Sappiamo chi era Nian

di Baobab Experience

Noi non sappiamo come è morto Nian Maguette.

Sappiamo chi era, un uomo del Senegal di poco più di cinquanta anni, che aveva due figli qui in Italia, ed un terzo rimasto in Senegal con la madre. Sappiamo che provava a far sopravvivere la sua famiglia vendendo la sua merce su un lenzuolo posato su un marciapiede della nostra città.

Sappiamo che alla fine, mercoledì, c’è stato un altro corpo da coprire, con un telo argentato, di quelli che si usano per coprire i migranti, i vivi e i morti, quando vengono recuperati dai barconi, o quando i loro corpi vengono ritrovati su qualche spiaggia del Nord Africa o della Grecia.

Sappiamo che giovedì i media riportano in coro le versioni ufficiali. Quelle secondo le quali non c’è stato alcun inseguimento, nessun investimento con un motorino, nessuna responsabilità di alcuno.

Prendiamo atto delle versioni ufficiali, sapendo che a volte il tempo è galantuomo, e che di versioni ufficiali questo Paese ha gli armadi pieni; ne ha così tante che per trovargli posto, ogni tanto, dagli armadi bisogna tirar fuori qualche scheletro.

Vedremo.

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Non sappiamo come è morto Nian Maguette, né se lo sapremo mai davvero.

Ma sappiamo perché è morto.

Sappiamo che è morto in una città in cui il presidente della commissione Ambiente di Roma Capitale, Daniele Diaco, proponeva appena due giorni fa di fermare la somministrazione dei pasti serali ai clochard di Colle Oppio, perché – virgoletta Repubblica – “è un tema di sicurezza e anche decoro”.

Sappiamo che è morto in una città in cui la pagina Facebook del Corpo di Pulizia Municipale di Roma Capitale celebra la giornata di ieri con un trionfale post in cui afferma che l’intervento a seguito del quale Nian Maguette è morto “ha consentito di ripristinare l’ordine fermando la vendita di borse e portafogli che “risultava dannosa anche dal punto di vista del decoro urbano in un sito sottoposto a vincolo paesaggistico”.

Sappiamo che martedì, a Milano, la Questura celebrava sulla sua pagina di Facebook una muscolare operazione di “controllo straordinario” alla Stazione Centrale, e che blindati e tenute antisommossa sono stati schierati a profusione per “identificare” un centinaio di migranti costretti a bivaccare nell’atrio di una stazione, in mancanza di un posto dove vivere con quel decoro che noi pretendiamo sia garantito a noi ed ai nostri figli.

Sappiamo che Nian Maguette è morto vittima di quel patto criminale tra stato ed enti locali che, a colpi di decreti Minniti-Orlando e pacchetti-sicurezza, ha realizzato uno scambio scellerato tra finanziamento delle politiche di gestione delle nostre città – che lo Stato ha cessato di garantire – e co-gestione della sicurezza urbana.

Sindaci che non hanno più una lira per fare nulla, costretti ad accettare il declino di servizi e infrastrutture e la paralisi progettuale conseguenza di indebitamento e patti di stabilità, ricevono dalla ditta Minniti & Orlando distintivo e chiavi del loro
nuovo ufficio di sceriffo, e possono finalmente trovare un nuovo canale di raccolta di voti e consenso.

In nome del decoro.

Contro questa deriva securitaria, contro le ipocrisie di chi lancia manifestazioni per l’accoglienza in una Milano che si vorrebbe autocelebrare “come Barcellona” e che, senza alcuna vergogna, non prende le distanze da quanto sta accadendo nel nostro Paese, contro i fantasmi di un passato che si aggirano per un’Europa in cui il colore delle camicie e delle divise è sempre più bruno, noi di Baobab Experience ci batteremo sempre, con le parole e con i fatti, per la solidarietà con i migranti, per restare, insieme a loro, uomini e liberi.

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Qui invece un’intervista di Radio Sonar a Aboubakar Soumahoro, durante l’assemblea pubblica indetta a Roma dalla Comunità Senegalese della capitale (nell’assemblea è stata promossa una manifestazione cittadina per venerdì 4 maggio alle ore 16 a Piazza Santissimi Apostoli: http://radiosonar.net/intervista-ad-aboubakar-soumahoro-verita-e-giustizia-per-maguette-niang/

 

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