Tre giorni per cambiare l’Europa

A 60 anni dai Trattati di Roma che istituirono la CEE e l’EURATOM, i capi di stato e governo s’incontrano a Roma per celebrare “60 anni di pace”, tanto la guerra l’hanno sostenuta e fatta altrove, e magari prendere atto che, salvo una improbabile quanto radicale inversione di tendenza, l’idea di convivenza e lo spazio comune immaginato si vanno sgretolando giorno per giorno. Al di là delle stragi mediterranee di ogni giorno, un buon punto d’osservazione per guardare all’inconsistenza, alle ipocrisie e alle responsabilità dell’Europa politica, magari  con una prospettiva storica di lungo periodo, resta quello dell’occupazione israeliana della Palestina, annunciata giusto 100 anni fa dal colonialismo britannico. Se ne parlerà dal 23 al 25 marzo, a Roma, quando si farà sentire anche la voce di un’altra Europa, quella della costruzione paziente e della speranza di un continente che non può essere regalato a chi governa e all’orrore dei Salvini che impazzano un po’ in tutto il continente

foto tratta da http://popoffquotidiano.it

di Alessandra Mecozzi 

Giustizia e pace, contro guerre e occupazioni. E’ il messaggio della tre giorni di incontri e manifestazioni che si svolgeranno a Roma il 23 24 e 25 marzo, in occasione delle “celebrazioni”, dei capi di Stato e di Governo della Unione Europea, del 60° dei Trattati di Roma, che istituirono la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea per l’Energia Atomica (EURATOM): 60 anni,  portati maluccioMa è davvero da festeggiare il compleanno di questa UE? I tre giorni dei movimenti dicono di no e invitano a lavorare per cambiarla, per farla diventare la nostra Europa.

Tre giorni radicalmente europeisti, con tutt’altra visione da quella delle destre, nazionaliste e razziste. Tre giorni per dire che vanno cambiate le politiche che stanno distruggendo l’Europa come spazio comune. Quelle dell’austerità che hanno impoverito donne, uomini e paesi, aumentando le disuguaglianze; quelle migratorie, che contribuiscono alla strage infinita di chi cerca rifugio e una vita migliore;  quella estera, di fatto inesistente, priva di ruolo politico per fermare guerre di ogni tipo, soggetta ai  protagonismi militari interessati di alcuni Stati, generatori di guerre civili e vittime di attacchi terroristi sui propri stessi territori.

I capi politici celebrano 60 anni di pace (!) mentre l’Europa è circondata da guerre. Il caso più vicino è il Medio Oriente: le rivoluzioni che hanno cacciato alcuni regimi sono state represse con  cinismo e violenza, nuovi e vecchi regimi al potere, producendo guerre e profughi: solo in Siria 11 milioni. Un caso  paradigmatico, anche per le responsabilità europee, è quello di Palestina-Israele, perché è proprio lì che 100 anni fa, con la dichiarazione di Balfour, la Gran Bretagna, potenza coloniale, dava il via alla colonizzazione “sionista” sulla Palestina, come ci ricordano queste parole di Arthur James Balfour a Lord Rotschild, nel 1917:

“Egregio Lord Rothschild, è mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista, che è stata presentata e approvata dal governo. Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale (‘a national home’ nel testo originale, ndr) per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche presenti in Palestina, ne’ i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni. Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista”.  (da Osservatorio Iraq/approfondimenti…)

Attraverso errori, guerre e disastri umani (dopo la tragedia dell’olocausto, nel 1947 partizione della Palestina storica e successiva Nakba; nel 1967 la Naksa con l’ occupazione di altre parti di terra abitata da palestinesi), si arriva ai nostri giorni, quando la politica dell’Europa appare ancora prigioniera di una visione coloniale, garantendo l’impunità dei vari Governi israeliani per le violazioni del diritto internazionale e dei fondamentali diritti umani. Caso esemplare: l’inascoltato parere espresso dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia  nel 2004, al momento della costruzione di quel Muro di apartheid dichiarato contrario al Diritto internazionale, diventato invece anche fonte di “ispirazione” per qualche paese europeo in funzione antimigranti!!

Le responsabilità dell’Europa sulla centenaria vicenda Palestina/Israele sarà  il tema di uno degli incontri di La Nostra Europa,  che si svolgerà il 23 a Roma.  Ascolteremo le voci di un palestinese, Mahmoud Zawhare – della resistenza popolare non violenta -,  di un israeliano, Michel Warshawski- dell’Alternative Information Center – e di Pierre Galand, coordinatore del Tribunale Russell sulla Palestina, le cui sessioni si sono svolte tra il 2010 e il 2014 a Barcellona, Londra, Città del Capo, New York, Bruxelles. Ci si confronterà dopo con rappresentanti istituzionali a cui verranno richieste valutazioni ed impegni.

Nel 1989-90, mentre era in corso l’ Intifada delle pietre palestinese, la solidarietà internazionale si espresse a Gerusalemme con il grido di Time for peace e l’abbraccio alle mura di Gerusalemme. Oggi, dopo 27 anni, ulteriori sofferenze per i due popoli, il perdurare della occupazione militare e il dilagare della colonizzazione israeliana sulle terre palestinesi, bisogna parlare e agire per un Time for justice in Palestina e delle responsabilità dell’Europa,  quella istituzionale e quella della società civile. Sì, perché anche a noi, individui, associazioni, movimenti spetta il compito di fare il possibile perché prevalga la giustizia, senza la quale, come il tempo ha mostrato, non può esserci pace. E la nostra stessa libertà è a rischio  se non facciamo nulla perché essa sia di tutte e tutti.

Con questi sentimenti invitiamo tutte e tutti a partecipare all’incontro e alla discussione, perché ne nascano proposte ed azioni efficaci. E invitiamo anche a portare la Palestina nel corteo del 25 marzo, insieme ai movimenti italiani ed europei. Non lasciamo Roma ai leaders della UE e ai nazionalisti, alla visione di un’Europa fortezza. Lavoriamo per costruire un” Europa unita, democratica, solidale”. Troviamoci in tante/i  il 25 marzo in Piazza Vittorio, alle 11.  Da lì raggiungeremo il Colosseo e insieme faremo sentire con forza le voci di chi non intende smettere di  lottare per  realizzare per realizzare un’europa diversa, la nostra europa.

 

 

E’ TEMPO DI GIUSTIZIA IN PALESTINA! LE RESPONSABILITA’ DELL’EUROPA

Strategie, impegni, azioni della società civile e delle Istituzioni, in Italia e in Europa

23 marzo orario 15  alle 18  Università La Sapienza – Piazzale Aldo Moro, Roma
Facoltà di mineralogia, Aula LUCCHESI

Presentazione dell’iniziativa e degli ospiti  Interventi di:

Mahmoud Zawhare, resistenza popolare non violenta in Palestina

Michel Warshawski, scrittore, Alternative Information Center

Pierre Galand, coordinatore del Tribunale Russell sulla Palestina

Tavola rotonda con rappresentanti dei Parlamenti italiano ed europeo:

Filippo Fossati PD, Marietta Tidei PD, Erasmo Palazzotto SI, Manlio di Stefano M5S (da confermare),

Eleonora Forenza GUE, Brando Bonifei SeD PE (da confermare)

Promuovono: Arci, Assopace Palestina, Cultura è Libertà, Ebrei contro l’Occupazione, Fiom, Gazzella, Oltre il mare, Rete della Pace, Reteromana di solidarietà con il popolo palestinese (AssopacePalestina; Centro Italo Palestinese di Scambi Culturali di Gaza VIK; Donne in Nero; Ebrei contro l’Occupazione; Per non Dimenticare Gaza; Rete ISM Italia; Rete Radié Resh; US Citizens for Peace & Justice); Transform! Italia; Un Ponte per

 

 

 

 

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