Non votate quel trattato

Lettera aperta agli europarlamentari scritta prima della ratifica del Trattato di libero commercio tra l’Unione Europea e il Canada del 15 febbraio. In questi anni, scrive Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop Ttip Italia, ci siamo confrontati con economisti, produttori, giuristi, costituzionalisti, esperti di negoziati commerciali, di negoziati ambientali: con chi la pensava come noi, e con chi sosteneva altre ragioni. Il risultato è che non uno dei presunti vantaggi presentati per sostenere il TTIP e il CETA regge il paragone con i 240mila posti di lavoro che saranno persi in tutta Europa, oltre 40mila solo in Italia, per una concorrenza al ribasso che il nostro tessuto produttivo non può reggere in settori strategici come ad esempio quello dell’agroalimentare.  L’appuntamento per chi ha condotto la battaglia contro il Ceta è alla ratifica del parlamento nazionale

di Monica Di Sisto

Gentili Europarlamentari,

vi scrive una dei due portavoce della Campagna Stop TTIP Italia. La mia è una lettera personale, con la quale credo, però, di interpretare le attese di tutte e tutti le cittadine e i cittadini italiani delle oltre 300 associazioni, sindacati  e Pmi e degli oltre 50 comitati locali che in tutta Italia sono preoccupati dell’impatto che i trattati di liberalizzazione commerciale di nuova generazione, in primis quelli con il Canada e gli Stati Uniti CETA e TTIP, avranno sul nostro martoriato Paese. Non solo dal punto di vista sociale e ambientale, ma eminentemente economico.

Le nostre formazioni, appartenenze, credo, orientamenti politici, specializzazioni, sensibilità, sono molto diverse tra loro, ma convergiamo nella certezza dei danni certi che il CETA e il TTIP ci arrecheranno, e per questo chiediamo a tutte e tutti voi di pensare alla vostra scelta a partire dai dati di realtà. Ve lo chiedono le oltre 100 autonomie locali, tra le quali le regioni Abruzzo, Lombardia, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige e Val D’Aosta, la provincia autonoma di Bolzano, che hanno approvato mozioni o risoluzioni che chiedono lo stop a TTIP e CETA e un profondo rinnovamento delle politiche commerciali europee e nazionali, a tutela delle produzioni di qualità, dell’occupazione, dell’ambiente e del benessere nei nostri territori.

Noi non siamo l’Italia del “no”, siamo l’Italia del “come”. Ci piace approfondire e capire. Abbiamo prodotto, in Italia e con i nostri colleghi di tutta Europa, analisi, valutazioni, proiezioni, studi d’impatto, che abbiamo più volte condiviso anche con molte e molti di voi, a Bruxelles come nelle centinaia di iniziative promosse in tutto il Paese. Tutto quanto fatto ci conferma nel chiedervi di bocciare il CETA il 15 febbraio prossimo, o quantomeno di non partecipare al voto se siete ancora in dubbio.

Nessuno di noi promotori e volontari della Campagna si è mai permesso il lusso dell’ideologia: dal lancio di questi due negoziati molti di noi si sono messi sulle loro tracce, e con tenacia e senso di responsabilità li abbiamo strappati dalla loro segretezza iniziale e con strumenti convenzionali – come i richiami all’Ombudsman, le campagne di pressione, il dialogo costruttivo aperto con tante e tanti di voi – ma anche mezzi meno consueti come il leakage. Non siamo mai e dico mai stati smentiti in termini di numeri, di assunti, di valutazioni, di previsioni. Alla vostra attenzione vorticano decine di dossier.

Non è vero che il CETA è uno strumento anti-protezionista. Non è vero che è un antidoto al trumpismo. Se accettate di ragionare al riparo dalle ideologie potrete trovare elementi di confronto in questo articolo pubblicato da Micromega, in questa posizione dei sindacati europei in questa intervista rilasciata a Rai News.

Vi cito solo due numeri, a titolo d’esempio: alcuni di voi ci scrivono che con il CETA gli europei risparmieranno 500 milioni di euro in tariffe doganali. Non è vero. Saranno soltanto le aziende che esportano in Canada ad avere questo vantaggio, piuttosto risibile se rapportato al valore degli scambi tra Ue e Canada, che già oggi ammonta a più di 50 miliardi di euro. Il CETA però sottrarrà agli Stati europei ben 331 milioni di euro di dazi riscossi fino ad oggi sulle merci in arrivo dal Canada. Questo a fronte di un aumento di Pil che – al lordo della Brexit di cui la Commissione non ha mai calcolato l’impatto sul trattato – per l’Europa, in dieci anni, vale tra lo 0.003% e lo 0.08%  La Tuft University statunitense, per di più, ha calcolato che il CETA provocherà una perdita media di reddito da lavoro media di 615 euro tra tutti i lavoratori UE, con punte minime di -316 euro fino a picchi di -1331 euro in Francia, e la distruzione di 204mila posti di lavoro, dei quali circa 20 mila in Germania e oltre 40 mila sia in Francia sia in Italia.

In Canada hanno sedi sussidiarie oltre 40mila imprese statunitensi che potrebbero ottenere attraverso di esse condizioni vantaggiose di ingresso nel  mercato europeo anche se Trump, come ha già annunciato, dovesse decidere di alzare nuove barriere tariffarie e non tariffarie contro il Made in Italy. Abbiamo argomenti più elaborati di questa email per ragionare insieme, se vorrete, in futuro su quelli che si dovrebbe  davvero fare per sfidare la globalizzazione politicamente, progressivamente, non a colpi di slogan e di scomuniche. Ci interessa farlo, dovremo farlo, insieme. Ma prima fermiamo insieme il CETA.

In questi anni siamo confrontati con economisti, produttori, giuristi, costituzionalisti, esperti di negoziati commerciali, di negoziati ambientali: con chi la pensava come noi, e con chi sosteneva altre ragioni. Il risultato che, onestamente, mi sento di rappresentarvi è che non uno dei presunti vantaggi presentati rispetto a TTIP e CETA regge il paragone con i 240mila posti di lavoro persi in tutta Europa, oltre 40mila solo in Italia, per una concorrenza al ribasso che il nostro tessuto produttivo non può reggere in settori strategici come quello dell’agroalimentare.

Abbiamo sempre risposto punto per punto a tutta la propaganda che la Commissione ha prodotto e vi ha messo a disposizione. L’ultima, ricevuta da alcuni dei sostenitori della Campagna da parte dell’on. Toia, la trovate smentita qui, punto per punto.

Qui trovate una valutazione molto approfondita sugli impatti del CETA sulla sicurezza e la tenuta economica di un settore chiave per l’Italia come quello del grano e della pasta. Fino all’ultimo minuto utile prima del voto i vostri elettori continueranno a scrivervi, a chiamarvi, a chiedervi di ragionare, e se siete dalla nostra parte, di provare a far ragionare le vostre colleghe e i vostri colleghi per fermare il CETA. Fate la cosa giusta, per il Paese, per l’economia, per l’Europa, dimostrando che esiste ancora una politica alta e responsabile, non ideologica, non retorica, concreta e positiva: il 15 febbraio fermate il CETA

Cordialmente Monica Di Sisto

Il 15 febbraio a Strasburgo il parlamento europeo in plenaria voterà il CETA. Qui troverete le azioni previste per mobilitarsi in questa giornata.

 

 

 

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2 Risposte a “Non votate quel trattato”

  1. Carlo
    15 febbraio 2017 at 12:35 #

    Non sono ancora informato abbastanza da entrare nel merito del trattato (ma non lo fa neanche l’articolo: quali sono i motivi per cui il trattato dovrebbe produrre quelle cifre? Non viene detto qui né spiegato decentemente nell’articolo di MicroMega di cui al link). Parlando solamente di cifre però, non si capisce perché i supposti 331 milioni di mancati guadagni debbano contare più dei 500 milioni di mancate spese. Il ridicolo aumento del PIL dello 0,08 sarebbe comunque un aumento del PIL di 13 miliardi di euro, con l’attuale PIL. E come si fa a parlare di cifre così modeste e poi dire che le conseguenze saranno di 615 euro medi per ogni lavoratore UE, cioè centinaia di miliardi di euro?
    Capite che così com’è l’articolo non è granché.
    Magari ci sono delle ottime ragioni per essere contrari al CETA (il TTIP ormai è naufragato), ma di certo non possono essere queste, se esposte così.

  2. redazione di Comune
    15 febbraio 2017 at 16:36 #

    408 voti a favore, 254 contrari, 33 astenuti: passa il CETA ma con spaccature nei socialdemocratici. Prossimo obiettivo, fa sapere la campagna Stop T-tip e Ceta, il parlamento italiano.

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