Storie di guerra alla guerra

Almeno settanta persone sono morte nel nord della Siria a causa dell’esposizione a un gas tossico che i sopravvissuti hanno attribuito ad aerei da guerra. L’attacco è stato già condannato pubblicamente nel mondo, mentre Gran Bretagna e Unione europea hanno puntato il dito sul governo siriano per la carneficina. In particolare, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito la strage un atto “atroce” che “non può essere ignorato dal mondo civilizzato”. Chiamatemi prevenuto, ma le reazioni del mondo civilizzato mi inquietano quasi quanto gli atti atroci…

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Un’opera dell’artista Akram-Halabi, che ha lasciato i pennelli per dedicarsi a scrivere parole sulle fotografie della guerra in Siria. L’immagine è tratta da Diario.es

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di Alessandro Ghebreigziabiher
 
C’era una volta la guerra alla pace.
E’ la più famosa e la più diffusa.
E’ la guerra.

E’ il fare quotidiano.
E l’agire che ferì.
Che cancellò.
Che creò vuoti di umanità e pieni d’odio.
Se la conosci, la eviti.
Se la conosci davvero, la odi.
Se la conosci da vicino, odi chi la usa.
Ma se affermi di non conoscerla affatto, guardati allo specchio e cerca le mani.
Qualcosa di rosso, vivido e caldo, si trova sempre, fidati.
C’era una volta, poi, la pace alla guerra.
Quando colomba sfida pugnale.
Laddove il fiore tenta di penetrare la terribile accoppiata, armatura insensibile e pelle di guerriero ottuso, detta anche come l’unione più incivile tra le relazioni moderne.
E’ grido che non brucia, dicono.
Che non solletica le mura del castello, oltre le quali il tiranno tiranneggia.
Affermano addirittura che in qualche modo costui ne tragga beneficio.
Che la protesta disegnata irrobustisca ulteriormente il trucidatore di fragilità.
Se la scegli, devi aver pazienza.
Se la scegli anche domani, devi avere qualcosa che non funziona nel cervello.
Se la scegli fino alla fine, devi avere qualcosa, beato te.
Ma se non l’hai mai scelta in vita tua, deve mancarti qualcosa.
Che avevi, lo dico senza timore di sbagliare.
Perché tutti nascono col cuore.
E farlo battere a tempo con la natura è la scelta.
C’era una volta, infine, la guerra alla guerra.
E’ la guerra più vantaggiosa, oggi.
E’ la guerra dei giusti.
Contro l’ingiusta guerra.
E’ la guerra, se ci pensi.
Quella che sai solo quando inizia.
Perché chi ne conoscerà davvero la fine non vivrà abbastanza per raccontarlo.
E’ la guerra che dona pace a chi la guerra non la vive.
E’ la pace che dona guerra a chi la pace può solo sognarla.
E’ la guerra che dovrebbe fermare se stessa e che invece si limita solo a ingoiare morti e sofferenze, diventando a sua volta più grande.
E più giusta.
Se la invochi, sei quello che si commuove e si indigna innanzi all’orrore.
Sul monitor.
Se la invochi e premi il pulsante d’avvio, sei quello che si commuove e si indigna innanzi all’orrore.
Sotto i riflettori.
Se la invochi e ti sfreghi le mani, sei tu la guerra.
Laggiù, da qualche parte, dove nessuno guarda mai.
C’eri una volta e, che tu sia maledetto, ci sei ancora.

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Tratto da Storie e notizie n. 1456
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2 Risposte a “Storie di guerra alla guerra”

  1. Roberto Dati
    10 aprile 2017 at 00:03 #

    Sono stato in Siria prima della guerra e ho conosciuto ragazzi siriani desiderosi di vivere la loro gioventù senza l’oppressione di un regime odioso come quello della dinastia Assad (il padre Hafez andò al potere nel 1970 e tra le altre cose fece bombardare la città di Hama nel 1982 contro i Fratelli musulmani, facendo migliaia di morti).
    A fronte di ciò, constato che purtroppo certa sinistra sulla questione siriana ha assunto una posizione ingiustificatamente proAssad, replicando schemi obsoleti da guerra fredda.
    Che poi l’Italia, e la sua pseudoinformazione, sia schierata nel campo atlantista, non è certo una novità. Tuttavia, se vedo un sanguinario dittatore massacrare il proprio popolo, ho il dovere etico di dirlo, anche se in questo caso il suo sponsor non è a Washington ma a Mosca.

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  1. Storie di guerra alla guerra – Redvince's Weblog - 11 aprile 2017

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