La bicicletta per ripensare il mondo

La bicicletta è una finestra con la quale cominciare a ripensare la nostra vita. Ti porta ovunque tu voglia andare. E noi vogliamo andare verso un diverso modo di vivere. Vogliamo cambiare il mondo, vogliamo cambiare le città

pixabay.com

di Chris Carlsson

1. La bicicletta è una finestra

La bicicletta è una finestra verso un più ampio confronto che tutti abbiamo bisogno di avere tra di noi su come riprogettare la vita. Non è solo questione di come muoverci, ma come effettivamente viviamo e produciamo qualsiasi cosa ci riguardi, dall’acqua, al cibo, i trasporti, la comunicazione, tutto quanto. La bicicletta serve come punto di partenza per avviare un confronto, ma non lo completa. La bicicletta da sola non è sufficiente.

2. La bicicletta è tante cose insieme 

La bicicletta è un simbolo che contiene molti significati, per alcuni è un mistero. Cosa significa andare in bicicletta? Significa molte cose. Alcuni la ricollegano a tutti questi movimenti per la riappropriazione delle strade, o che combattono contro il riscaldamento globale, contro le guerre per il petrolio, che rifiutano in generale la vita moderna e scelgono di vivere in un modo diverso. Sono tutte parti di esso. Per altri, ha a che fare con il movimento di liberazione delle donne. Sono tutte parti vitali della cultura della bicicletta ma dobbiamo anche ricordarci che non è solo una cosa, ma tante cose tutte insieme.

3. La bicicletta non è un giocattolo

La bicicletta non viene presa sul serio – no, non lo è… viene considerata come un giocattolo e questo è veramente un problema serio che dobbiamo superare. Fino a che la bicicletta non viene presa seriamente, come una possibilità di trasporto alternativo, da parte degli addetti alla pianificazione della mobilità delle amministrazioni cittadine, continueremo ad essere trattati su strada come cittadini di seconda o terza categoria, a San Francisco così come a Roma, non c’è differenza…

Scarica qui il quaderno Un movimento a pedali (edizioni Comune)

4. Anche la bicicletta è un prodotto dell’industria

La bicicletta ha una storia oscura ed è oscura perché viene da una regione oscura del mondo, i Tropici, da dove veniva nel XIX secolo la gomma e che ha reso possibile costruire biciclette con nuove tecnologie: le ruote di gomma, le camere d’aria, per le quali hai bisogno della gomma e nel XIX la gomma veniva importata dai Tropici, principalmente dal Congo e anche dall’Amazzonia. Ci sono un paio di ottimi libri sul tema: uno è “King Leopold’s ghost” di Adam Hochschild, che parla di com’era la situazione in Congo, con due milioni di persone uccise per accaparrarsi il caucciù; e un altro libro intitolato “Thief at the end of the world” che parla del furto di semi di caucciù dall’Amazzonia e di come 300.000 indigeni morirono nella foresta per estrarre il caucciù. Questa storia oscura è parte del nostro retaggio e non possiamo stare lì autocompiacerci ritenendoci virtuosi ed ecologici, perché non lo siamo…. Anche la bicicletta è un prodotto dell’industria.

5. Ed infine: la bicicletta è un piacere

La bicicletta è un piacere. Ti porta ovunque tu voglia andare – e noi vogliamo andare verso un diverso modo di vivere. Vogliamo cambiare il mondo, vogliamo cambiare le città, vogliamo cambiare il modo in cui viviamo e ci relazioniamo l’un l’altro come esseri umani, perché in fondo è solo un mezzo per iniziare un interessante confronto su come cambiare la vita.

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Testo di un video intervento inviato in occasione della Taverna comunale promossa da Comune con Paolo Bellino Rotafixa (diventato da alcune settimane Responsabile dello sviluppo della ciclabilità di Roma) all’ex Lavanderia del Santa Maria della Pietà il 26 novembre 2016. “Congratulazioni Paolo per il tuo nuovo incarico lì a Roma per sistemare la città – dice Carlsson – È una città sicuramente guasta e tu sei lì per aggiustarla… Non vedo l’ora di vedere le magiche trasformazioni di Roma la prossima volta che verrò a trovarvi. Ciao”.

Traduzione di Virginia Benvenuti per Comune.

* Chris Carlsson, scrittore e artista da sempre nei movimenti sociali statunitensi, è stato tra i promotori della prima storica Critical mass a San Francisco. Autore, tra le altre cose, di Nowtopia (Shake edizioni) e, più recentemente, di Critical mass. Noi siamo il traffico (Memori), invia periodicamente i suoi articoli (molti dei quali raccolti sul blog nowtopians.com), a Comune

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