Caro Trump, alziamo muri anche in cielo

La manipolazione del clima è un ottimo affare: crea mercati vincolati, ha potenzialità per l’uso bellico e non chiede di riconoscere cosa o chi causa il cambiamento. Non c’è nemmeno bisogno di effettuare profonde trasformazioni nelle politiche e nei modelli energetici, si può benissimo continuare a riscaldare il pianeta e poi fare affari con la tecnologia al fine di raffreddarlo. Per questo, nell’amministrazione Trump ci sono molti fan della geoingegneria. Tra i più noti, c’è Rex Tillerson, attuale Segretario di Stato ed ex direttore della Exxon, multinazionale leader non solo nel petrolio ma anche in questo campo. Nel dicembre dello scorso anno, Tillerson lo ha detto chiaro: il cambiamento climatico non è altro che un “problema di ingegneria”. A fine marzo, a Washington DC, un autorevole forum scientifico ha discusso la possibilità di alterare l’intensità dei raggi solari che arrivano sulla terra. Ne conseguirebbe un aumento della siccità e degli squilibri climatici in Africa, Asia e America Latina, il “minore dei mali”, no?

Immagine tratta da: http://www.meteoweb.eu

di Silvia Ribeiro
Il 24 marzo 2017, si è tenuto a Washington DC, negli Stati Uniti, un forum sulla geoingegneria solare – modi per alterare l’intensità dei raggi solari che arrivano sulla Terra, presumibilmente per contrastare il riscaldamento globale. Questo porterebbe a una serie di forti impatti ingiustamente ripartiti sul pianeta, come una maggiore siccità e squilibri climatici in Asia, Africa e America Latina. Coloro che promuovono queste tecnologie affermano che ciò sarebbe “un male minore”. Chiaro: non sarà sul loro territorio che si verificheranno i peggiori impatti con l’applicazione di queste tecnologie.

In questo forum è stata annunciata l’intenzione di realizzare nel 2018 l’esperimento, ad oggi il più grande, di geoingegneria solare, di competenza di un team dell’Università di Harvard e a meno di 100 chilometri dal Messico. Secondo David Keith, che guida il progetto chiamato Perturbazione Stratosferica Controllata o ScoPEx (per il suo acronimo in inglese), sarà attuato in collaborazione con l’impresa spaziale privata World View, nel suo spazioporto privato di Tucson, in Arizona. Progettano di disseminare nella stratosfera particelle di solfato, calcio e altre sostanze con un pallone aerostatico e usare dei droni equipaggiati con sensori per studiare le reazioni chimiche e fisiche. Keith è finanziato, tra gli altri, da Bill Gates, ma si cercano maggiori fondi per questo esperimento (http://tinyurl.com/mzpaodv).

Con gli esperimenti di geoingegneria, ci sono molti impatti ambientali e di altro ordine (http://tinyurl.com/mj689pm). Questo violerà la moratoria de facto contro la geoingegneria stabilita dalla Convenzione sulla Diversità Biologica (CDB), che ammette esperimenti su piccola scala, ma solamente in un ambiente controllato e che non generi danni trans-frontalieri, cosa che questo progetto non può assicurare. Gli Stati Uniti non fanno parte del CDB, cosa che avvantaggia i geoingegneri.

Malgrado il recente decreto di Trump che smantella il programma sul cambiamento climatico del precedente governo, di sicuro lui non si opporrà e potrebbe appoggiare attivamente questo tipo di esperimenti volti a costruire un muro nel cielo – per coprire il sole, imitando l’effetto di un’eruzione vulcanica -, poiché molti dei suoi più stretti collaboratori sono ardenti difensori della geoingegneria. La manipolazione del clima è un buon affare, crea mercati vincolati, ha potenzialità per l’uso bellico e non chiede di riconoscere cosa o chi causa il cambiamento climatico, né effettuare cambiamenti nelle politiche e nei modelli energetici. Al contrario, permette di continuare con le cause che riscaldano il pianeta e fare affari con la tecnologia al fine di raffreddarlo.

Per questo, nell’amministrazione Trump, tra i noti promotori della geoingegneria c’è Rex Tillerson, attuale Segretario di Stato, ex direttore della Exxon. Questa mega compagnia petrolifera, da decenni promuove attivamente la geoingegneria, ad esempio attraverso Haroon Keshgi, capo del programma sul cambiamento climatico della Exxon. Quest’anno, la multinazionale è persino riuscita a inserire Keshgi nel team del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) che sta elaborando la relazione su come limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi e nel cui ambito hanno già proposto che venga considerata la geoingegneria. Nel dicembre 2016, Tillerson ha dichiarato che il cambiamento climatico non è altro che un “problema di ingegneria”. (Si veda ETC Group http://tinyurl.com/m4dkhkf).
Nel governo Trump, un altro difensore di rilievo della geoingegneria è David Schnare, del gruppo di transizione di Trump e, fino a marzo 2017, alto funzionario della EPA [Environmental Protection Agency]. Essere un noto negazionista del cambiamento climatico, non gli ha impedito di lavorare, dal 2007, ad un piano pluriennale di sostegno ufficiale alla geoingegneria ed è stato sul punto di ottenere che una commissione del Senato approvasse “discretamente” (sotto altro nome) 5 milioni di dollari a suo favore: un giornalista però ha diffuso la manovra che così è stata annullata. Schnare continua a spingere per un programma di sostegno pubblico alla geoingegneria, in particolare per alterare la radiazione solare. Nel 2009, in una nota sulla geoingegneria, ha spiegato come tener testa ai critici, “bisogna sfidarli a scegliere tra la morte per danno economico [dovuto a un cambiamento del modello petrolifero], la morte per inazione politica, la morte per cambiamento climatico o la vita grazie alla geoingegneria”. Un discorso curiosamente convergente con quello di David Keith.

Newt Gringich, ex congressista, portavoce e noto collaboratore del gruppo di Trump, è un altro aggressivo fautore della geoingegneria. Presso l’American Enterprise Institute, uno degli istituti finanziati dall’industria petrolifera, con il fine di produrre rapporti che negano il cambiamento climatico, ha stabilito un progetto a favore della geoingegneria.
Negare il cambiamento climatico non si contrappone, bensì va nella stessa direzione della geoingegneria: si tratta di non cambiare la cause reali del problema e giustificare i grandi responsabili di emissioni in modo che possano proseguire con i loro affari come sempre, o meglio ancora, incrementarli con il commercio del carbonio e con le tecnologie della geoingegneria.

Pubblicato sul blog di Silvia Ribeiro, amica e collaboratrice di tempo di Comune-info, con il titolo Trump y la geoingeniería: un muro en el cielo

Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo

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2 Risposte a “Caro Trump, alziamo muri anche in cielo”

  1. maomao comune
    17 aprile 2017 at 16:57 #

    La fonte è il blog di Silvia come chiaramente indicato

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  1. Muri in cielo | NoGeoingegneria - 17 aprile 2017

    […] per Comune-info: Daniela Cavallo  FONTE  […]

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