Lasciate che i bambini saltino nel sole e nuotino sugli alberi.

Che si addormentino sotto i tavoli e leggano gli oroscopi alle nonne.

Che mangino le storie con il salame, e ascoltino di che pasta é fatto il cuore di un uomo.

Che scalino le nuvole  e corrano a perdifiato sui nostri corpi. Che ci si arrampichino, e sappiano che hanno una storia.

Lasciate che usino pinne al posto delle ali. E mettano la maschera e il boccaglio sotto la neve.

Che infilino le braghe dalla testa e  il cappello al posto dei calzini.

Che parlino a caso e inventino le parole. Che sono belle le parole dei bambini, e hanno sempre un senso.

Lasciate che salgano su un barcone e pensino che ci sarà un luogo buono per loro. E nessuno gli dirà che devono tornare indietro.

Lasciate che facciano l’albero di Natale d’estate, e pensino che la fatina dei denti abbia un ripostiglio in ogni cantina.

Che continuino a non conoscere la differenza tra il bianco e il nero, che il mondo lo vedono a colori.

Lasciate che i bambini si stupiscano di fronte alla stupidità umana e ne abbiano paura.

Che facciano torte di sogni e sogni di biscotti.

Che si addormentino di giorno e giochino di notte. Quando c’è buio e gli adulti non li disturbano. Disfino castelli e buttino giù torri. Che intanto poi li ricostruiscono con pazienza. E si esercitano per i crolli.

Lasciate che cerchino una stella e pensino che, quando saranno grandi, andranno a piedi sulla luna e ne faranno formaggio. Dividendolo con gli amici.

Lasciate che i bambini siano bambini. Che sanno pensare al mondo meglio di quanto facciamo noi. E riescono a immaginarlo per ciò che è.

A inventarlo ancora.

E se li lasciamo fare, chissà che non diventi un posto migliore in cui credere.

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* Insegnante e madre di due ragazze adolescenti. Sul sul suo blog dice di scrivere “per necessità” e che la sua ragazza quindicenne fa i disegni (davvero belli, come quello di questo articolo). Ha autorizzato con piacere Comune a pubblicare i suoi articoli, è il suo modo di fare Comune insieme, “È bello in questo mondo un po’ bizzarro sentirsi meno soli”.