Parla con gli spiriti, dunque è pericolosa

Francisca Linconao Huircapán è stata condannata al carcere preventivo quattro volte in dieci mesi, accusata di complicità in omicidio da un uomo che ha poi ritrattato la sua testimonianza perché estorta con la tortura. E’ una machi (autorità spirituale, esperta nelle pratiche di medicina tradizionale) dei mapuche del Cile e in quanto tale non può essere allontanata dal suo centro vitale, la terra. Ne morirebbe. Eppure le sono sempre stati negati gli arresti domiciliari, così ha cominciato uno sciopero della fame. A gennaio, colpita da diverse patologie e molto debilitata, ha finalmente ottenuto i “domiciliari”. La sua resistenza contro la persecuzione dello Stato è però diventata uno dei simboli della lotta dei Mapuche contro il razzismo istituzionale. Perché una donna minuta, dallo sguardo fiero e intenso che esprime profonda dignità, viene considerata una pericolosa minaccia dallo Stato? Meno di dieci anni fa ebbe il coraggio di denunciare la Società Palermo per un disboscamento illegale in un territorio confinante con quello della sua comunità dove sorgevano tre sorgenti d’acqua sacre per il popolo mapuche. Ottenne una vittoria storica, un preciso segnale di pericolo

di Patrizia Larese

Il caso di Francisca del Carmen Linconao Huircapán, la machi del Lof Rahue, località presso Temuco, città dell’Araucania, regione del Sud del Cile, è l’ennesima vicenda di violenza contro il popolo Mapuche. Gli Uomini della Terra [Mapu Terra e Che Uomo] sono un antico popolo indigeno, vivono in Argentina ed in Cile, dove sono quasi due milioni. Un popolo guerriero, l’unico a resistere alla colonizzazione spagnola, che, alla fine del 1800, a seguito delle due campagne militari “la Pacificazione dell’Araucania” e “la Conquista del Deserto”, è stato massacrato dagli stati argentino e cileno, deportato in riserve e ridotto alla fame e alla marginalità.

I Mapuche hanno continuato incessantemente a lottare per riappropriarsi dei territori ancestrali, oggi preda delle grandi multinazionali e dei ricchi proprietari terrieri. In Cile abitano prevalentemente la regione dell’Araucania, nella parte centro-meridionale del paese. Vivono in comunità agricole guidate da un lonko (capo) e da una machi (figura medico-spirituale) e sono composte da weichafe, i guerrieri. Agli inizi di gennaio di quest’anno le tristi vicissitudini di Francisca hanno avuto fine ma la storia sofferta da questa donna sessantenne è durata per anni. Nella comunità mapuche, Francisca ricopre il ruolo di machi: guaritrice ed autorità religiosa, considerata dalla gente del suo popolo il legame principale tra il mondo soprannaturale degli spiriti e delle divinità e il mondo reale ed umano. Con le sue battaglie contro lo Stato è diventata uno dei simboli della lotta del popolo mapuche.

Il 4 gennaio 2013 i coniugi, Werner Luchsinger e Vivian Mackay, muoiono nella loro fattoria a causa di un incendio appiccato da sconosciuti incappucciati. Nella zona erano in atto azioni di protesta per il quinto anniversario dell’assassinio di Matías Catrileo, un giovane mapuche ucciso dai carabinieri proprio nella tenuta dei due proprietari terrieri. Francisca viene prelevata con la forza dalla sua abitazione, maltrattata, picchiata di fronte alla nipotina e denudata senza alcun rispetto dei suoi abiti cerimoniali. A causa delle dichiarazioni di José Peralino, testimone chiave nell’indagine, la machi viene accusata di essere complice, insieme con altre 10 persone, del duplice omicidio e rinchiusa in carcere. La incriminano anche per porto illegale di armi e munizioni per cui nei suoi confronti viene invocata la legge antiterrorismo (18.314), emanata dalla dittatura di Pinochet nel 1984. La legge dura e repressiva, prevede testimoni d’accusa sotto copertura e processi politici che si concludono con lunghe condanne. Ė ancora oggi oggetto di un intenso dibattito da parte della Corte interamericana dei diritti dell’uomo e del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite.

La machi si è sempre dichiarata innocente. All’udienza di formalizzazione dei capi d’accusa, Peralino ritratta la sua confessione, denunciando che la deposizione gli è stata estorta con torture e minacce di morte da parte della Polizia investigativa (PDI Policía de Investigaciones). A Francisca non vengono riconosciuti gli arresti domiciliari. L’avvocato Alicia Alonso, direttore della ONG Leasur, in un’intervista ha dichiarato che “la custodia cautelare dovrebbe essere una misura eccezionale” e durante il processo aveva detto: “In base all’articolo 10 n.2 della Convenzione 169 dell’ILO (International Labour Organization: Organizzazione Internazionale del Lavoro) del 1989, ratificata dal Cile, e applicabile a persone appartenenti a popolazioni indigene, dovrebbe essere data la preferenza a metodi di punizione diversi dalla carcerazione. Pertanto l’uso della detenzione preventiva contro una persona appartenente ad una comunità indigena significa non riconoscere e rispettare il trattato internazionale.”

In un articolo del 4 gennaio scorso, redatto dal giornalista cileno Richard Sandoval, si legge: “Rinchiudendo in carcere una machi lo Stato vuole massacrare non solo le terre, i giovani, i bambini indifesi, non solo la lingua e la cultura indigene, ma vuole annientare il centro spirituale di un popolo messo sempre all’angolo. Imprigionando la machi Francisca l’hanno spogliata della sua capacità di mettersi in contatto con gli spiriti e le divinità della natura. Massacrano la ragione stessa dell’essere mapuche.” La Machi se non sta in contatto con il suo centro vitale, la Ňuke Mapu [Madre Terra nel linguaggio mapuche], si debilita e muore.

Francisca è stata condannata al carcere preventivo quattro volte in dieci mesi. Dalla sua prigionia ha denunciato le persecuzioni che ha subìto e a cui è sottoposta continuamente la sua gente. Durante l’ultima incarcerazione, alla fine del mese di dicembre 2016, quando per la quarta volta le sono stati negati gli arresti domiciliari, la machi ha deciso di iniziare lo sciopero della fame. Ha accettato che le venissero somministrati soltanto liquidi rifiutando cibo per 15 giorni, ciò le ha provocato un notevole dimagrimento, tanto che il suo corpo si è ridotto a pesare solo 42 chilogrammi. Dal momento che soffre di altre patologie: gastrite cronica, ipertensione, osteoporosi lombare con alto rischio di frattura ed osteopatia ad entrambe le anche è stata trasferita in ospedale. Un gruppo di deputate della Nueva Mayoria è andato a farle visita per conoscere la situazione del suo precario stato di salute.

Nonostante ciò Francisca Linconao ha continuato la sua lotta, ha scritto tre lettere alla presidente Michelle Bachelet chiedendole di porre fine alla persecuzione del suo popolo. L’IDNH (Istituto Nazionale dei Diritti Umani) ha manifestato preoccupazione per lo stato di salute della machi. Amnistía Internacional Cile ha iniziato una campagna per attirare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sulla situazione della donna india.
Le comunità mapuche hanno denunciato che la morte di Francisca sarebbe stato un avvenimento gravissimo per due motivi: non solo sarebbe stata la prima morte di un’autorità spirituale indigena in democrazia ma, nel caso specifico, di una donna anziana e malata. Questo tragico evento avrebbe fatto seguito a distanza di pochi giorni al decesso del prigioniero politico mapuche José Mariano Llanca, trovato morto nella sua cella, il 17 gennaio scorso, dopo che aveva chiesto invano un intervento umanitario.

Secondo lo Stato cileno questa donna minuta, dallo sguardo fiero ed intenso, che esprime profonda dignità, rappresenta un pericolo per la nazione cilena: ‘la machi peligrosa’, così viene chiamata, già nel 2008 ebbe il coraggio di denunciare la Società Palermo per un disboscamento illegale di alberi ed arbusti in un territorio confinante con quello della comunità mapuche. Francisca argomentò che la deforestazione era illecita poiché avveniva nel perimetro dove sorgevano tre sorgenti d’acqua sacre per il popolo mapuche. Con questa azione venivano violati l’articolo 5 della Legge sulle Foreste e i luoghi di significato spirituale per i Mapuche, i “menokos”, zone paludose dove risiedono le forze naturali che, secondo la cosmovisione mapuche, hanno un significato sacro. Inoltre il taglio degli alberi avrebbe provocato la perdita di piante medicinali e vitali per il suo lavoro di machi.

Francisca si appellò alla Convenzione 169 dell’OIT, ratificata dal governo Bachelet proprio in quell’anno. Nel 2009 la Corte d’Appello di Temuco emise la sentenza a suo favore, lo stesso verdetto fu convalidato anche dalla Corte Suprema. Le fu riconosciuto un indennizzo di 30 milioni di pesos per i danni morali subìti che però non le è stato ancora risarcito. La sentenza ebbe un enorme significato, costituì la prima applicazione della Convenzione 169 in Cile, la quale stabilisce all’articolo 13 l’obbligo da parte dello stato di rispettare l’importanza speciale delle culture e i valori spirituali delle popolazioni indigene e la loro relazione con le terre.

Si trattò di una vittoria storica, un importante precedente che poteva essere seguìto da altre comunità indigene del Paese in conflitto con le imprese che operano impunemente nei territori ancestrali. Da quel giorno però la machi fu vista con altri occhi, l’odio nei suo confronti crebbe. Ė diventata un simbolo ed un modello da seguire per resistere all’industria forestale seguendo le vie istituzionali e per obbligare lo Stato e le imprese a consultare le comunità native prima di realizzare qualsiasi progetto in zone dove vivono gli indigeni, come previsto dalla Convenzione 169 dell’ILO.
Il 6 gennaio scorso Francisca Linconao  ha sospeso lo sciopero della fame dopo che il suo ricorso è stato finalmente accolto e le è stato concesso di attendere il processo agli arresti domiciliari, può finalmente curarsi e recuperare le energie. Un piccolo successo perché il cammino per dimostrare la sua innocenza è ancora un sentiero accidentato da percorrere in salita.
La Presidente Bachelet nel 2014 si impegnò davanti al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a non applicare la legge antiterrorismo agli indigeni che si battono per rivendicare il loro territorio; eppure Elisa Rojas Herrera, una prigioniera politica mapuche per la quale il pubblico ministero ha chiesto una condanna di 20 anni e Lorenza Cayuhán, altra indigena obbligata a partorire in carcere legata, sono soltanto due dei molti, troppi mapuche ancora rinchiusi dietro le sbarre la cui unica colpa è aver avuto il coraggio di lottare per i propri diritti e le proprie terre.

 

Fonti:
http://www.nodal.am/2016/12/lider-mapuche-inicia-huelga-de-hambre-liquida/
http://www.nodal.am/2016/12/chile-el-diputado-boric-pidio-la-libertad-de-la-machi-francisca-linconao/
http://www.nodal.am/2016/12/rene-perez-y-otros-artistas-internacionales-se-suman-al-pedido-de-libertad-de-la-machi-francisca-linconao/
http://www.nodal.am/2017/01/sera-que-no-te-perdonan-ser-machi-francisca-linconao-chile-por-richard-sandoval/
http://www.nodal.am/2017/01/diputadas-visitan-a-machi-linconao-en-hospital-intercultural-de-nueva-imperial/
http://www.nodal.am/2017/01/chile-la-lider-espiritual-mapuche-francisca-linconao-regresa-a-su-casa-y-cumple-con-arresto-domiciliario/
http://ilmanifesto.info/cile-la-machi-francisca-torna-a-casa/
http://cetri-tires.org/press/2016/arrestata-in-cile-francisca-machi-linconao-donna-indios-gravemente-malata-che-lotta-per-i-diritti-della-biosfera/
http://www.eldesconcierto.cl/pais-desconcertado/2016/10/26/corte-cambia-de-criterio-por-cuarta-vez-machi-francisca-linconao-debera-volver-a-la-carcel-en-precario-estado-de-salud/
http://www.mapuexpress.org/?p=9199
https://ecomapuche.com/index.php/2016/08/13/rete-di-sostegno-alla-machi-francisca-linconao-huircapan/
http://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO::P12100_ILO_CODE:C169

Tags:, , , , , , , , ,

Nessun commento

Lascia un commento