8 marzo. Diario intimo da Dublino

Mai nella vita mi ero sentita così parte della storia. L’8 marzo del 2017 non sarà dimenticato facilmente in nessun angolo del pianeta ma in pochi paesi le manifestazioni avranno una rilevanza politica come in Irlanda, dove vige la legge sull’aborto più barbarica di tutta l’Europa Occidentale. Qui l’ordine costituito dallo Stato e dall’influenza della Chiesa ieri s’è sentito vacillare quasi fisicamente, con la sensazione, altrettanto corporea, di vivere un cambiamento epocale. Una risposta all’altezza dell’emozione suscitata dal recente ritrovamento delle fosse comuni di Tuam e dall’emersione dei casi di 30 mila donne povere “colpevoli” di aver concepito figli fuori dal matrimonio e costrette in stato di schiavitù nelle lavanderie dei conventi. Malgrado lo Stato e la Chiesa non abbiano ancora mostrato di aver compreso la portata dei loro crimini, forse ieri per la prima volta abbiamo avuto la certezza che qui il tempo dell’orrore riservato alle donne sta davvero finendo

Tutte le foto sono di Laura Fano

di Laura Fano

Ieri, 8 Marzo 2017 è stata una giornata storica. Mobilitazioni di donne in 55 paesi diversi, per riappropriarsi di una giornata di lotta, ormai da troppo tempo trasformata in celebrazione commerciale. Io l’ho passata qui a Dublino, dove sono certa che non sarà dimenticata. Non solo perché le piazze erano piene, ma perché la condizione della donna qui in Irlanda è particolarmente problematica. L’intera giornata è stata un’occasione per reclamare con ancora più forza uno dei diritti fondamentali delle donne, quello di poter decidere autonomamente del proprio corpo e della propria salute riproduttiva.

L’Irlanda ha la legge più conservatrice e barbarica di tutta l’Europa occidentale in materia di aborto. Negli articoli che ho scritto per Comune ho spiegato dettagliatamente la situazione, e a quegli articoli rimando chi volesse saperne di più. In questo vorrei solo descrivere la mia giornata di ieri, vissuta con l’emozione di assistere ad un cambiamento epocale, a qualcosa che ricorderò negli anni come il momento che ha fatto traballare l’ordine precostituito.

Ho iniziato a marciare alle 10 di mattina e non mi sono fermata fino alle 8 di sera. Per tutta la giornata, per l’intero centro di Dublino si aggiravano giovani donne vestite di nero, la maggior parte con l’ormai famosa felpa con la scritta Repeal. Bastava guardarsi, riconoscersi e sorridersi. Sentirsi parte della stessa lotta.

Il primo evento è stato lo Strike4Repeal, una serie di proteste di fronte ai vari ministeri. Nonostante l’evento fosse di mattina, la gente era tanta, donne, uomini, famiglie intere, soprattutto giovanissimi. Mi è apparso così evidente che la questione dell’aborto abbracci ormai qui in Irlanda temi più ampi. Catalizza la rabbia delle nuove generazioni verso un sistema patriarcale arcaico in cui l’alleanza tra Chiesa e Stato ha generato mostri. Durante i quasi cento anni di indipendenza, questa alleanza ha prodotto orrori indescrivibili, le Magdalene Laundries e le Mother and Baby Homes di cui purtroppo si è tornato a parlare negli ultimi giorni.

Il ritrovamento di una fossa comune con resti di bambini in quella che era la Mother and Baby Home di Tuam ha scosso il paese, e ha generato ancora più rabbia verso uno Stato e una Chiesa che ancora pretendono di decidere ciò che le donne possono fare. Quello Stato e quella Chiesa che per decenni hanno rinchiuso donne – soprattutto quelle più povere – in luoghi di detenzione per il solo fatto di aver concepito figli al di fuori del matrimonio. Quello Stato e quella Chiesa che hanno sfruttato il lavoro gratuito di quelle stesse donne, praticamente schiave, nelle lavanderie. L’ultima laundry è stata chiusa nel 1996.

La folla è poi arrivata a O’Connell Bridge, il ponte principale della città, bloccando il traffico per ore e paralizzando di fatto l’intera città. Nel pomeriggio invece è stata la volta del Bus4Repeal. La folla ha accolto con un entusiasmo incontenibile le attiviste di ROSA, che per tre giorni avevano girato il paese in pullman per distribuire pillole abortive e sensibilizzare gli studenti delle università. ROSA non ha niente a che vedere con il colore ma è l’acronimo di ‘for Reproductive Rights, against Oppression, Sexism and Austerity’ ed è in onore a Rosa Luxemburg e Rosa Parks. Queste giovani attiviste rappresentano per me il meglio della società irlandese. La loro capacità di legare insieme lotte civili e sociali in una critica all’intero sistema capitalista è stupefacente. Il loro coraggio, nello sfidare la legge (aiutare qualcuno a procurarsi un aborto è qui punibile con 14 anni di carcere) e l’aggressività dei gruppi pro-life che le hanno seguite nel loro tour, è incredibile. Sono delle grandissime donne che stanno facendo la storia di questo paese.

Io però avevo con me anche le mie piccole donne, le mie figlie Luna e Maya, perché non potevo certo scioperare subappaltando il mio lavoro di cura a qualche altra donna. Così hanno partecipato con me all’ultimo grande evento della giornata, una marcia, arrabbiata e allegra allo stesso tempo, che ha sfilato per le strade del centro fino ad arrivare di fronte al parlamento. Mai in vita mia mi sono sentita così parte della storia, così vicina a tutte quelle persone che sfilavano accanto a me.

Luna-Frida allo specchio

Un 8 Marzo memorabile, dunque, che per me si è concluso questa mattina. A scuola di mia figlia Luna i bambini potevano vestirsi come personaggi femminili storici e fonte di ispirazione. Lei ha scelto di vestirsi da Frida Khalo, rendendomi felicissima.

Perdonatemi se questo racconto è forse un po’ troppo personale, ma per rimanere in tema, si sa….’il personale è politico’.

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5 Risposte a “8 marzo. Diario intimo da Dublino”

  1. Paolo Capece
    10 marzo 2017 at 01:20 #

    Questo articolo é uno dei tanto esempio di come della medesima notizia si possono fare interpretazioni o letture molto differenti.

    C’è anche chi la commenta cosi:
    http://www.iltimone.org/35812,News.html
    o cosi:
    http://www.uccronline.it/2017/03/04/la-fossa-comune-nellorfanotrofio-cattolico-occhio-alla-bufala/

    Di solito la verità sta nel mezzo.
    E ci si avvicina un po’ di più chi si toglie il paraocchi dell’ideologia a senso unico e cerca di capire e di contestualizzare i fatti.

  2. Laura Fano
    10 marzo 2017 at 20:26 #

    No la verita non sta nel mezzo ma in irlanda. Qui a nessuno, neanche al governo che ha grosse responsabilita’, e’ venuto in mente di dire che e’ una bufala. Si informi da fonti piu’ attendibili

  3. paolo
    11 marzo 2017 at 15:25 #

    Appunto.
    Informarsi da più fonti, separare i fatti dalle interpetazioni main stream, contestualizzare nel tempo e nel spazio.

    Infine farsi un idea .

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