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	<title>Comune-info</title>
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	<description>Informazione indipendente su beni comuni, decrescita, altra economia</description>
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		<title>Semi di ribellione contro Monsanto</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 08:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orto e giardino]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ogm]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una giornata mondiale di protesta contro Monsanto e ogm. La resistenza alla più importante impresa transnazionale nel campo delle biotecnologie agrarie, che negli ultimi mesi ha scatenato una «guerra» senza precedenti soprattutto in India e Usa, è molecolare e diffusa ovunque</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/semi-di-ribellione-contro-monsanto/">Semi di ribellione contro Monsanto</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/indiamonsanto_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20445" alt="indiamonsanto_1" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/indiamonsanto_1-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Sabato 25 maggio in decine di paesi si svolgono manifestazioni di protesta contro Monsanto, la più importante impresa transnazionale nel campo delle biotecnologie agrarie, a cominciare dalla produzione di semi geneticamente modificati.</p>
<p>Il problema coinvolge anche l’Italia, dove per ora non è possibile coltivare piante geneticamente modificate (anche se il nuovo presidente della Commissione Agricoltura in senato, Roberto Formigoni, vuole aprire l&#8217;agricoltura italiana agli ogm, leggi «<strong><a href="http://comune-info.net/2013/05/formigoni-e-un-ogm/">Formigoni è un ogm</a></strong>») ma negli allevamenti italiani è possibile alimentare il bestiame con mangimi contenenti ogm.</p>
<p>Negli ultimi mesi a livello mondiale la multinazionale ha messo in campo in modi diversi pressioni senza precedenti soprattutto negli Usa e in India. In aprile Barack Obama ha convertito in legge un disegno che è stato ribattezzato «Legge Protezione Monsanto»: di fatto è stata legalizzata l’assenza di controlli sugli ogm. In India, invece, l&#8217;uomo più ricco del mondo, Bill Gates, sta finanziando una ricerca per imporre banane ogm a milioni di indiani (ma anche di ugandesi, la globalizzazione liberista non conosce frontiere): il business di Monsanto e altre corporazioni ha dichiarato in questo modo guerra alla biodiversità al momento concentrata nelle mani e nei saperi delle donne. Per questo Vandana Shiva ha presentato la campagna mondiale contro le banane ogm e il parassita Bill (ne parliamo qui: <a href="http://comune-info.net/2013/05/le-banane-di-bill-gaets/">«<strong>I parassiti delle banane</strong></a>»).</p>
<p><strong>Ribellarsi facendo</strong></p>
<p>Cosa fare di fronte a tutto questo? Le iniziative dei movimenti che in tutto il mondo lavorano sui temi della sicurezza alimetare possono essere divise in tre grandi gruppi. Il primo gruppo raccoglie le pratiche di milioni di persone e di reti, pratiche riguardanti l’autoproduzione, vale a dire orti urbani, orti in balcone e in giardino, ma anche acquisti (diretti o attraverso gruppi solidali) di cibo biologico di produzione locale. Il secondo gruppo di iniziative riguarda invece eventuali azioni di pressione sui politici. Il terzo gruppo, infine, è l&#8217;impegno a informarsi e a informare (un primo punto di riferimento a livello mondiale sono ad esempio gli articoli di Silvia Ribeiro, nell&#8217;archivio di Comune-info trovate «<strong><a title="La guerra del mais " href="../2013/02/la-guerra-del-mais/" rel="bookmark">La guerra del mais</a></strong>» e «<strong><a title="La fine del mondo, gli uomini e le donne di mais " href="../2013/01/la-fine-del-mondo-gli-uomini-e-le-donne-di-mais/" rel="bookmark">La fine del mondo, gli uomini e le donne di mais</a></strong>» ma anche Vandana Shiva, Raj Patel, Josè Bovè e, per le questioni italiane, Luca Colombo, solo per fare qualche nome).</p>
<p>Questa è la pagina facebook sulla giornata del 25 maggio con le indicazioni sui diversi eventi divisi per paesi e città.</p>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/events/147274678766425/">https://www.facebook.com/events/147274678766425/</a></strong></p>
<p>Questo invece è un video appello di Vandana Shiva.</p>
<p><a href="http://comune-info.net/2013/05/semi-di-ribellione-contro-monsanto/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Città invisibile è un piccolo collettivo che sbircia tra i temi sociali, della decrescita e del pensiero critico.</p>
<p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/semi-di-ribellione-contro-monsanto/">Semi di ribellione contro Monsanto</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Nuove reti di benvivere</title>
		<link>http://comune-info.net/2013/05/leconomia-solidale-ai-tempi-della-crisi/</link>
		<comments>http://comune-info.net/2013/05/leconomia-solidale-ai-tempi-della-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 07:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>benicomuni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bottega]]></category>
		<category><![CDATA[buen vivir]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Resistere alla negazione di bisogni e diritti attraverso modi diversi di vivere</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/leconomia-solidale-ai-tempi-della-crisi/">Nuove reti di benvivere</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>Abbiamo bisogno di allenamento per osservare come accanto alle macerie della crisi del capitalismo modi diversi e reti di benvivere si moltiplicano ovunque. Per dare forza ogni giorno di più a questi modi e a queste reti è utile puntare su ciò che li caratterizza, «il capitale delle relazioni», attraverso piccoli passi in grado di convivere con limiti e contraddizioni.</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;">di Andrea Saroldi</span></p>
<p><a id="irc_mil" href="http://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;frm=1&amp;source=images&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;docid=MQVh28_ZytlU3M&amp;tbnid=FfFwxYAUs-tXyM:&amp;ved=0CAUQjRw&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.parmadaily.it%2FNotizia%2F63814%2Fsanta_maria_del_piano_mercato_solidale.aspx&amp;ei=w-KfUY2nGMfEPL_bgYAG&amp;bvm=bv.47008514,d.ZG4&amp;psig=AFQjCNHCN1hcXjjnHkBqzlLIX_HVk_9F2w&amp;ust=1369519010186032" data-ved="0CAUQjRw"><img class="alignleft" id="irc_mi" alt="" src="http://www.parmadaily.it/Service/Immagini/FotoArticolo/BIG21403.jpg" width="345" height="202" /></a>Stiamo attraversando un periodo difficile, la grande transizione è appena cominciata. In questi momenti occorre imparare a guardare avanti con un certo sano strabismo che ci consenta da una parte di vedere la realtà dei fatti che ci sta innanzi e dall&#8217;altra di non perdere il punto fisso di riferimento all&#8217;orizzonte.</p>
<p>Allenarsi a vedere contemporaneamente una situazione nella quale i bisogni e i diritti vengono progressivamente rinnegati e il mondo di benvivere che vogliamo costruire (in cui i diversi bisogni di tutte le persone sono, per quanto possibile, soddisfatti) aiuta a scartare gli ostacoli proseguendo nella giusta direzione.</p>
<p>Per capire come muoversi, seguendo l&#8217;approccio di Euclides Mance, è utile analizzare i flussi in entrata e in uscita dalle reti di economia solidale, nonostante i loro confini siano sfumati. Infatti la rete si mantiene e sviluppa sulla base dei suoi flussi interni e degli scambi con l&#8217;esterno. Consideriamo quindi la rete dell&#8217;economia solidale formata da Gas, produttori, fornitori di servizi, associazioni e altri soggetti che scambiano beni, servizi, informazioni, abitudini, idee e valori all&#8217;interno della rete e con l&#8217;esterno.</p>
<p>Le risorse che entrano nella rete sono principalmente quelle portate dai cittadini consumatori e dalle imprese o da organizzazioni esterne che acquistano i prodotti edi servizi forniti dalla rete, le ore di lavoro e di volontariato svolte al suo interno e i finanziamenti, prodotti o servizi ricevuti. I flussi che escono sono gli acquisti dall&#8217;esterno, gli sprechi, le tasse e i prodotti e servizi forniti all&#8217;esterno.</p>
<p><strong>Risorse e bisogni</strong></p>
<p>Lo sviluppo della rete si basa sugli equilibri e sulle differenze tra i flussi in entrata e in uscita. La rete si mantiene sulla capacità di attirare le risorse dei consumatori e delle imprese e sulla sua capacità di soddisfare i loro bisogni; la rete si indebolisce quando si rifornisce dall&#8217;esterno e quando spreca le sue risorse.</p>
<p>Organizzarsi per resistere alla crisi e guardare oltre significa quindi intervenire su due fronti: da una parte aumentare i flussi in entrata e dall&#8217;altra migliorare l&#8217;efficienza. Aumentare i flussi in entrata vuol dire fornire delle risposte che riescano a considerare e soddisfare meglio i diversi bisogni dei cittadini consumatori e delle imprese rispetto alle altre offerte disponibili, tenendo conto del fatto che i margini di scelta si stanno riducendo. Questo può significare, ad esempio, puntare sulle caratteristiche specifiche che la rete può offrire, in particolare il suo «capitale delle relazioni».</p>
<p>Occorre accontentarsi di avanzare un po&#8217; alla volta, arrivando fin dove le forze lo consentono. Questo significa ad esempio affrontare filiere complesse accettando di non riuscire a convertirle completamente in un sol colpo ma un pezzo alla volta, avendo però la chiarezza di dire fin dove siamo arrivati e cosa resta da fare, in modo da poter poi festeggiare anche il prossimo passo in avanti quando si riuscirà a risalire un altro pezzetto della filiera.</p>
<p>Allo stesso modo, fare i conti con le proprie forze in un periodo storico di passaggio significa rendersi conto che non potremo fornire tutte le risposte e salvare tutte le imprese dall&#8217;oggi al domani, sarà necessario iniziare a concentrarsi su alcuni casi per trovare delle soluzioni sostenibili che possano poi essere replicate.</p>
<p><strong>Lavorare sui beni comuni, insieme ad altri</strong></p>
<p>Migliorare l&#8217;utilizzo delle risorse significa sviluppare progetti che riescano a mettere insieme le risorse disponibili su di un tema generale o un aspetto particolare per affrontarlo in modo complessivo a beneficio di tutta la rete, proponendo l&#8217;orizzonte di senso che distingue i prodotti e i servizi offerti dalla rete e aumentandone l&#8217;efficacia. Possiamo ad esempio condividere progetti per la gestione dei servizi di cui le nostre reti hanno bisogno, come la logistica, la gestione delle risorse finanziarie o la comunicazione.</p>
<p>Inoltre, abbiamo imparato che i bisogni possono essere soddisfatti meglio e in modo più efficiente all&#8217;interno di una cornice di beni comuni, in cui per fortuna non siamo i soli a muoverci. Aumentare l&#8217;efficacia delle nostre reti vuol quindi anche dire costruire alleanze e progetti con gli altri soggetti, incluse le istituzioni, per la valorizzazione dei beni comuni.</p>
<p>Organizzarsi per resistere alla crisi con lo sguardo rivolto verso l&#8217;orizzonte significa quindi rinforzare e attivare progetti per soddisfare i diversi bisogni, risalire filiere complesse, affrontare insieme temi generali e aspetti particolari e costruire alleanze per i beni comuni. Questi progetti saranno più forti se sostenuti da accordi o patti che possano garantirne la stabilità. Penso che ognuno di noi, a partire dalle sue scelte di tutti i giorni fino al suo impegno nella realizzazione di un progetto, possa disegnare un pezzetto di questo quadro. Il prossimo <strong><a href="http://www.respuglia.org/xiii-incontro-nazionale-delleconomia-solidale-monopoli-28-30-giugno-2013">incontro nazionale della Rete di economia solidale a Monopoli</a></strong> (Bari) sarà un&#8217;occasione per scambiare, attivare, rinforzare e diffondere progetti e patti di questi tipi; se si riuscirà a lavorare in questo orizzonte, sarà un bene per tutti. Sarà un aiuto a organizzare meglio il benvivere di oggi e di domani per tutti gli abitanti del pianeta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Andrea Saroldi vive a Torino e da quindici anni si occupa di reti di economia solidale e di Gruppi di acquisto solidale. Su questi temi ha scritto numerosi articoli ed è tra i curatori di <a title="www.retegas.org" href="http://www.retegas.org/" rel="nofollow">retegas.org</a> e <a title="www.retecosol.org" href="http://www.retecosol.org/" rel="nofollow">retecosol.org</a>. Ha pubblicato «Gruppi d&#8217;acquisto solidale» e «Costruire economie solidali» per la Emi, e insieme ad altri «Giusto movimento» (Emi), «Invito alla sobrietà felice» (Emi), «Il capitale delle relazioni» (Altreconomia).</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.volontariperlosviluppo.it/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=158:organizziamoci">Volontari per lo sviluppo </a></p>
<h5><strong>Leggi anche:</strong></h5>
<p><strong><span style="color: #800000;"><a title="Il cibo buono e le relazioni " href="../2012/11/i-gas-espansi/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Il cibo buono e le relazioni </span></a></span></strong></p>
<div>
<p>Il Gas crescono perché soddisfano bisogni concreti e perché «imparano facendo»</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/leconomia-solidale-ai-tempi-della-crisi/">Nuove reti di benvivere</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;austerity greca non si beve</title>
		<link>http://comune-info.net/2013/05/lausterity-greca-non-si-beve/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 10:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un movimento in difesa dell’acqua resiste e sperimenta alternative</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/lausterity-greca-non-si-beve/">L&#8217;austerity greca non si beve</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>In Grecia Ue e Fmi cercano di accelerare la vendita dei beni e delle risorse pubbliche del paese, come l&#8217;acqua. Ma se pensate che l&#8217;austerità abbia prosciugato creatività e ribellione evidentemente non siete stati in città come Salonicco e Atene. Le prime iniziative di resistenza sono infatti venute dalla seconda città più grande del paese, Salonicco, con il sindacato dei lavoratori dell’acqua. Più recentemente è nata l’«Iniziativa 136»: «Il pubblico potrebbe essere proprietario della compagnia dell’acqua attraverso un sistema di cooperative di quartiere che si riuniscano in una singola cooperativa complessiva», 136 euro è l’importo che si ottiene dividendo i 60 milioni di euro per i quali la compagnia deve essere posta sul mercato azionario per il numero dei contatori dell’acqua a Salonicco. Contemporaneamente un movimento per l’acqua si è sviluppato in Attica, la regione di Atene. Di fatto, un movimento dei cittadini è nato contro la privatizzazione dell’acqua in Grecia, contemporaneamente resistendo e sperimentando alternative.</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;">di Hilary Wainwright</span></p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20422" alt="-21" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/21-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Le privatizzazioni e la natura dello stato stanno diventando il centro della lotta contro l’austerità in Grecia. La troika dei tre principali finanziatori della Grecia – la Commissione Europea, il FMI e la Banca Centrale Europea – sta cercando di accelerare la vendita dei beni e delle risorse pubbliche del paese immettendole in una società holding per essere messe all’asta in rapida successione. Il Fondo di Sviluppo Patrimoniale della Repubblica Ellenica (TAIPED), come è pomposamente chiamata la società, potrebbe altrettanto bene essere una casa d’aste che pubblicizza una liquidazione “fuori tutto”: “La Grecia in vendita. Veri affari immobiliari, aziende redditizie a basso prezzo.”</p>
<p>La resistenza a questo trasferimento al mercato delle grandi società ha di fronte una sfida. Nel 2011 un’affidabile società di sondaggi ha rilevato che il 75% dei greci riteneva necessarie le privatizzazioni; nel 2012 la percentuale è scesa al 62% ma è tuttora ben superiore alla metà della popolazione, comprendendo anche più del 40% degli elettori della Syriza. Gli stessi sondaggi, tuttavia, segnalano un punto di vulnerabilità della troika: l’acqua, l’unico tema su cui una maggioranza si oppone alla privatizzazione. Ed è su questo tema che la resistenza sta cominciando a guadagnare slancio mentre la TAIPD annuncia che prima dell’estate saranno aperte gare per le due compagnie statali dell’acqua da vendere entro ottobre.</p>
<p>La privatizzazione dell’acqua si è dimostrata una fonte di vulnerabilità fatale per i governi inclini alla privatizzazione. In America Latina vittorie per l’acqua come diritto umano, contro governi che presumevano di poterla vendere sul mercato globale, hanno contribuito, ad esempio, alla caduta di governi di destra in Uruguay, nei tardi anni ’90, e in Bolivia, con le ‘guerre dell’acqua’ di Cochabamba nel 2000.</p>
<p>Già la forza dell’impegno pratico a favore dell’acqua come bene comune sta cominciando a dimostrarsi imbarazzante per i membri UE della troika sul loro terreno nazionale. Per esempio l’incoraggiamento del presidente francese François Hollande alle compagnie francesi dell’acqua affinché comincino a fare offerte per le società greche è ben poco convincente, quando il municipio della sua stessa capitale sta riferendo risparmi, in termini di efficienza, pari a 30 milioni di sterline nel primo anno in cui l’acqua è stata riportata in mani pubbliche, dopo che gli amministratori avevano scoperto che le società private dell’acqua ricavavano profitti estorsivi. La ‘rimunicipalizzazione’ di Parigi è parte di una tendenza di tutta l’Europa. Anche a Berlino sono stati licenziati gli appaltatori privati.</p>
<p>Anche la Germania è fonte di un intervento diretto contro l’insistenza della troika a proposito della privatizzazione dell’acqua. A fine febbraio il presidente dell’associazione di dirigenti dell’acqua pubblica in Germania ha scritto una forte lettera al presidente della Commissione Europa, per conto delle società pubbliche di fornitura dell’acqua e di servizi fognari, insistendo che, in conformità alla stessa direttiva della UE sull’acqua che prevede che l’acqua “non è un oggetto di commercio”, “la fornitura dell’acqua, dei servizi di smaltimento delle acque nere e della gestione dell’acqua non può essere privatizzata”.</p>
<p><strong>Prime iniziative</strong></p>
<p>Le prime iniziative in Grecia in direzione di una resistenza politicamente decisa sull’acqua sono venute dalla seconda città più grande del paese, Salonicco. Nella città i passi preliminari per la privatizzazione nel 2007 sono stati rallentati in parte dalla resistenza del sindacato dei lavoratori dell’acqua che hanno inscenato uno sciopero della fame di quattro giorni durante la fiera commerciale internazionale della città. Le prime gare d’appalto sono state alla fine annunciate nel 2009 e di nuovo il sindacato – che, diversamente dalla maggior parte dei sindacati in Grecia, ha conservato con decisione la sua autonomia da tutti i partiti politici – ha reagito con un’occupazione di dodici giorni dell’edificio principale della compagnia.</p>
<p>La reputazione che il sindacato dei lavoratori dell’acqua si è conquistata presso gli attivisti di Salonicco si è dimostrata la base su cui è stato possibile costruire l’attuale crescente campagna. Il presidente del sindacato, George Archontopoulos, afferma che nel 2009 doveva autoinvitarsi nei gruppi di quartiere per sottoporre gli argomenti contro la privatizzazione. Ora, dice, “ci chiedono in continuazione di andare da loro e ce ne sono molti di più”.</p>
<p>“Abbiamo speso più di sei mesi a cercare di convincerli che noi agiamo da cittadini e non da lavoratori che temono di perdere il posto”, continua. “La verità è che ci stavano mettendo alla prova, e noi non lo sapevamo! Come sapete, c’è un mucchio di fango scagliato, a volte giustamente, contro i dipendenti pubblici e può esserci molta corruzione nei sindacati.”</p>
<p>Il sindacato ha contribuito a superare questo atteggiamento generalmente negativo nei confronti dei dipendenti pubblici assumendo una linea militante non solo contro la privatizzazione, ma anche contro la corruzione, gli aumenti dei prezzi e il crescente numero dei tagli delle forniture dell’acqua. Non è stato sorprendente, quindi, che le nuove energie e convergenze stimolate dall’occupazione della piazza della Torre Bianca di Salonicco nel 2011 dovesse portare a dibattiti tra gli indignados e i lavoratori dell’acqua.</p>
<p><strong>Iniziativa 136</strong></p>
<p>Da ciò è derivata l’”Iniziativa 136”. L’idea è che se ogni utente dell’acqua acquistasse un’azione non trasferibile “il pubblico potrebbe essere proprietario della compagnia dell’acqua attraverso un sistema di cooperative di quartiere di utenti dell’acqua che si riuniscano in una singola cooperativa complessiva”. 136 euro è l’importo che si ottiene dividendo i sessanta milioni di euro per i quali la compagnia deve essere posta sul mercato azionario per il numero dei contatori dell’acqua nella città.</p>
<p>“Sarebbe, in effetti, una risposta di un’associazione pubblico-pubblico all’associazione pubblico-privato della troika”, spiega Theodoros Karyotis, membro fondatore dell’Iniziativa 136 dei movimenti sociali di Salonicco che è stato anche impegnato nel sostenere i lavoratori della fabbrica cittadina Vio.Me durante la loro occupazione e ora nella loro autogestione della produzione.</p>
<p>George Archontopoulos descrive come “l’idea è sorta inizialmente da una conferenza stampa durante le prime lotte. Per rafforzare la tesi del mantenimento pubblico dell’acqua abbiamo diviso il prezzo di borsa delle azioni per il numero degli utenti dell’acqua per dimostrare come il pubblico potesse acquistare azioni a conservare la compagnia in mani pubbliche. Con gli indignados abbiamo trasformato l’idea in una campagna pratica”.</p>
<p>In realtà l’impatto pratico dell’Iniziativa 136 si è avuto soprattutto nel suo valore propagandistico, illustrando essa in modo vivido come l’acqua possa essere gestita come una risorsa comune “senza dipendere dalle compagnie private o dallo stato esistente”, come ha detto Kostas Marioglou, un altro leader dei lavoratori dell’acqua. Anche se in otto dei sedici quartieri di Salonicco sono state create le cooperative e il consiglio comunale ha espresso apprezzamento unanime per l’iniziativa, la gente semplicemente non può permettersi i 136 euro una tantum. E le municipalità hanno difficoltà a trovare i soldi per tirare avanti.</p>
<p>“Siamo sotto attacco su ogni fronte”, dichiara Theodoros Karyotis, appena tornato da una manifestazione forte di 20.000 partecipanti contro le operazioni minerarie aurifere da Eldorado nei vicini monti Kavakos e contro la malvagia repressione poliziesca di chiunque sia sospetto di proteste, compresi i bambini delle scuole.</p>
<p>Ma gli organizzatori dell’Iniziativa 136 non rinunciano al progetto pratico. Stanno ora discutendo con l’influente Rete Europea per l’Acqua Pubblica sul modo per reperire i fondi per trasformare in realtà la soluzione pubblico-pubblico. “Non è più un problema greco. E’ diventato un tema emblematico per il movimento europeo”, spiega Karyotis. “Se la privatizzazione non è sconfitta, ci sarà una vera battuta d’arresto per il ritorno dell’acqua al pubblico, che sta avendo luogo dappertutto altrove”.</p>
<p><strong>Coalizione ampia</strong></p>
<p>Contemporaneamente agli sforzi per reperire i fondi e individuare le strutture legali per la cooperativa, tutti gli impegnati nell’Iniziativa 136 dedicano tempo a costruire una coalizione ampia contro la privatizzazione. “Stiamo lavorando su due versanti. La più vasta alleanza possibile contro la privatizzazione è il primo e, in alternativa, il secondo è esplorare mezzi di socializzazione diretta,” dice Theodoros Karyotis.</p>
<p>“Dobbiamo unirci contro la privatizzazione”, sottolinea Kostas Marioglou, “ed essere in grado di discutere il modo migliore di gestire l’acqua per il bene comune.” Poiché parallelamente all’unità, c’è un acceso dibattito sull’Iniziativa 136. “Perché dovremmo comprare qualcosa che è già nostro?” sostengono molti nella Syriza. “Il problema”, dice Karyotis, “è: come fermiamo la privatizzazione? Esercitare pressioni, manifestare bastano da soli a portare da qualche parte? L’iniziativa 136 significa in un certo senso combatterli sul loro stesso terreno, sfruttare una via d’uscita, ma ciò rende difficile fermarci, se abbiamo i fondi e abbiamo il sostegno popolare.”</p>
<p>“Il bersaglio è comune”, insiste George Archontopoulos, che è stato candidato alle elezioni per la Syriza, “anche se spariamo da direzioni diverse. Circondiamo l’obiettivo!”</p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/GreeceSaveWater.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20423" alt="GreeceSaveWater" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/GreeceSaveWater-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Contemporaneamente un movimento per l’acqua in sviluppo in Attica, la regione di Atene, sta convergendo su questo stesso obiettivo, l’imminente minaccia della privatizzazione. Come l’acqua che sta difendendo, un flusso di campagne sta acquistando forza attraverso i comuni dell’Attica e dal porto del Pireo alla più vasta periferia residenziale della classe operaia di Atene.</p>
<p>Un motore determinato di ciò è un’interessante nuovo raggruppamento, proiettato all’esterno, di lavoratori dell’acqua della compagnia EYDAP dell’acqua pubblica di Atene. Si chiama SEKE (“movimento di unità partecipativa”). Vasilis Tsokalis, membro fondatore del SEKE, ne descrive le origini nel corso delle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori nel consiglio dell’EYDAP.</p>
<p>“L’anno scorso si è improvvisamente messa insieme questa nuova organizzazione, dalla sinistra e dal centrosinistra, indipendente dai due vecchi partiti. Volevamo farla finita con i membri esistenti del consiglio che vi sedevano da più di dieci anni; uno membro del PASOK e l’altro di Nuova Democrazia”, spiega. “Erano stati davvero catastrofici, collaborando con la direzione e con i partiti politici, affermando che erano contro la privatizzazione ma non facendo nulla.”</p>
<p>Il SEKE ha immediatamente conquistato il 17 per cento dei voti. “Ma sapevamo che avremmo potuto diventare più forti intraprendendo azioni con altri che contrastavano la privatizzazione e si battevano per una gestione dell’acqua come bene comune”, dice Tsokalis. Il SEKE ha preso contatto con Salviamo l’Acqua Greca e insieme si sono dati il compito di convincere tutti i 45 comuni ad appoggiare un impegno per l’acqua pubblica.</p>
<p><strong>Movimento dei cittadini</strong></p>
<p>Vasilis Tsokalis dice con enfasi: “Questo è un movimento dei cittadini”. Theodoros Karyotis sottolinea l’importanza dell’”autonomia del nostro movimento da tutti i partiti politici”. La loro insistenza deriva da una storia in qui la società civile indipendente è stata soffocata dai due principali partiti politici. Ma viene anche da un senso positivo di emancipazione dalle gerarchie, dipendenze e forme pervasive di dominio associate allo stato operante mediante il clientelismo.</p>
<p>In passato molti dipendenti pubblici hanno cercato individualmente di lavorare al di fuori di questa cultura ma ora tale rifiuto privato sta diventando una creazione collettiva di un modo collettivo di impegnarsi in politica. Sulla scia potente del movimento di protesta degli ultimi due anni, la fioritura di collaborazioni auto-organizzate come l’Iniziativa 136, il SEKE, l’occupazione della fabbrica alla Vio.Me e molte altre sono tutte prove di ciò.</p>
<p>Nadia Valvani, parlamentare della Syriza e membro del suo comitato economico responsabile delle politiche di privatizzazione, ha avvertito questo nell’ascesa della Syriza durante le prime elezioni del 2012, quando il voto alla coalizione è salito dal 4%, ottenuto nel 2009, al 27%.</p>
<p>“C’è stato qualcosa di più profondo della simpatia politica”, ricorda. “Alle riunioni nelle case della gente ho avvertito una specie di processo di emancipazione. C’erano persone che non erano particolarmente di sinistra che volevano cambiare il loro intero modo di vivere e vedere la fine della reazione clientelare con la politica. Venivano da noi per una via d’uscita. Volevano partecipare, non semplicemente votare. Se non lo avessi vissuto, non ne sarei rimasta convinta.”</p>
<p>Questa emancipazione libera anche potenziali produttivi. Un ingegnere in una posizione di responsabilità nell’EYDAP, Antigoni Synodinou, osserva “l’enorme quantità di talento sprecato” nel clientelismo; da dirigente sindacale George Archontopoulos descrive come le “opinioni di lavoratori e le loro informazioni sono ignorate.”</p>
<p>In altre parole la gente descrive una forza economica: creatività sociale stimolata e nutrita dalla cooperazione e dal mutualismo. E’ convenzionalmente definita “capitale sociale” e tende a essere utilizzata per incoraggiare reti di coesione sociale per far fronte alla difficoltà economiche, senza contestare le disuguaglianze strutturali. Più radicalmente, con la trasformazione in mente, questo stesso potenziale sociale può essere interpretato come il potenziale produttivo dell’economia democratica e partecipativa, compresa l’organizzazione del settore pubblico.</p>
<p><strong>Cambiare opinione</strong></p>
<p>I sondaggi sulla privatizzazione suggeriscono che tali alternative sono essenziali per cambiare l’opinione pubblica, poiché le stesse persone che considerano la privatizzazione come una necessità credono anche che essa avvantaggi le multinazionali straniere e non sia di beneficio per i consumatori. Ciò indica che il loro punto di vista ha più a che fare con l’ostilità allo stato esistente, uno stato già incline a soddisfare principalmente interessi privati. Il problema è l’assenza di qualsiasi consapevolezza di un’amministrazione alternativa dei servizi pubblici e dei beni comuni.</p>
<p>I membri del comitato economico della Syriza sono attenti all’importanza delle iniziative autonome della coalizione – dei cittadini e dei lavoratori in quanto cittadini – per sviluppare alternative convincenti e pratiche. In un libro in uscita, ‘Crogiolo di resistenza’, uno dei portavoce economici della Syriza, Euclid Tsakalotos, segnala l’importanza formativa del dibattito sul “governamentalismo” dei primi anni della Syriza. La conclusione fu che la Syriza non solo appoggiava i movimenti sociali, ma anche “impara da questi movimenti a proposito della natura dell’alternativa”.</p>
<p>La dirigenza della Syriza considera questo ideale di sostegno e apprendimento dai movimenti autonomi contemporaneamente al mirare al governo come sfida centrale, mentre si prepara a trasformarsi da coalizione in partito. Andreas Karitzis spiega: “La Syriza è pericolosa perché combina questi due elementi, governabilità e forte collegamento con i movimenti sociali in lotta contro il governo. La strategia del governo consiste nel costringerci a decidere. Io sono fiducioso, perché i membri della Syriza, i più rivoluzionari e i più riformisti, riconoscono che non c’è soluzione se perdiamo uno di questi elementi.”</p>
<p>Se la coalizione contro la privatizzazione dell’acqua in Grecia, contemporaneamente resistendo e sperimentando alternative, svilupperà il proprio impulso, potrebbe far sì che il tentativo della troika di vendere l’acqua si dimostri nuovamente una mossa fatale per la classe politica.</p>
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<p>Atene ospiterà il vertice Alter il 7 e 8 giugno: <a href="http://www.altersummit.eu">altersummit.eu</a>.</p>
<p>Hilary Wainwright è direttrice fondatore di Red Pepper e membro del Transnational Institute.</p>
<p>Fonte: <a title="Roma non aspetta le&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;<br />
elezioni" href="http://www.znetitaly.org">znetitaly.org</a> (traduzione di Giuseppe Volpe).</p>
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<h5><strong>Letture consigliate:</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="L’eau est un bien commun " href="../2013/05/acquaattacparigi/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">L’eau est un bien commun</span></a></strong></span></p>
<p>La gestione pubblica dei servizi di distribuzione dell’acqua cambia la Francia</p>
<div><span style="color: #800000;"><strong><a title="Leggi tutto →" href="../2013/05/acquaattacparigi/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Applicare il referendum acqua </span></a></strong></span></div>
<p>Uno: fare pressione sugli enti locali. Due: sostenere l’Iniziativa dei Cittadini europei</p>
<p><strong><span style="color: #800000;"><a title="Sappiamo farlo senza di loro " href="../2013/02/grecia/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Sappiamo farlo senza di loro</span></a></span></strong></p>
<p>L’azienda di ceramiche Vio.Me di Salonicco è la prima fabbrica autogestita greca. Gli operai si sono costituiti in cooperativa con il sostegno dei movimenti sociali. Dopo gli ambulatori popolari, un altro pezzo di società svuota di senso l’austerity con mutuo aiuto e autogestione</p>
<p><strong><span style="color: #800000;"><a title="La resistenza dei fuorilegge ateniesi " href="../2013/01/villa-amalias-la-resistenza-dei-fuorilegge-ateniesi/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">La resistenza dei fuorilegge ateniesi </span></a></span></strong></p>
<p>Villa Amalias è uno spazio autogestito, sgomberato prima di Natale e rioccupato<!-- /.entry --></p>
<div><span style="color: #800000;"><strong><a title="Leggi tutto →" href="../2013/01/villa-amalias-la-resistenza-dei-fuorilegge-ateniesi/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Un ambulatorio occupato ad Atene </span></a></strong></span></div>
<p>Niente istituzioni, nuova relazione medico/paziente, sanità gratuita e di quartiere</p>
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<p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/lausterity-greca-non-si-beve/">L&#8217;austerity greca non si beve</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sanità, resistere al massacro</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salvadanaio]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Servizi gratuiti per persone in difficoltà in diverse città: un «censimento» aperto</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/sanitaautogestita/">Sanità, resistere al massacro</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/22.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20414" alt="-22" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/22-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Qualche giorno fa, in un articolo su il manifesto, Roberto Ciccarelli segnalava il rapporto sulla sanità di Cittadinanzattiva che dimostra il fallimento del federalismo. La salute non solo non è uguale per tutti in Italia (sempre più persone sono costrette a migrare dalla Calabria al Trentino, o dalla Campania alla Lombardia, per ricevere una cura contro il cancro o per partorire), ma cade anche quel primato che ha reso noto il sistema sanitario: la spesa sanitaria è infatti oggi tra le più basse d&#8217;Europa. Contrariamente ad un vasto, e consolidato, senso comune l&#8217;Italia nel 2009 spendeva il 7,5 per cento del Pil rispetto all&#8217;8,4 per cento della Francia e all&#8217;8,5 per cento della Gran Bretagna, senza considerare gli ultimi tagli del governo Monti. Del resto, secondo una ricerca del Censis (giugno 2012) oltre nove milioni di italiani dichiarano di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno per ragioni economiche: 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni vivono in coppia con figli, 4 milioni risiedono nelle regioni del sud.</p>
<p>Anche per questo sono nate in diverse città iniziative differenti tra loro, per obiettivi e per chi le promuove, che hanno in comune l&#8217;offerta di servizi vari gratuiti, rivolti a persone in difficoltà economica. Proposte complementari a quelle del servizio sanitario, sempre più aggredito per lasciar posto ai privati e sempre più debole perché burocratico e e poco decentraro, che andrebbero verificate e raccontati. Qui ne segnaliamo alcune, chi ne conosce altre e chi ha la possibilità di verificarle può utilizzare questo spazio di Comune-info.</p>
<p><strong>Una mappa da monitorare e verificare</strong></p>
<p>A<strong> Milano</strong> ci sono ad esempio i Medici di quartieri di Brera che si sono messi a disposizione dei cittadini un pomeriggio al mese, per rispondere a dubbi e domande: il servizio è ospitato dalla farmacia Antica Brera di via Fiori Oscuri. Sempre a <strong>Milano</strong>, da diversi anni, c&#8217;è l’Ambulatorio Medico Popolare, la cui sede è in alcuni spazi della casa occupata di via dei Transiti 28 (l&#8217;ambulatorio è aperto un paio di pomeriggi alla settimana). Decisamente autogestiti sono anche gli appuntamenti del Centro sanitario ospitato in uno spazio occupato, lo <strong><a href="http://comune-info.net/2013/01/la-salute-al-centro-sociale/">Strike</a></strong>, a <strong>Roma</strong>, grazie a studentesse della facoltà di medicina, medici professionisti e l’associazione Yo Migro. A <strong>Roma</strong> c&#8217;è anche il Poliambulatorio di via Marsala voluto da don Luigi Di Liegro della Caritas all&#8217;inizio soprattutto per i migranti, ma da sempre aperto e gratuito anche per chiunque vive situazioni di forte disagio e difficoltà economica (senza dimora, ragazze madri, persone con disabilità psichiche, persone che vivono situazioni di emarginazione sociale di vario tipo). A proposito di migranti: ogni giorno nell&#8217;ambulatorio medico del Naga in via Zamenhof 7, a <strong>Milano</strong>, i medici volontari dell&#8217;associazione visitano decine di cittadini (con e senza permesso di soggiorno) provenienti da ogni angolo del mondo.</p>
<p>Persone in difficoltà possono avvalersi di cure odontoiatriche gratuite anche ad <strong>Alessandria</strong>, per un’iniziativa dell’assessorato alla salute del comune (centrosinistra): tredici medici che operano in città si sono impegnati a prestare fino a un massimo di dieci interventi al mese (tra le operazioni previste ci sono otturazioni, estrazioni, devitalizzazioni, oltre naturalmente agli interventi d’urgenza). Visite odontoiatriche specialistiche completamente gratuite anche in alcuni comuni della <strong>Liguria</strong>, grazie all’idea dall’associazione medica Le Formichine. Si chiama invece «Medici nelle frontiere» l’iniziativa che il Comune di San Martino Buon Albergo (<strong>Verona</strong>) ha messo in campo per sostenere i cittadini in difficoltà: un chirurgo generale effettua visite specialistiche gratuite ai pazienti segnalati dai medici di famiglia, le visite si svolgono presso un ambulatorio attrezzato concesso dal Comune all’associazione Gente e Territori.</p>
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<h5><strong>Leggi anche:</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="Un ambulatorio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;<br />
occupato ad Atene " href="../2013/05/2013/01/atene-ecco-cose-un-ambulatorio-occupato/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Un ambulatorio occupato ad Atene </span></a></strong></span></p>
<div>
<p>Niente istituzioni, nuova relazione medico/paziente, sanità gratuita e di quartiere</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="Barcellona: centro medico autogestito" href="../2013/05/a-barcellona-il-primo-centro-medico-autogestito/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Barcellona: centro medico autogestito</span></a></strong></span></p>
<div>Infermieri, medici, psicologi in cooperativa per ripensare facendo la sanità di tutti</div>
</div>
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<p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/sanitaautogestita/">Sanità, resistere al massacro</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Scommettere sulla vita dei campi</title>
		<link>http://comune-info.net/2013/05/scommettere-sulla-vita-dei-campi/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 08:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orto e giardino]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si sceglie di lavorare la terra non soltanto per avere un reddito</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/scommettere-sulla-vita-dei-campi/">Scommettere sulla vita dei campi</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>La scelta di molti giovani di lavorare in agricoltura è un cambiamento profondo e diffuso. Un&#8217;occasione per ripensare il lavoro ma anche il rapporto tra città e campagna e tutelare la biodiversità</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;">di Mauro Rosati*</span></p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/giovane-agricoltore-500x303.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20405" alt="giovane-agricoltore-500x303" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/giovane-agricoltore-500x303-300x181.jpg" width="300" height="181" /></a>Li hanno chiamati con diversi nomi («choosy», bamboccioni), ma molto probabilmente sarà la prima generazione dal dopoguerra ad essere più povera di quella che l’ha preceduta. La pubblicazione del dato sul tasso di disoccupazione giovanile che nell’ultimo anno in Italia ha toccato il record assoluto del 35,3 per cento, il livello più alto dal lontano 1977 è stata una scossa per il mondo politico che finalmente ha preso atto del fatto che non è più il caso di temporeggiare, ma di adattarsi ai nuovi cambiamenti imposti dalla nostra società.</p>
<p>Come annunciato anche dal presidente del Consiglio Enrico Letta in conferenza stampa subito dopo l’ultimo vertice straordinario del Consiglio Ue, il tema della disoccupazione giovanile è una «questione cruciale». E urgente, viene da aggiungere. Molto rischioso per la democrazia stessa, tanto da far datare il prossimo Consiglio straordinario dei 27 i primi di giugno.</p>
<p>Di fronte al tasso record della disoccupazione giovanile l’agricoltura si afferma come l’unico settore produttivo che ha difeso e anzi moltiplicato i posti di lavoro, con un incremento delle assunzioni del 3,6 per cento nel 2012. Dati importanti, e che se analizzati nel dettaglio dimostrano, oltre i numeri, che questo fenomeno non coinvolge più solo i figli che subentrano all’attività di famiglia, ma neolaureati preparati e determinati che, a causa della crisi che chiude le porte degli altri settori, scelgono di scommettere sulla vita dei campi e reinventarsi produttori. Anche perché il settore è sempre più fiorente. Se un giovane su tre è senza lavoro e se per ricostruire l’Italia si è finalmente capito che si deve ripartire dalla terra, è necessario che il nuovo governo faccia tutto il possibile per incoraggiare l’approccio dei giovani all’agricoltura, favorendo un rinnovamento che passa attraverso le energie di questi «nuovi contadini» under quaranta pieni d’ingegno e vena creativa.</p>
<p>Secondo i dati Istat sull’occupazione, i nuovi «dottori dell’agricoltura» oggi sono quasi il 35 per cento degli under quaranta del comparto. Questa nuova agricoltura fatta di giovani anche con una laurea alle spalle è fondamentale per rinnovare un comparto che ha bisogno di aprire le porte alla competitività e alla creatività. E sono tante le imprese «junior» che hanno dimostrato un potenziale economico altissimo grazie ad una maggiore attitudine al rischio e al sempre più crescente interesse verso l’export, dimostrando anche un’elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali.</p>
<p>Analizzando questo fenomeno e i dati Istat escono fuori altre curiosità sottolineate anche dalla Coldiretti, che ha individuato circa tremila giovani che hanno deciso di mettersi alla guida di un gregge come precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi. «Si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori – afferma la Coldiretti anche se non mancano nuovi ingressi, spinti da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura». Quando i giovani subentrano nelle aziende c’è un immediato riflesso sul prodotto aziendale. «La diffusa capacità di innovazione prosegue la confederazione si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali. La pastorizia è un mestiere ricco di tradizione, che ha anche un elevato valore ambientale e dalla sua sopravvivenza dipende la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio». La terra quindi come settore primario per creare opportunità e combattere la crisi.</p>
<p>Un segnale arriva anche con l’occupazione stagionale nei campi e con l’aumento di richieste di assunzione da parte di chi ha perso il lavoro in altri settori produttivi. Uno degli obiettivi da perseguire dovrebbe essere la possibilità di rendere l’agricoltura un’occupazione a tempo pieno, con interventi di tipo preventivo che consentano alle aziende agricole di mantenere i livelli occupazionali tramite l’adozione di provvedimenti straordinari per il contenimento del costo del lavoro, e non solo una soluzione temporanea per fronteggiare la crisi nell’immediato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Fonte: L&#8217;Unità, 24 maggio 2013</p>
<h5><strong>Leggi anche:</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="Se i giovani tornano in campagna" href="../2013/05/se-i-giovani-prendono-la-strada-della-campagna/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Se i giovani tornano in campagna </span></a></strong></span></p>
<p><a href="../autori/piero-bevilacqua/" rel="tag">Piero Bevilacqua</a> | 16 maggio 2013 | <a title="Commenti a Se i giovani tornano in campagna" href="../2013/05/se-i-giovani-prendono-la-strada-della-campagna/#comments">1 Commento</a></p>
<p><strong>Sulla terra non si produce solo cibo, ma si protegge e si rielabora il paesaggio, si cura il suolo, si alimenta la biodiversità. Al tempo stesso si conserva la salubrità dell’aria e dell’acqua, si organizzano nuove modalità di turismo leggero e di fruizione del tempo libero, si riscoprano saperi di cultura enogastronomica e saperi manuali in via di estinzione, si riattivano forme cooperative di lavoro e di condivisione, ci si prende cura delle disabilità (fattorie sociali), e si sperimentano forme innovative di apprendimento (fattorie didattiche)<br />
</strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="I&lt;br /&gt;<br />
ragazzi-contadini che trasformano la terra in&lt;br /&gt;&lt;br&lt;br /&gt;<br />
/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;<br />
oro " href="../2013/05/2013/01/i-ragazzi-contadini-che-trasformeranno-la-terra-in-oro/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">I ragazzi-contadini che trasformano la terra in oro </span></a></strong></span></p>
<p><a href="../2013/05/autori/carlo-petrini/" rel="tag">Carlo Petrini</a> | 17 gennaio 2013 | <a title="Commenti a I&lt;br /&gt;<br />
ragazzi-contadini che trasformano la terra in oro" href="../2013/05/2013/01/i-ragazzi-contadini-che-trasformeranno-la-terra-in-oro/#comments">2 Commenti</a></p>
<p><strong>In questo articolo di Repubblica, Carlo Petrini, fondatore di Slow food, ragiona della riscoperta dell’agricoltura. Scrive Petrini: «Come giustamente titolava un sito di settore qualche giorno fa, è ora di “salire in agricoltura”». Quel sito è Comune-info. In link all’articolo in questione è segnalato in questa pagina web</strong></p>
<p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/scommettere-sulla-vita-dei-campi/">Scommettere sulla vita dei campi</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Roma non aspetta le elezioni</title>
		<link>http://comune-info.net/2013/05/occupiamo-per-occuparci-di-lavoro/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 07:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>benicomuni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://comune-info.net/?p=20369</guid>
		<description><![CDATA[<p>Due azioni di cittadini su temi diversi: scuola, rifiuti. Il cambiamento qui-e-ora</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/occupiamo-per-occuparci-di-lavoro/">Roma non aspetta le elezioni</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/936183_175017599328951_64637974_n4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20396" alt="936183_175017599328951_64637974_n4" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/936183_175017599328951_64637974_n4-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Un&#8217;azione diretta del Coordinamento precari scuola nel centro di Roma (foto), una nuova occupazione di un capannone abbandonato sull&#8217;Appia Antica per gestire in modo diverso i rifiuti. La politica non delegata ha molti volti e Roma mostra sempre più spesso gruppi di cittadini che si autorganizzano per difendere e praticare una scuola di tutti, per sperimentare politiche e scelte di decrescita, per recuperare beni pubblici, per condividere saperi e riprendersi la città senza attendere le elezioni.</p>
<p>Le due azioni descritte sono state organizzate giovedì 23. Scrivono quelli del Coordinamento precari scuola che hanno organizzato un&#8217;azione diretta di protesta davanti la sede nazionale del Pd in appoggio della referendum di Bologna: «Il 26 maggio si svolgerà a Bologna un referendum consultivo che chiamerà i cittadini a esprimersi contro i finanziamenti alle scuole materne private. Ogni anno i comuni regalano milioni di euro alle scuole private, risorse pubbliche sottratte alla scuola statale, quella laica, plurale e di tutti, compromettendo il suo buon funzionamento. Di fronte a questo sperpero di denaro pubblico, il referendum di Bologna esprime una scelta di civiltà e di difesa della qualità e del valore dell’istruzione statale, in un Paese che, per troppo tempo, ha visto governi fare a gara per impoverire e distruggere la scuola pubblica con la scusa della crisi e contemporaneamente a finanziare le scuole private con la scusa della parità. L’incubo però non sembra finito, anzi, in questi giorni, dopo l’insediamento del governo e in continuità con il pensiero unico degli ultimi anni, cardinali, banchieri e politici sono tornati alla carica difendendo e rilanciando la necessità di finanziare sempre di più le scuole private, per difendere una presunta libertà delle famiglie&#8230;. Siamo stufi di ascoltare la storia della mancanza di fondi per la scuola pubblica e non ci accontentiamo di sapere che non ci saranno più tagli!&#8230; Per chiedere con forza che ora è il momento di finanziare la scuola pubblica, generalizziamo il referendum di Bologna&#8230;».</p>
<p><strong>L&#8217;autogestione della raccolta differenziata</strong></p>
<p style="text-align: left;">Sempre giovedì, lavoratori, precari, cittadini che vivono ed operano nei Municipi Sud di Roma, lavoratori della Cooperativa Edera (che svolge servizi ambientali per Roma), della Cooperativa StandUp (interventi  nel sociale) e lavoratori del Network Centro Diritti. hanno occupato l’ex capannone Cotral di via di Capannelle. Questa area, a ridosso del parco dell&#8217;Appia Antica, è abbandonata da anni con tanto di eternit su alcuni capannoni. «Con questa occupazione si vuole  presentare alle Istituzioni Locali la possibilità di creare occupazione impiantando in un&#8217;area dismessa e degradata, un Centro di selezione e valorizzazione della frazione secca da Raccolta Differenziata. Il Centro offrirà al Comune di Roma la possibilità di superare il 25% della attuale raccolta differenziata e di passare finalmente al porta a porta per tutta la Città», spiegano in un messaggio diffuso in rete i promotori dell&#8217;occupazione.</p>
<p style="text-align: left;">A proposito della raccolta differenziata, ricordano ancora gli occupanti, nel 2011 si sono raccolti a Roma 291.832 tonnellate di carta, vetro, plastica e metallo a fronte di impianti per il trattamento (Rocca Cencia e Via Laurentina) «con capacità di lavorare 55.000 t/annue, il rimanente viene trattato per piccole quantità in impianti in regione (Sermoneta, Viterbo, S.Giorgio al Liri, Artena, Pomezia, Cisterna di Latina), tutto il resto viene trattato fuori  Regione. Con il progetto del Centro di selezione, dunque, «per tutti i cittadini di Roma, oltre al risparmio nel costo di smaltimento rifiuti e al guadagno dal recupero delle materie prime, ci saranno nuovi posti di lavoro, un centro di formazione ed educazione ambientale per il riciclo ed il riuso, un area per corsi, workshop tematici e  dimostrazioni ambientali, e nelle aree non utilizzate dagli impianti saranno realizzati giardini ed aree verdi ad uso pubblico&#8230;. Chi meglio delle Comunità Locali, può gestire il territorio, individuando le risorse ambientali, il capitale umano e le opportunità che offrono?».</p>
<h5 style="text-align: left;"></h5>
<h5 style="text-align: left;"><strong>Leggi anche:</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="La sinistra e l’arte di costruire nuove società " href="../2013/05/il-centro-sinistra-e-larte-di-costruire-nuove-societa-adesso/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">La sinistra e l’arte di costruire nuove società </span></a></strong></span></p>
<p><a href="../autori/gianluca-carmosino/" rel="tag">Gianluca Carmosino</a> | maggio 2013 | <a title="Commenti a La sinistra e l’arte di costruire nuove società" href="../2013/05/il-centro-sinistra-e-larte-di-costruire-nuove-societa-adesso/#comments">1 Commento</a></p>
<div>
<p>La società in movimento, con le sue sfumature, ha bisogno di una casa comune? Se il cambiamento è vivere adesso la società diversa che vogliamo creare, la risposta è secondaria. Più di legami e reti, il cambiamento si nutre di emulazioni. E perfino di fragilità</p>
</div>
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		<title>Nel Lazio monezza non olet</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 06:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>benicomuni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bidone]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo e riuso]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione dei rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La non gestione dei rifiuti nel Lazio. Il rapporto dell'associazione A-Sud</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/monezza-no-olet/">Nel Lazio monezza non olet</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>«Monnezza Blues» è un titolo decisamente agrodolce per una pubblicazione che mira a mettere a nudo l&#8217;amara storia della gestione dei rifiuti nel Lazio, noto per ospitare la più grande discarica d&#8217;Europa, Malagrotta. «Blues» perché quella dei rifiuti è una ballata senza fine, fatta di infiniti rimpalli, dichiarazioni di emergenza, commissariamenti e manifestazioni, territori avvelenati e comunità violate nel loro diritto alla salute. Eppure, spiega il rapporto, le alternative ci sono: riduzione dei rifiuti alla fonte, raccolta differenziata porta a porta, riciclo e riuso.<br />
</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;">di Marica Di Pierri, A Sud</span></p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/etanolo_fulcrum_etanolo_dai_rifiuti_urbani_fulcrum_3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20391" alt="etanolo_fulcrum_etanolo_dai_rifiuti_urbani_fulcrum_3" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/etanolo_fulcrum_etanolo_dai_rifiuti_urbani_fulcrum_3-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>«<a href="http://asud.net/wp-content/uploads/2013/05/MonnezzaBlues.pdf" target="_blank">Monnezza Blues – La gestione dei rifiuti nel Lazio, emergenzialità, conflitti sociali e nuovi modelli</a>» è il risultato di una ricerca sul campo durata un intero anno, finanziata dal comune di Roma attraverso il Dipartimento tutela ambiente e del verde e realizzata da associazione A Sud, Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali e cooperativa Stand Up, a stretto contatto con i comitati territoriali sorti negli ultimi decenni sul tema dei rifiuti. Il rapporto è stato presentato in questi giorni a Roma ed è scaricabile gratuitamente dal sito dell’associazione A Sud.</p>
<p>Roma ospita la discarica di Malagrotta, un enorme buco nero di 240 ettari (240 campi di calcio) da 5.000 tonnellate di rifiuti al giorno di proprietà di Manlio Cerroni, che fattura grazie al suo impero maleodorante circa 800 milioni di euro l’anno. Malagrotta è la discarica più grande d’Europa. Dopo 35 anni e innumerevoli proroghe si avvierebbe alla definitiva chiusura. Il condizionale è d’obbligo perché l’ultima scadenza (l’11 aprile), è stata di nuovo spostata a giugno, il tempo necessario a ultimare il sito provvisorio, Monti dell’Ortaccio che si trova a soli 700 metri di distanza ed è di proprietà dello stesso Cerroni. Nelle immediate vicinanze della discarica vivono più di 50 mila persone. Contro la discarica trentennale, il suo puzzo mortale e le malattie che provoca sugli abitanti sono attivi da oltre 20 anni i comitati cittadini.</p>
<p>Davvero non può esserci alternativa all’avvelenamento del territorio e di chi lo abita? Per decenni le amministrazioni che si sono succedute hanno visto il conferimento in megadiscariche e l’incenerimento come unica soluzione possibile in materia di rifiuti. Ma le alternative esistono e sono riassunte dalla cosiddetta strategia “rifiuti zero”. Associazioni e comitati di cittadini in lotta per una gestione dei rifiuti diversa si sono fatti promotori di numerose proposte finalizzate a cambiare il modello attuale e improntate su diverse priorità. Rifiuti zero vuol dire pensare ai rifiuti come a una risorsa. Vuol dire ridurli alla fonte, organizzare la raccolta differenziata porta a porta, presisporne compostaggio, riciclaggio, riuso, separazione, recupero, e progettare materiali e oggetti totalmente riciclabili.</p>
<p>La riflessione è in corso da anni e attraverso l’associazione Rifiuti Zero ha unito sino ad ora 117 comuni sul fronte del ridisegno delle politiche di gestione dei rifiuti. Uno dei fondatori dell’associazione, Rossano Ercolini di Capannori, è stato insignito il mese scorso del premio internazionale Goldman, corrispondente al Nobel per l’ambiente. Chiarito che l’alternativa esiste, resta il problema per cui dare incentivi come i Cip6 agli inceneritori e alle centrali a biogas per la produzione di energia vuol dire rendere conveniente bruciare carta e plastica anzichè riciclarle. Se poi a gestire la discarica è un privato, che viene pagato in base alla quantità di immondizia conferita, non c’è interesse a che i rifiuti diminuiscano. Su questo, e sulla necessità di garantire ai cittadini il diritto a un ambiente salubre, alla salute, e quindi alla vita è ora la politica che deve muoversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: il manifesto del 21 maggio</p>
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		<title>Cene ribelli e carbonare</title>
		<link>http://comune-info.net/2013/05/soulfoodpasta/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 17:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tinello]]></category>
		<category><![CDATA[autoproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Roma: le otto cene del Festival SoulFood. La rivoluzione di ogni giorno</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/soulfoodpasta/">Cene ribelli e carbonare</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/Veggies.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20374" alt="Veggies" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/Veggies-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>I fabbricanti di alimenti, dice il contadino e poeta statunitense Wendell Berry, sono riusciti a convincere milioni di persone a preferire alimenti già preparati. I fabbricanti glieli coltivano, cucinano e consegnano, e «addirittura, esattamente come farebbero le loro madri, li pregheranno perché li mangino». Per questo Gustavo Esteva preferisce oggi distinguere il cibo dall&#8217;alimento («Torniamo alla tavola», Asterios). Di certo, i modi con i quali il cibo viene procurato, prodotto, cucinato ma soprattutto l&#8217;atto del mangiare sono diversi: se il cibo e il mangiare sono al centro dell&#8217;attività quotidiana, se sono oggetto di cure e condivisioni, diventano una preziosa occasione per costruire relazioni sociali diverse da quelle dipendenti dal profitto.</p>
<p>Un bel modo per «tornare alla tavola» e per nutrirsi di rivoluzioni quotidiane è decisamente quello sperimentato da un paio di anni, con grande successo, dal festival SoulFood a Roma. Il prossimo appuntamento è venerdì 24 maggio, quando diverse cene si svolgeranno tutte in contemporanea in otto luoghi segreti di Roma.</p>
<p>Ogni cena ha un costo di venticinque euro a persona (utili a coprire la spesa, a remunerare chi cucina, a sostenere alcuni dei progetti sociali protagonisti delle cene e questa edizione del festival SoulFood); per prenotare basta inviare una e-mail a <a href="javascript:DeCryptX('dfofdbscpobsfAuiftpvmgppe/ofu')">cen&#101;car&#98;o&#110;&#97;r&#101;&#64;th&#101;s&#111;ulf&#111;o&#100;&#46;n&#101;&#116;</a> indicando la cena alla quale si desidera partecipar e i nomi e il numero delle persone che prenotano.</p>
<p><strong>«Carbonari sotto il mare»</strong> è la prima cena (zona, viale Palmiro Togliatti), con la quale giocare con l&#8217;arte dello scrivere e del cucinare: la cena sarà ospitata in un luogo non convenzionale, in cui «il bar sotto il mare» dello scrittore Stefano Benni prenderà forma in un posto davvero inaspettato. Ai fornelli Don Pasta, «moltiplicatore di pesce povero». Daniele De Michele alias, <a href="http://www.donpasta.com/">Don Pasta</a>, è scrittore-attore-musicista salentino (ma residente a Parigi), è  tra gli ideatori e promotori di SoulFood.</p>
<p><strong>«Io ci muoviamo»</strong> è la cena a ritmo di  <a href="http://www.mobilitanuova.it">mobilità nuova</a>, quella che ruota attorno all’uso delle gambe, delle bici, dei mezzi pubblici e della rete ferroviaria, in cui l’uso dell’auto privata è dunque limitato (e magari sostituito quando possibile da car sharing, car pooling, taxi). La mobilità cioè che non solo rispetta l&#8217;ambiente ma rafforza i legami comunitari tra le persone, attraverso strade e piazze più vissute e frequentate. Con Valeria Pulieri di Mobilità Nuova cucinano le <a href="http://learticiocche.blogspot.it/">Articiocche</a>, al secolo Eugenia e Chiara, giovani cuoche liguri che porteranno a Roma (in treno!) i profumi di una terra difficile ma di grande fascino. L&#8217;evento in questo caso è in zona  San Giovanni-Villa Fiorelli: Fanno sapere i promotori: «Ci daremo un appuntamento per pedalare insieme verso la casa che ospiterà la cena o per condividere gli altri mezzi di trasporto».</p>
<p>Altra cena è <strong>«Più cozze meno I(l)va»</strong>, viaggio culinario intorno a Taranto «dove, tra l’altro, crescono forse le migliori cozze del mondo». Una cena per dire no alla cozza alla diossina e con l&#8217;idea di sviluppo. Appuntamento con Mario Desiati, scrittore e direttore editoriale di Fandango Libri (che spesso si è occupato di Taranto). A cucinare (zona San Lorenzo) il pesce di stagione è Sergio, della pescheria di Torpignattara.</p>
<p>Alla cena <strong>«Semi di resistenza contadina»</strong>, invece,  si ragiona insieme a un gruppo di contadini dell’Alta Irpinia (protagonisti del progetto «Terra e Libertà»), tra fornelli, agricoltura naturale e tradizioni popolari. Terra e Libertà sono Giovanni «Sauco», Senem Sonmez, Gianpietro «Jah*Paz», cucinano – in uno spazio di resistenza romana – solo prodotti genuini, freschi e di stagione, coltivati da loro stessi con metodi di agricoltura naturale (anche questa  cena è in zona San Giovanni).</p>
<p>E ancora. <strong>«Vite Periferiche»</strong>, un’analisi della città attraverso la narrazione dei luoghi e di coloro che ne vivono la quotidianità, davanti alle ricette per eccellenza, quelle del Talismano della Felicità di Alda Boni. Con Enzo Scandurra, urbanista e docente di Ingegneria del Territorio ed autore di «Vite Periferiche» (Ediesse). Cucina Sara di <a href="http://pentolapvessione.wordpress.com/about/">Pentolapvessione</a> (zona Monteverde).</p>
<p><strong>«Mani nella terra, Co.R.Ag.Gio!»</strong> è la cena dedicata alla terre pubbliche strappate al cemento e restituite all’agricoltura (Roma, in potenza, resta è il comune agricolo più grande d’Europa&#8230;). Una buona occasione per conoscere la cooperativa <a href="http://agricoltura-coraggio.com/">Co.R.Ag.Gio</a>. Cucinano Davide Fracasso e Giacomo Lepri della cooperativa (oartecipa Carmen Vogani, giornalista). Zona: Giustiniana.</p>
<p><strong>«Storie di Caporalato e Nok»</strong>: dal Langar, la Cucina Comune, alle storie di sfruttamento nei campi dell’agro pontino: la comunità indiana Sikh di Sabaudia. I partecipanti siederemo attorno alla tavola di questa cucina comune carbonara, assaggiando i piatti della tradizione Sikh: con loro Marco Omizzolo, sociologo e membro dell’associazione In Migrazione. Zona: Trastevere.</p>
<p><strong>«Libera tavola: mangiamoci le mafie!»</strong>: la lotta alla criminalità organizzata direttamente nel piatto, con i prodotti delle terre confiscate alle mafie e lavorate dalle cooperative di Libera Terra. Protagonisti di questa cena le ricette di Libera Tavola, per lottare contro la mafia in modo divertente e gustoso. A collaborare con l&#8217;Associazione DaSud sono il cuoco Lorenzo Buononimini e Jacopo Manni, autori di Libera Tavola per Terre di mezzo Editore (zona Nomentano.</p>
<p><strong>«Piatti Forti: ratatouille di canzoni e parole»</strong>, viaggio tra le avventure erotiche di Isabelle Allende, le divagazioni di Pablo Neruda, le ricette rivoluzionarie di Nadine, la cuoca di Buenaventura Durruti, durante la guerra civile spagnola. Un reading teatrale sulle rivoluzioni che passano nei piatti accompagnerà le ricette vegane di Andrea, noto come <a href="http://www.pazzodaviaggiare.com/">Pazzo da Viaggiare</a>, pronto ad attraversa l’Europa cucinando a domicilio e raccogliendo fondi per finanziare la costruzioni di pozzi in Africa. Zona. Città giardino.</p>
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		<title>Scuola popolare autogestita</title>
		<link>http://comune-info.net/2013/05/scuola-popolare-autogestita/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 10:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bottega]]></category>
		<category><![CDATA[autogestione]]></category>
		<category><![CDATA[educare]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://comune-info.net/?p=20361</guid>
		<description><![CDATA[<p>Mojoca-Guatemala: ragazzi di strada protagonisti del proprio apprendimento e riscatto  </p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/scuola-popolare-autogestita/">Scuola popolare autogestita</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: left;"><strong>La ribellione del Mojoca, i ragazzi di strada del Guatemala, protagonisti del proprio apprendimento e del proprio riscatto</strong></h5>
<p style="text-align: right;"><em>«Ci sono persone che dicono che non siamo di nessun valore perchè siamo stati nella strada, io penso che abbiamo valore, che se studiamo abbiamo valore&#8230;.». </em></p>
<p style="text-align: right;">Ragazza di strada guatemalteca, 14 anni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>«A vedere bene penso che siamo tutti buoni e cattivi, che abbiamo il nostro lato buono e il nostro lato cattivo e forse, per i colpi che ho ricevuto si è sviluppato maggiormente il mio lato cattivo… Anche quello che porta i vestiti sporchi è degno, ha la sua dignità e non gli piace che feriscano i suoi sentimenti, perchè nella strada apprendi a essere orgoglioso, a tenere il tuo orgoglio molto in alto e non ti piace che uno se lo metta sotto i piedi…“. </em></p>
<p style="text-align: right;">Ragazzo di strada guatemalteco, 15 anni</p>
<p style="text-align: right;">Testimonianze tratte dal libro «Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala», di Gerard Lutte</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/I+boll+it+2009-09+f10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20362" alt="I+boll+it+2009-09+f10" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/I+boll+it+2009-09+f10-300x217.jpg" width="300" height="217" /></a>L’idea venne a Gerard Lutte quando andò in Guatemala per la prima volta, nel 1993. Quell’anno realizzò alcune interviste a giovani che vivevano per le strade della capitale. Lo psicologo (ed ex salesiano<strong></strong>, espulso con Giulio Girardi nel 1969 e compagno nell’avventura latinoamericana e nell’impegno pedagogico a favore degli esclusi, ma anche docente universitario a La Sapienza) ascoltò più di sessanta storie di ragazze e ragazzi di strada, con alcuni strinse amicizia e per un periodo visse anche con loro. A seguito di questa ricerca, Lutte si rese conto che al fenomeno lo Stato rispondeva con strumenti spesso inadeguati e inefficienti, non analizzando l’origine del problema e offrendo assistenza primaria alle persone senza considerare la loro forte autodeterminazione. Risultato: nella gran parte dei casi i giovani che lasciavano la strada, le droghe e i furti per entrare in una casa di accoglienza, dopo poche settimane ritornavano alla vita di prima.</p>
<p>Così nel 1996 Lutte organizza un’assemblea, vicino al lago di Atitlan, a quaranta chilometri dalla capitale, all’incontro partecipano i principali gruppi di ragazzi di strada. E’ il primo passo del <strong><a href="http://mo.jo.ca/">Mojoca (Association Movimiento de Jovens de la Calle)</a></strong>, un movimento gestito dai ragazzi, con l’intento di rispettare i sogni e le aspettative di ognuno. Un obiettivo ambizioso,un lavoro lunghissimo che sfocerà nell’autogestione solo nel 2004.</p>
<p>Nel Mojoca sono gli stessi ragazzi a eleggere il comitato di gestione e il presidente e a modificare le regole interne, chi entra a far parte del movimento inizia un percorso a tappe, nel corso del quale l’istruzione riveste una grande importanza. La scuola popolare del movimento è mirata a insegnare la storia vera e non quella scritta dagli oppressori, per formare cittadini consapevoli e per capire le cause che hanno portato la società guatemalteca ad essere come è oggi.</p>
<p>Al Mojoca è dedicata la nuova trasmissione curata da Amisnet.</p>
<p><strong>In strada per sfuggire da violenza e non senso</strong></p>
<p>E’difficile fare un censimento dei ragazzi che vivono per le strade del Guatemala, qualcuno parla di cinquemila giovani, altri dicono che siano diecimila, un numero che è aumentato vertiginosamente in seguito al conflitto armato che ha dilaniato il Guatemala per 36 anni e che è proseguito nonostante la firma degli accordi di pace del 1999. Il fenomeno dei ragazzi di strada non può essere analizzato senza tenere in considerazione la storia del Guatemala. In questo Paese gli indigeni hanno per secoli subito invasioni dure e repressive, costretti a vivere in condizione di semi schiavitù.</p>
<p>La rivoluzione liberale del 1944 venne brutalmente annientata dai poteri forti con l’aiuto degli Stati uniti e da allora si sono succedute le dittature militari. Una repressione continuata negli anni ’70, con l’assassinio di leader contadini, sindacali, studenteschi e con la violentissima «campagna della terra bruciata»: l’esercito circondava i paesi e annientava e massacrava tutto, umani, animali e raccolti. Gli abitanti dei villaggi di campagna sono stati costretti a fuggire nelle città, gli uomini sradicati dalla loro cultura contadina spesso si davano all’alcool, la violenza era all’ordine del giorno, gli stupri frequentissimi. «I ragazzi di strada sono le persone che sono sfuggite a questi luoghi di violenza, noia, non senso» racconta Gerard Lutte.</p>
<p>Ad aprile di quest’anno un tribunale guatemalteco presieduto dalla coraggiosa giudice Jazmín Barrios, ha condannato a ottanta anni di carcere per genocidio l’ex presidente generale Efraim Rios Montt, salito al potere con un colpo di stato nel 1972, del cui Stato Maggiore Presidenziale era allora direttore l’attuale presidente Otto Perez Molina. La sentenza è stata subito dopo annullata alla Suprema Corte e poi riconfermata. Ma i giochi potrebbero non essere chiusi e certamente i numerosi conflitti aperti nel paese a causa delle devastazioni territoriali nei territori indigeni sono destinati ad intensificarsi. Il 27 aprile scorso i vescovi del Guatemala hanno pubblicato una lettera in occasione del quindicesimo anniversario dell’assassinio di Gerardi. Era vescovo nel Quichè nei peggiori anni del genocidio e dopo un esilio forzato fu nominato vescovo ausiliare della capitale. Coordinò un’inchiesta sulla violazione dei diritti umani durante il conflitto armato, inchiesta che mise in rilievo che almeno il 70 per cento dei crimini di guerra era stato commesso dall’esercito. Tre giorni dopo l’annuncio nella cattedrale della conclusione dell’inchiesta fu selvaggiamente assassinato. Nella lettera i vescovi hanno ricordato che il sangue non ha mai cessato di scorrere in Guatemala e il numero dei morti in questi ultimi anni, è persino superiore a quello degli anni del conflitto armato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ospiti della puntata (il link per ascoltarla è<span style="color: #800000;"><strong> <a href="http://amisnet.org/agenzia/2013/05/23/terranave-31-la-scuola-della-strada/"><span style="color: #800000;">QUI</span></a></strong></span>):</p>
<p>Gerard Lutte, Mojoca</p>
<p>In redazione: Lianka Trozzi, Andrea Cocco</p>
<p>Selezione musicale: Francesco Perugini</p>
<p>Terranave è un programma a cura di Marzia Coronati.</p>
<p><a href="javascript:DeCryptX('sbejpufssbobwfAhnbjm/dpn')">&#114;&#97;di&#111;te&#114;r&#97;n&#97;v&#101;&#64;&#103;&#109;&#97;i&#108;.&#99;&#111;m</a></p>
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<h5><strong>Terranave è trasmesso da:</strong></h5>
<p>Radio Popolare Roma (Roma, 103.3) domenica 9,30</p>
<p>Radio Flash (Torino, 97.6) giovedì 20,00</p>
<p>Radio Kairos (Bologna, 105,85) sabato 13,00</p>
<p>Radio Città Fujiko (Bologna, 103.1) domenica 13,30</p>
<p>Radio Indygesta (Web Radio)</p>
<p>Radio Onda d’urto (Brescia, cremona, Piacenza, 99.6) mercoledì 13,00</p>
<p>Radio Ciroma (Cosenza, 105,7) martedì 19,30</p>
<h5><strong>Leggi anche:</strong></h5>
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della terra " href="../2013/04/2013/02/luniversita-della-terra/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">L’università della terra</span></a></strong>(Claudio Orrù e Irene Ragazzini)<a title="Commenti a L’università della terra" href="../2013/04/2013/02/luniversita-della-terra/#comments"><br />
</a></p>
<p>Una strana università messicana costruisce la sua autonomia oltre i miti dell’educazione</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a title="Pedagogie del&lt;br /&gt;<br />
cambiamento " href="../2013/04/2012/08/pedagogie-del-cambiamento/" rel="bookmark"><span style="color: #800000;">Pedagogie del cambiamento</span></a></strong></span></p>
<p>Per Goffredo Fofi la crisi globale è soprattutto culturale: idee per disobbedire</p>
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<div>Niente voti, lezioni al parco, laboratori: nuova scuola libertaria a Torino</div>
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<p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/scuola-popolare-autogestita/">Scuola popolare autogestita</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Apartheid globale o mondializzazione?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 09:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Citta Invisible</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Economia reale contro finanza? No, aparheid globale del liberismo contro il «vivere-insieme»</p><p>L'articolo <a href="http://comune-info.net/2013/05/apartheid-o-mondializzazione/">Apartheid globale o mondializzazione?</a> sembra essere il primo su <a href="http://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>Non esiste un conflitto tra economia e finanza, ma tra due progetti di società. Uno di «apartheid globale», basato su produzione e consumi per un quinto dell’umanità e incentrato sull&#8217;high-tech e sull’industria militare necessaria per il controllo delle materie prime. L&#8217;altro di «mondializzazione», policentrico, basato su economie territoriali in rete mediante processi di cooperazione, con programmi di demonetizzazione dei rapporti di produzione, scambio e consumo. In questo quadro, le esperienze «fuori mercato» e quelle non statali, ad esempio i Gruppi di acquisto solidale, possono giocare un ruolo sempre più importante nel riannodare le relazioni sociali.</strong></h5>
<p><span style="color: #800000;">di Bruno Amoroso*</span></p>
<p><strong>L’economia della disuguaglianza</strong></p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/allegato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20216" alt="allegato" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/allegato-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Gli squilibri dell’economia mondiale, precedenti e successivi alla crisi economica e sociale scatenata dalla finanza internazionale dal 2008, sono stati da tempo registrati con la crescita della disuguaglianza che ha portato all’impoverimento dei ceti medi e al diffondersi a livello di massa della miseria, sia nelle zone rurali e periferiche sia nelle città. Parte del dibattito si è concentrato sul fenomeno della crescente disparità tra economia finanziaria e economia «reale». Da un lato cioè la finanza con le sue tendenze speculative e, dall’altro, l’economia rivolta alla produzione di beni e servizi.</p>
<p>Combattere la prima, contrastandola con forme di demotivazione che utilizzano gli «stimoli del mercato», come la tassa Tobin o in generale sulle transazioni finanziarie speculative, e sostenere la seconda con il sostegno alla ricerca e sviluppo e la ripresa degli investimenti nei settori dei beni e servizi.</p>
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<p><strong>La falsa dicotomia tra economia reale e finanza</strong></p>
<p>Questo approccio disegna un quadro che colloca da un lato l’economia virtuosa, «reale», nella quale vengono considerati in uno stesso gruppo i settori produttivi di beni e servizi e, dall’altro, il settore finanziario definito improduttivo e speculativo.</p>
<p>In tal modo le misure di sostegno o di contrasto riguardano ciascuno dei due «settori», l’uno contrapposto all’altro. In questo approccio il «terzo settore» resta estraneo alla crisi, come nicchia virtuosa e con dinamiche proprie e estranee alle tendenze della crisi generale dell’economia e della società.</p>
<p><strong>Due progetti di società. Il primo: l’apartheid globale della globalizzazione</strong></p>
<p>Il mio approccio al tema è diverso. Sostengo che non esiste un conflitto tra economia e finanza, ma tra due progetti di società tra loro irriducibili, e ciascuno di essi con entrambi i settori indicati e funzionali tra loro. Il primo progetto è quello della Globalizzazione. Un progetto di apartheid globale, basato su produzione e consumi per un quinto dell’umanità, incentrato sui settori produttivi high-tech per consumi di lusso e sull’industria militare necessaria per il controllo delle materie prime a livello globale. Questo modello di società richiede ingenti investimenti, che partono dall’industria spaziale e militare per poi fornire a cascata prodotti high-tech per il consumo del quinto più ricco della popolazione mondiale.</p>
<p>La fonte di accumulazione, oltre allo sfruttamento del lavoro deregolato e a bassi costi e con un controllo tecnologico dei processi produttivi decentrati, è data dai meccanismi di esproprio dei risparmi di milioni di persone realizzato con la «riforma» e «l’innovazione» dei sistemi bancari e finanziari, con capacità di penetrazione dentro le famiglie e le persone. Quindi un sistema socio-economico integrato, che ha prodotto una cultura propria (la società della conoscenza), proprie teorie (neoliberismo) e politiche (marginalizzazione economica, esclusione sociale e destabilizzazione politica) e un sistema economico funzionale e integrato tra finanza e economia. Quindi, finanza reale e economia reale amministrati dalla Troika, per gestire il potere della Triade capitalistica della Globalizzazione.</p>
<p><strong>Il secondo: l’economia della mondializzazione per il vivere insieme</strong></p>
<p>Un progetto di società alternativo al primo è quello della Mondializzazione, basato su economie di comunità e nazionali, in rete mediante processi di cooperazione e rivolto al benessere delle comunità. Un sistema policentrico e con capacità di sostenibilità e estensione a sette miliardi di persone. Anche questo sistema ha accanto al settore dell’economia quello della finanza e bancario al primo funzionali e, tendenzialmente, attraverso l’obiettivo del bene comune e dei beni comuni, un programma di demonetizzazione dei rapporti di produzione, scambio e consumo.</p>
<p>Quindi economia e finanza sono presenti anche dentro questo sistema e, anche in questo caso, con relazioni di funzionalità rispetto al progetto di società. Faccio qui riferimento agli stati e alle aree mondiali che si contrappongono alla Globalizzazione come sistema mondiale di potere (in Asia e in America latina) e che cercano al loro interno vie diverse di emancipazione economica e sociale.</p>
<p><strong>Presenza, forza e ruolo del «terzo settore»</strong></p>
<p>Il «terzo settore» dei paesi occidentali è nato in una situazione storica dove era stretto tra il settore statale, che provvedeva gran parte dei beni e servizi pubblici, e un settore capitalistico privato, che comprendeva grandi e piccole imprese che la spinta al profitto portava a coprire gran parte del bisogno di beni e servizi per il mercato. Per questo, appunto, «terzo settore».</p>
<p>La Globalizzazione, dagli anni Settanta, ha modificato questo quadro. Il settore statale ha abbandonato in modo crescente le sue funzioni con processi di privatizzazione ancora in corso, e il settore privato capitalistico ha compiuto le scelte di mercato già indicate che lasciano i mercati, sia per l’occupazione sia per i beni e servizi prodotti, abbandonati a se stessi.</p>
<p><strong>Come uscire da questa situazione</strong></p>
<p>Il dato europeo e italiano è che circa il 38-40 per cento del credito bancario è costituito da imprese di tipo cooperativo (Banche popolari, Banche del credito cooperativo, Casse di Risparmio, Banca etica, ecc.) che nel complesso sono restate fuori del cerchio magico della speculazione; una percentuale analoga delle Pmi (Piccole e medio imprese), e anche più ampia se estesa ai settori informali dell’economia. Abbiamo infine il settore non profit, nelle varie accezioni giuridiche e organizzative. Parti importanti di quest’ultimo costituiscono da diversi decenni il campo di sperimentazione di un’imprenditoria sociale che oggi deve essere messa a disposizione di tutti per ricostruire funzioni di produzione, di scambio e di consumo capaci di rifondare economie di comunità.</p>
<p>Per far questo è necessario che i sistemi del credito «etico» e delle Pmi si diano forme autonome di organizzazione e di rappresentanza politica sganciate dall’Abi (Associazione bancaria italiana) e dalla Confindustria; che il «terzo settore» esca dalle rispettive nicchie autoreferenziali e virtuose comprendendo che il lungo «allenamento» al quale si è sottoposto deve oggi dare frutti animando la creazione di retti di produttori e di consumatori sui territori e nel paese. Queste tre componenti essenziali delle nostre economie di territorio devono essere in grado di coordinarsi e di elaborare un piano per il rilancio delle economie di comunità che rifondi i concetti di reddito, di lavoro.</p>
<p><strong>L’esperienza dei Gruppi di acquisto solidale</strong></p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20191" alt="-" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2013/05/jpg-300x200." width="300" height="200" /></a>Questa dimensione comunitaria esiste già in alcuni settori come quello della cooperazione sociale, che dell’impresa sociale sono stati i promotori e animatori. Tra questi, i Gas costituiscono esperienze sulle quali riflettere per valorizzarne i risultati e individuare le potenzialità mediante il loro inserimento in questa nuova prospettiva. Senza dubbio i Gas svolgono il lodevole ruolo di dare forma organizzativa e nuovi contenuti alla produzione e al consumo, producendo una maggiore consapevolezza e elaborazione sui contenuti etici, economici e ambientali delle rispettive funzioni rispetto all’obiettivo del benessere della comunità. Tuttavia il loro impatto tende a escludere nella forma attuale altre funzioni rilevanti per il territorio e la comunità.</p>
<p>Il successo dei Gas rischia di produrre sul tessuto distributivo e commerciale locale effetti analoghi a quelli dei supermercati e dei grandi centri commerciali: cioè la desertificazione dei territori e degli spazi urbani rispetto alle funzioni di animazione e presenza oggi svolte dal piccolo commercio. Per queste ragioni i Gas devono estendere il loro ruolo con l’inclusione del piccolo commercio locale, offrendosi come una struttura di servizio e di coordinamento che mette a disposizione l’orientamento dei consumatori da un lato e le reti dei produttori dall’altro.</p>
<p>Esempi analoghi si possono ricavare, e questo in parte già avviene, nel campo del «commercio equo» dove la funzione d’importazione e commercializzazione si estende dal rapporto tra produttori dei paesi terzi e consumatori europei a un rapporto che comprenda produttori e consumatori di entrambe le aree. In questa prospettiva la funzione tradizionale delle «botteghe del mondo» può divenire anch’essa il volano per la distribuzione e la vendita della produzione locale, degli altri e della nostra, con funzioni che collegano le «botteghe» ai Gas e ne fanno centri di animazione imprenditoriale rispetto a tutto il settore del commercio locale. Si tratta insomma di uscire da posizioni di nicchia, che finiscono per essere esclusive e quindi competitive rispetto agli altri, per fare della rete uno strumento di legame reale che contribuisca a riannodare le relazioni sociali delle comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>*Bruno Amoroso</strong>, presidente del Centro Studi Federico Caffè e collaboratore di Comune-info, è stato uno degli allievi e collaboratori del noto economista Federico Caffè (nel libro «La stanza rossa», per Città aperta, traccia il significato dell’avventura intellettuale e umana dell’amico e maestro). Docente presso l&#8217;università di Roskilde (Danimarca) e quella di Hanoi (Vietnam), Amoroso è tra i promotori dell&#8217;Università del Bene Comune ed è autore di numerosi articoli e libri (tra cui «Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro» per Dedalo edizioni; l&#8217;ultima pubblicazione è «L&#8217;Europa oltre l&#8217;Euro», edita da Castelvecchi).</p>
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