Tornare in Egitto e pensare a Giulio

di Aldo Morrone*

È difficile tornare in Egitto senza pensare a Giulio Regeni. Mi trovo all’Università di Tanta, una città a circa cento chilometri dal Cairo, dove sono stato invitato a tenere alcune lezioni, per la trentaduesima Conferenza nazionale della Facoltà di Medicina. È qui tra i due rami del Nilo, che si scopre un Egitto che non vuole arrendersi alla violenza del fondamentalismo religioso. Le colleghe e le studentesse dell’Università sono in prima fila contro il terrorismo ed è sempre un’emozione incontrarle e discutere con loro.

Ho potuto visitare anche ospedali e centri per l’infanzia e ho incontrato tanti bambini di strada che vivono una condizione di completo abbandono affettivo, scolastico e sanitario. Molti di loro giocano nelle acque reflue di scarico delle fogne e vivono, (si fa per dire), accanto alle spoglie dei defunti, in quel cimitero del Cairo divenuto l’abitazione dei più poveri: “la città dei morti”. Con i colleghi dell’Ospedale italiano del Cairo si sta cercando di realizzare progetti per evitare che vengano ancora “usati” dalla criminalità e invece restituire loro un futuro di speranza e dignità.

La vita di Giulio Regeni e il suo impegno, più che la sua morte, ci dicono che questo è possibile!

All’interno dell’Ambasciata Italiana del Cairo ho potuto guardare a lungo un suo ritratto e ho pensato: è un paradosso che il nostro Paese scopra di essere rappresentato in maniera sublime da queste persone, solo quando la loro vita, viene stroncata brutalmente.

Spero che un giorno ci sia giustizia per Giulio Regeni e per tutte le vittime, più o meno anonime, di una violenza strutturale che spesso affonda le sue radici storiche da noi in Occidente…

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* Primario infettivologo dell’ospedale San Gallicano di Roma e medico noto in tutto il mondo, da più di trent’anni è impegnato con i migranti e in diversi paesi del Sud del mondo. Autore di articoli e libri, tra cui Lampedusa, porta d’Europa. Un sogno per non morire (Magi edizioni)

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2 Risposte a “Tornare in Egitto e pensare a Giulio”

  1. Fiorella Palombs
    21 marzo 2017 at 08:57 #

    Aldo, come hai ragione nel registrare che gli uomini buoni e colti che rappresentano il nostro contraddittorio paese vengono ricordati dopo la morte.

    Giulio, sì, ricordiamolo per i suoi meriti, d’altronde non possiamo fare altro.

    Buon lavoro *_*

  2. Lucia Sorbera
    21 marzo 2017 at 11:54 #

    Uno degli interventi più consapevoli, umani e lucidi che ho letto su questa vicenda da un anno a questa parte. Grazie.

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