Perché No Tap né qui né altrove

Foto di Mimmo Giglio sul presidio a Melendugno (28 marzo). Leggi anche: Tap-peto per la multinazionale

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di Elena Gerebizza, Re:Common

È fine febbraio, siamo a Baku, capitale dell’Azerbaigian. A un incontro ufficiale il governo italiano viene bacchettato per i notevoli ritardi nella costruzione del gasdotto TAP, il segmento in terra nostrana del Corridoio Sud del Gas. Con la coda tra le gambe, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda dice subito che da lì a qualche giorno si procederà con l’espianto degli ulivi. Calenda cerca così di mettere una pezza e ridare fiducia alle banche – che ancora devono esprimersi sui prestiti richiesti dal consorzio proponente – e ai partner internazionali, in primis l’esecutivo azero, ma anche alla Commissione europea, con cui Palazzo Chigi sta facendo una “brutta figura”.

Invece di cogliere l’occasione e sfilarsi da un progetto che sarà un buco nero per le finanze pubbliche italiane e europee, come suggerivamo QUI, il nostro governo ha scelto di mandare centinaia di poliziotti a Melendugno, nella campagna salentina, per difendere i mezzi della subappaltata che per conto della TAP deve procedere all’espianto degli ulivi. Sebbene manchino tutti i permessi.

Mentre gli abitanti di Melendugno e del Salento si opponevano fisicamente al passaggio dei mezzi e i sindaci con fascia tricolore, anche loro sul campo, negoziavano con il questore e il prefetto uno stop delle operazioni, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano denunciava l’espianto dei primi 211 ulivi (sui 1.900 da “trasferire”) come “illegale” in un post su Facebook ripreso dalla stampa e che ha fatto il giro dei social.

 

Dopo tre giorni di fuoco, il prefetto di Lecce ha chiesto alla società di sospendere le operazioni, che sono state così fermate fino a un chiarimento sulla questione dei permessi, che lo stesso prefetto ha preso in carico.

Noi di Re:Common siamo accanto al Comitato NO TAP, alla popolazione di Melendugno e al Salento intero, contro la realizzazione di questa grande opera che riteniamo inutile, imposta, e che arrecherà un danno permanente al territorio dove queste comunità vivono, oltre che a tutti i cittadini italiani e europei chiamati a finanziarla.

Già nel 2014, qualche mese prima dell’approvazione della Valutazione di impatto ambientale del gasdotto, abbiamo scritto in dieci punti le nostre ragioni contro il TAP, che potete leggere QUI Forse come il Comitato NO TAP siamo dei veggenti, o forse le nostre sono solo valutazioni di buon senso. Oggi, a tre anni di distanza dal 2014, e dopo oltre quattro anni di campagna pubblica e di iniziative per esporre tutti gli aspetti negativi di questa grande opera e le lacune profonde nella sua sostenibilità economica e finanziaria, pensiamo sia giusto ribadire il nostro NO a questo mega progetto.

A quelle dieci ragioni oggi possiamo aggiungere che:

IL TAP SI È DIMOSTRATO NON STRATEGICO

Lo hanno detto istituzioni autorevoli e stimate come l’Università di Oxford e il suo gruppo di ricerca in materia energetica, che ha messo in discussione le riserve reali di gas dell’Azerbaigian. Uno dei suoi esponenti è stato intervistato da Report. Che cosa dice, in maniera chiara e netta, lo trovate QUI

Inoltre la Commissione europea ha sempre giustificato la “strategicità” dell’opera come “alternativa al gas russo”. Peccato che dal 2013 a oggi le relazioni tra alcuni dei governi parte del Corridoio Sud e la Russia siano un po’ mutate. La Turchia ha già firmato un accordo con Gazprom per la costruzione del Turkish Stream, che porterà sul suo territorio gas russo, poi venduto a Istanbul e al mercato europeo proprio attraverso il TANAP, la tratta turca del Corridoio Sud (di cui fa parte il TAP) a cui si collegherà allo snodo di Kipoi. Anche la Grecia ha siglato un’intesa con la solita Gazprom per un altro gasdotto che si collegherebbe al TAP.  Lo stesso country manager di TAP in Italia, Michele Elia, ha confermato a Report che alla sua compagnia interessa vendere il gas, senza doversi troppo preoccupare su quale sia la fonte. Una valutazione forse strategica per un attore privato, non certo per i cittadini europei, che dovrebbero pagare la costruzione del gasdotto…

IL TAP SOSTIENE GOVERNI AUTORITARI

Azerbaigian e Turchia sono due paesi che negli ultimi anni hanno visto un’escalation di repressione da parte dello stato verso giornalisti, attivisti, intellettuali, avvocati per la difesa dei diritti umani. Sono paesi che stanno vivendo una profonda crisi democratica, dove sono stati arrestati centinaia, se non migliaia di oppositori politici e in cui le élite al potere fanno il bello e il cattivo tempo modificando le normative a proprio favore, in violazione di qualsiasi principio democratico. In Turchia vige ancora la legge marziale, mentre in Azerbaigian le ultime riforme promosse dal presidente Ilham Aliyev permetteranno a lui di essere rieletto potenzialmente per sempre, a suo figlio di diventare presidente nonostante la giovane età e a sua moglie di farne le veci grazie alla recente nomina a vice-presidente.  In questa situazione, come si può pensare che ci possa essere una qualsiasi forma di supervisione indipendente anche solo alla costruzione del progetto, a come sono state acquisite le terre, o a come verranno gestiti gli appalti e gli stessi finanziamenti pubblici che l’Europa si appresterebbe a concedere per miliardi di euro?

È ANTIDEMOCRATICO

In questi anni abbiamo studiato e ci siamo confrontati con attivisti, esperti, giornalisti dei diversi paesi coinvolti. Abbiamo visitato oltre due terzi degli 870 chilometri del gasdotto, abbiamo parlato con le persone le cui vite saranno impattate dall’opera non solo in Salento, ma anche in Grecia e in Albania. Abbiamo visto che oltre la propaganda sulla “strategicità” e su quanto i vari esecutivi puntino a definire il gasdotto “un progetto di priorità nazionale” oltre che europea, la realtà dei fatti è che le famiglie che si trovano lungo il tracciato si sono viste imporre il “tubo” con poca considerazione del danno diretto che subiranno. Lo spazio per l’informazione e il dialogo di fatto non c’è stato. Intere comunità vedranno stravolta la propria economia non solo dalla costruzione, ma anche dalla convivenza futura con impianti industriali (le centrali di pressurizzazione e depressurizzazione) altamente invasivi. Nonché potenzialmente ad alto rischio, seppure lungo tutto il tracciato la normativa Seveso sia stata bypassata e ad oggi rimanga un punto di conflitto dei diversi ricorsi amministrativi presentati sia in Italia che in Grecia.

È OPACO E POCO TRASPARENTE

Dopo diverse  richieste di accesso agli atti alle istituzioni coinvolte, incontri pubblici a cui la Commissione europea non ha voluto partecipare, domande specifiche alla casa madre del consorzio TAP che non  hanno avuto risposta, lettere alla Banca europea degli investimenti che ci hanno dimostrato la scarsa due diligence fatta finora da questo stesso organismo dell’Unione europea, possiamo dire che non ci sentiamo per niente rassicurati rispetto a quali siano i reali interessi dietro a questo progetto da 45 miliardi di euro. Solo per fare un esempio, qualcuno ha visto il bilancio 2016 del consorzio TAP? Qualcuno ha letto l’accordo firmato dal governo italiano con il consorzio TAP e le clausole sanzionatorie a cui faceva riferimento il ministro azero dell’energia dopo l’incontro dell’Advisory Council a Baku dello scorso febbraio? Forse il ministro Calenda dovrebbe preoccuparsi di renderlo pubblico, in modo che oggi, in una situazione in cui avrebbe più senso uscire da questo progetto che rimanerci dentro, ciascuno potrebbe fare le proprie valutazioni.

IL GAS NON C’È, IL GASDOTTO NON CI SERVE

La Commissione europea dal 2011 a oggi si è impelagata in un negoziato con il Turkmenistan per convincere il governo (autoritario) a vendere sul mercato europeo il proprio gas attraverso il Corridoio Sud. Il negoziato è naufragato, e il Turkmenistan ha iniziato la costruzione di un altro gasdotto che guarda verso est, il TAPI.  Senza il gas del Turkmenistan quindi, a cosa serve il Corridoio Sud? A vendere il gas russo forse? Ma ci serve ancora gas in Europa, con il crollo dei consumi che continua dal 2009? Noi pensiamo di no, e crediamo che la vera emancipazione energetica vada costruita non dalla Russia ma dai combustibili fossili, incluso il gas. La costruzione del mercato del gas europeo non ha nulla a che fare con la nostra sicurezza energetica, e con il futuro che desideriamo costruire. Lo avevamo già detto QUI e lo ribadiamo oggi.

Crediamo che la Commissione europea dovrebbe ringraziare la resistenza in Italia, e il lavoro inestimabile degli esperti e delle persone e organizzazioni che negli ultimi anni si sono spesi per fare chiarezza su questo progetto inutile oltre che dannoso. Che non ha senso costruire né a San Basilio, né altrove.

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6 Risposte a “Perché No Tap né qui né altrove”

  1. Paolo
    29 marzo 2017 at 05:48 #

    Costruire impianti per la Bioenergia dalle acque reflue e attivare in modo reale tutto quell’enorme potenziale della cosiddetta Energia Alternativa, concedendone la gestione ai Comuni per una vera produzione made in Italy a favore di tutti i cittadini

  2. 29 marzo 2017 at 11:55 #

    GRANDE mente, quella del sig. Paolo (che mi precede nei commenti), io, come migliaia di cittadini melendugnesi, della Grecìa Salentina e di tutto il Salento, ho toccato con mano, piedi e occhi la realtà nefasta, inqualificabile, balorda, criminale, selvaggia, violenta perpetrata dalla SOCIETA del TAP, con il beneplacido degli ultimi governi e con l’ atteggiamento di PONZIO PILATO tenuto dalla Regione Puglia e dal suo attuale presidente che, per non aver mai voluto ascoltare l’ assessore regionale più votato d’ Italia, il sig. Sergio BLASI, il quale da tempo aveva proposto al governo centrale che se proprio voleva fare quest’ opera faraonica, assurda, vile, inutile, dannosa, doveva spostare l’ approdo un pò più a nord, in quella terra giaà MARTORIATA dalla centrale a Carbone di “CERANO” – (BR). Il sig. Emiliano, non solo lo ha escluso dall’ Esecutivo della Giunta Regionale, ma se l’è fottuta totalmente della emerita e coscienziosa proposta del sig. S.BLASI.
    Ma, come tutti sappiamo, se il “Pesce puzza dalla testa…” allora dobbiamo andare tutti a ROMA, in macchina, in autobus, in treno, in nave, in aereo e dire una volta per tutte BASTA
    a questi governantucoli di MERDA-LADRI-PARASSITI-DELINQUENTI LEGALIZZATI-IRRESPONSABILI-PERICOLOSI

  3. Roberto
    29 marzo 2017 at 19:45 #

    Resistete, siamo tutti con voi !

  4. Matteo
    31 marzo 2017 at 18:56 #

    Vorrei segnalare alcune cose:
    Innanzitutto partiamo da dati ufficiali e sicuri, la newsletter mensile del gestore dei mercati energetici italiani: http://www.mercatoelettrico.org/Newsletter/20170315newsletter.pdf
    Circa della metà del gas viene impiegato nelle reti di distribuzioni per arrivare ai clienti finali di riscaldamento.
    Attorno al 2013 l’Italia è entrata in una fase di crisi di approvvigionamento di gas naturale, il ministero ha pertanto varato alcune norme di emergenza, tra cui anche il piano nazionale di emergenza gas, volto a tutelare il sistema Italiano e le utenze critiche contro mancanze di approvvigionamento di gas. Tale piano di emergenza prevede la possibilità di chiudere in primis le industrie e via via le utenze meno critiche per lasciare alle utenze critiche l’approvvigionamento.
    Parallelamente si è lavorato per il potenziamento delle importazioni di gas in Italia spingendo sulla realizzazione di terminali di rigassificazione (importazione via nave) e sulla creazione di nuove frontiere di approvvigionamento per evitare di essere in balia e sotto il ricatto di pochi stati.
    Come sapete l’Italia è un importatore netto di gas (95% circa – pagina 11). Inoltre la metà dell’energia elettrica in Italia è prodotta tramite gas (pagina 5).
    L’obiettivo è di rilanciare il sistema Italiano facendo diventare l’Italia un HUB del gas, facendo entrare il gas verso dall’Italia verso gli altri stati europei e non dal nord Europa verso di noi come succede attualmente. Ovviamente i costi maggiori costi di trasporto dal nord Europa a noi finiscono nel prezzo che si paga in bolletta. Per questo tale gasdotto è un’opera strategica per il sistema Italia.
    Si fa presente che si sta parlandi di 200 ulivi che vengono temporaneamente spostati e riposizionati a lavori terminati. Lo stesso presidente Emiliano che adesso si oppone tanto per ottenere consensi politici autorizzò lo spostamento di ben 2000 ulivi per la realizzazione di un’acquedotto per il salento: http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=20712

  5. redazione di Comune
    6 aprile 2017 at 11:07 #

    Sospeso l’espianto degli ulivi a Melendugno: il Tar Lazio ha accolto la richiesta cautelare avanzata dalla Regione Puglia, dopo la straordinaria protesta dei No Tap, sul gasdotto. La prossima udienza è stata fissata per il 19 aprile.

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  1. Pressenza - Perché No Tap né qui né altrove - 1 aprile 2017

    […] L’articolo originale su comune-info.net […]

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