, che fanno scelte controcorrenti in città ancora troppo a misura di auto. A Copenhagen, nessuno si stupirebbe di noi.