La deportazione degli afro-mauritani

Sono già passati sei giorni e a Comune non abbiamo un enorme trasporto per gli anniversari. Però, diciamo la verità: di uno dei regimi di apartheid più ignorati dal mondo, quello che domina la Mauritania, non sappiamo veramente nulla. Per questo c’è sembrato giusto, grazie a Luciana De Michele, ricordare un evento tanto lontano nel tempo quanto grave e sconosciuto forse non solo in questo angolo del mondo. Il 9 aprile 1989 si consumava una delle più gravi e taciute tragedie razziali della storia africana: 120 mila afro-mauritani furono cacciati dalla Mauritania dalla minoranza di mauri arabi bianchi al potere. Domenica 9 aprile i rifugiati mauritani in Senegal hanno commemorato quell’evento, punta d’iceberg di una politica violentemente discriminatoria iniziata dall’indipendenza e che continua ancor oggi. Il razzismo ci riguarda ovunque

La commemorazione dell’esodo degli afromauritani in Senegal

di Luciana De Michele

Di Mauritania si parla generalmente poco nei media internazionali. In Italia, la si ritrova piuttosto nelle guide turistiche, dove si decanta un paese affascinante, immerso nel Sahara, unico nella sua natura di terra di transizione/unione tra un Nordafrica arabo popolato da popolazioni di pelle chiara e l’Africa Sub-sahariana detta “nera” per ovvi motivi. Un territorio, quello mauritano, che avrebbe dovuto ricordare  ai nordafricani che pure loro fanno parte dell’Africa, anche se spesso lo dimenticano o non vogliono accettarlo. Eppure, in realtà, la Mauritania ha tradito la volontà di assolvere questo ruolo fin dall’indomani dell’indipendenza dalla Francia nel 1960. Invenzione puramente coloniale, il paese riunisce negli stessi confini una minoranza di cosiddetti “mauri”, in origine pastori berberi arabizzati, e una maggioranza “negro-africana” composta dalle stesse popolazioni che si ritrovano in Senegal (peul, soninké, bambarà, wolof). Affannandosi a nascondere la realtà della composizione demografica, non realizzando censimenti e non pubblicando quelli svolti dalle organizzazioni internazionali, i mauri si sono fin da subito imposti al potere escludendo la maggioranza e iniziando una politica violenta e discriminatoria verso questi ultimi: in pratica, instaurando un apartheid non istituzionalizzato che dura ancor oggi, di cui non si parla e che pochi conoscono.

L’obiettivo è sempre stato l’arabizzazione del paese, politica divenuta sempre più evidente nel 1973 con l’adesione della Mauritania alla Lega araba, nel 1989 al Maghreb arabo e nel 2000 con l’uscita dalla Cedeao (Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale).

Tristemente più noto è invece il persistere della schiavitù, formalmente proibita nel 1981 (l’ultimo paese al mondo ad abolirla), mentre fino ad oggi si continuano ad arrestare i militanti dei movimenti antischiavisti.

Oggi, tantissimi afro-mauritani sono apolidi: rifugiati in Mauritania, in Senegal e nel loro stesso paese, privi di diritti giusto per aver commesso il delitto di essere nati di pelle nera nel paese sbagliato.

Ho conosciuto Aldiouma Cissokho durante il sit-in a Dakar in difesa della . «Sono un rifugiato, e in quanto tale manifesto solidarietà a chiunque migrante si trovi in difficoltà o subisca razzismo», mi disse. Sulla sessantina, pelle orgogliosamente nera, barba e capelli bianchi, Cissokho è rifugiato mauritano in Senegal come conseguenza ai tragici eventi del 1989. È stato lui ad aprirmi gli occhi sulla situazione delle popolazioni nere in Mauritania e sulla situazione dei rifugiati in Senegal. Insieme ad altri come lui, ha formato un movimento delle vittime della deportazione del 1989. Domenica 9 aprile, hanno organizzato a Dakar  la commemorazione dell’anniversario di quel tragico giorno in cui la loro vita è improvvisamente cambiata.

La miccia che ha fatto esplodere la situazione era stato un episodio di tensione tra pastori mauri e agricoltori senegalesi al confine tra i due paesi. A partire da quella data e per mesi, tutte le persone di pelle nera erano state prelevate dalle loro case e deportate in Senegal e Mali. Molte persone erano morte durante gli eventi o hanno subito inauditi soprusi. Tra le persone deportate e vittime delle crudeli violenze, c’erano anche dei cittadini senegalesi, i quali avevano risposto in Senegal aggredendo i mauri che vivevano nel paese e rimpatriandoli a loro volta. I due paesi, che hanno interrotto le relazioni diplomatiche e chiuso le frontiere per qualche anno, hanno rischiato in quel momento di finire in guerra.

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Fonte: afric(a)live, il blog di Luciana
Leggi l’articolo con alcune testimonianze su Nigrizia.it:
L’Odissea degli afro-mauritani

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