Una proposta per non cucinare mai più

di Federica Buglioni*

Una modesta proposta per avere figli selettivi a tavola

(e non cucinare mai più)

Crescere figli selettivi presenta molti vantaggi. Assecondare le loro richieste senza mai proporre alternative, consente infatti di guadagnare un’ora al giorno di tempo libero, di sentirsi buoni, di strappare facilmente sorrisi e di migliorare l’atmosfera famigliare, perché non appena ci si libera dalla schiavitù della cucina, la casa è subito più ordinata, pulita e priva di tensioni al momento dei pasti. 

Ecco dunque, in pochi punti essenziali, i consigli per rendere l’alimentazione dei figli sempre più ripetitiva e prevedibile e per liberarsi definitivamente dalle preoccupazioni che assillano quei genitori – autolesionisti! – che quotidianamente cucinano e combattono per la cosiddetta “sana alimentazione”.

1. Abbondate con sale, zucchero e grassi

Abituate i bambini, fin da piccoli, ai sapori forti e ai cibi conditi, in modo da avvicinarli subito alle caratteristiche del cibo elaborato e confezionato. State alla larga dai sapori delicati di frutta e verdura fresca; la prima va dolcificata sempre, la seconda sempre passata e arricchita di formaggio e prosciutto o nascosta nei fritti.

2. Puntate sulla vista

Ogni piatto deve essere carino e accattivante. Non lasciate che i bambini si concentrino sugli odori, sulle sensazioni tattili o sul gusto. Via libera ai coloranti, se questi aiutano a trasformare la tavola in un’eterna festa di compleanno, e naturalmente alle presentazioni che simulano l’aspetto di giocattoli e pupazzi. L’importante è che il cibo non sembri mai “da adulto”.

3. Confezioni

Proprio come un regalo, il cibo deve sempre avere il suo pacchetto da scartare. Le confezioni permettono anche di imparare meglio i nomi commerciali dei cibi (anziché quelli degli ingredienti) e di approfittare di molti vantaggi (regalini, punti ecc.). Se a fine giornata il bidone dell’umido è ancora vuoto, siete sulla buona strada.

4. Ripetizione

Avete identificato quattro o cinque piatti che i bambini gradiscono? Bene, siete alla meta. Serviteli tutti i giorni e non perdete tempo a proporre altro. Meglio ancora se questi sono prodotti standardizzati, in modo che anche i viaggi siano più semplici: un Big Mac si trova in tutto il mondo!

5. Freezer, forno e telefono

Per portare in tavola la cena non serve altro. Oggi alcuni cibi congelati si cuociono addirittura nella loro confezione. Ma attenti, non fatevi vedere in cucina troppo spesso. Fate subito capire ai bambini che cucinare è una perdita di tempo: prendete il telefono e ordinate pasti a domicilio almeno due volte la settimana.

6. Nutrite, nutrite, nutrite

Anche se i bambini non hanno appetito, è bene che mangino. Una merendina e una bibita o un succo sempre in cartella li abitueranno a nutrirsi per divertimento, per compiacere il palato, per passare il tempo… e naturalmente per consolarsi. Inutile, infatti, approfondire il perché dei malumori o del nervosismo: una caramella e ci si sente già meglio, non è così?

7. Premiate, nascondete e punite

Il cibo si presta bene ai piccoli ricatti: non rinunciate a questa occasione. Se proprio il pediatra vi costringe a portare in tavola qualche verdura (e cambiare pediatra, si sa, è una perdita di tempo) e i bambini, giustamente, si ribellano, premuratevi di farla inghiottire minacciando punizioni o di promettendo ricompense. Ecco qualche suggerimento per i principianti: “Se mangi il primo, ti do la torta”, oppure: “Se non mangi il primo, niente budino davanti alla tele.” Naturalmente sono efficaci anche i ricatti affettivi: “Se non mangi, la mamma piange” o “Se non mangi, il nonno che è in cielo non ti vuole più bene” (così i bambini non potranno neanche verificare).

8. Siate determinati e coerenti 

Con gli insegnanti e con gli altri genitori chiarite subito che i vostri figli mangiano così e che per voi va benissimo. Se, a casa di amici, i bambini non trovassero nulla di loro gusto, niente paura: hanno in tasca la merendina di cui li avete astutamente riforniti.

9. Storielle e citazioni dotte

Se qualcuno riuscisse a intrappolarvi in una discussione sul cibo, raccontate di quel vostro conoscente che mangiava un sacco di verdura (magari non è vero, ma quello che ne sa?) e che è morto in un incidente stradale. O affidatevi a citazioni famose. Eccone due:

“Parte del segreto del successo, nella vita, sta nel mangiare quel che ci piace e lasciare che poi il cibo se la veda lui col nostro corpo” (Mark Twain); “Il cibo sano fa bene alla coscienza, gli Oreo fanno bene al palato” (Robert Redford).

Siate fatalisti e godetevi il presente!

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Post scriptum

Speriamo che queste righe vi abbiano fatti sorridere. Prima che qualcuno, riconoscendo come propri alcuni di questi (diffusi) errori, si senta sopraffatto dai sensi di colpa, teniamo a dire che i genitori perfetti non esistono e che di errori ne commettiamo tutti. Proprio perché educare i bambini a mangiare bene è un navigare a vista in acque tempestose, ci è venuta voglia di riderci su, sdrammatizzare e perdonarsi. Il titolo del post, naturalmente, è un piccolo omaggio a Jonathan Swift, che nel 1729 pubblicò il noto saggio satirico A Modest Proposal nel quale esortava gli irlandese poveri a vendere i propri figli come cibo ai più facoltosi, risolvendo così il problema della fame e della povertà nel paese. 

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* autrice e fondatrice dell’associazione Bambini in Cucina, fa parte della Rete di Cooperazione educativa

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5 Risposte a “Una proposta per non cucinare mai più”

  1. 1 aprile 2017 at 09:30 #

    Voi scherzate, ma queste abitudini sono più diffuse di quanto crediate. Quelli che una volta era “l’odore di cucinato”, che riportava alla memoria la torta della nonna o la cucina speziata della mamma, sono diventate delle “puzze”; non è raro vedere gente che spruzza deodoranti per ambienti, dopo aver tirato fuori dal forno la pizza congelata!

    • Maria Grazia
      5 aprile 2017 at 08:34 #

      Sono d’accordo con Juana, il suo commento rispecchia l’attualità e l’articolo scritto con un po’ di ironia che non guasta è reale. Oggi è così che alimentiamo i bambini e noi stessi.

  2. vincenzo
    1 aprile 2017 at 13:11 #

    ma è ironia o dici sul serio ?

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