Ci sono cose da dire ai nostri figli

Foto di Francis Azevedo

di Penny

Ci sono cose da dire ai nostri figli. Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.

 

Fonte: https://sosdonne.wordpress.com

.

 

Tags:

11 Risposte a “Ci sono cose da dire ai nostri figli”

  1. Orazio Leggiero
    18 febbraio 2017 at 11:30 #

    E soprattutto dovremmo spiegare ai nostri figli e alle nostre figlie che il patriarcato è l’origine di tutti i mali del mondo, e che quindi dobbiamo prenderne le distanze prima che sia troppo tardi.

    • anna
      21 febbraio 2017 at 15:20 #

      Bravo Orazio!la nostra societa e ancora troppo permeata da violenza e moralismo

  2. ersilia
    20 febbraio 2017 at 08:21 #

    Bellissima……La dedico non solo ai miei tre figli, ma anche ai miei alunni.

  3. 21 febbraio 2017 at 09:49 #

    In che senso… esiste la magia?

    • rossella
      22 febbraio 2017 at 11:41 #

      esiste, esiste. La più comune la vedi nelle coincidenze e nella telepatia. La magia il potere la conosce bene e ne fa anche un pessimo uso a proprio vantaggio. La magia sono i meccanismi energetici nascosti che dirigono le cose, e hanno delle leggi. In tv mandan solo ciarlatani per far credere che sia tutta fuffa in modo che la gente nn si interessi a questi temi. Leggiti Paolo Franceschetti ; )

  4. DANIELA DEGAN
    21 febbraio 2017 at 10:12 #

    SOPRAVVIVERE ALLO SVILUPPO – scheda PATRIARCATO – a cura di Daniela Degan

    “Nel 4.500 a.c. il continente europeo ospitava un gruppo fiorente di culture devote alla religione della dea. Lungo i due millenni precedenti, dal 6500 al 4.500, avevano intrapreso una evoluzione pacifica e alla fine di questo periodo raggiunsero quello che si potrebbe propriamente chiamare un’età dell’oro della civiltà antico-europea.
    Esse producevano arti e oggetti di artigianato di notevole qualità. (…) I mutamenti che ebbero luogo in Europa dopo il 4.500 a.c. si possono spiegare con l’influenza di una cultura straniera e l’imposizione di un sistema di credenze e politiche estranee a quelle indigene.”

    Guardando ad Est .. arrivarono sui loro cavalli i Kurgan!

    Androcrazia: dalla radice greca andros (uomo) e Kratos (governato), sistema sociale retto da uomini con la forza, con la violenza e la minaccia.
    Esiste una polarizzazione tra i sessi e per estensione la diversità, corrispondono all’opposizione superiorità/inferiorità. I valori maschili rappresentano la norma.

    Dominio: modello di dominio o di controllo operante alla base di un sistema sociale caratterizzato da un alto grado di paura, abuso e violenza, strutturato essenzialmente sul rango come principio organizzativo. Le gerarchie sociali basate su questo modello sono caratterizzate dal predominio del sesso maschile e dalla subordinazione di quello femminile con una forte idealizzazione della forza e della violenza attraverso miti, storie, credenze improntate sulla virilità e sull’aggressività. .

    Patriarcato: sistema sociale in cui il potere e l’autorità dell’uomo predominano su quello della donna. La discendenza è trasmessa per linea paterna e il controllo degli individui viene esercitato attraverso il modello di dominio. Anziché patriarcato, Riane Eisler propone il termine androcrazia per descrivere un sistema sociale retto da uomini con la violenza o con la sua minaccia .

    Potere di dominio: corrisponde al potere coercitivo e letale della Spada, il potere di togliere anziché dare la vita, il potere fondamentale per istituire e rafforzare il predominio. Per mantenere la sottomissione, le gerarchie sono sostenute con la violenza e la minaccia, invece che con l’amore e il piacere. In questo modo l’espressione di relazione empatiche e di cura del sé e dell’altro/a è inibita e distorta: si è portati a vedere l’altra/o come un/a nemico/a o un/a rivale.

    …. PER RICORDARE!

  5. Fiorella Palomba
    21 febbraio 2017 at 17:14 #

    Parto dalla riflessione che maggiormente condivido “… il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara”.

    Ci sono molte riflessioni sul VALORE del fallimento che, per ovvie ragioni, si disineallineano dalla pratica meritocratica. Sto parlando soprattutto della scuola. Io penso che
    – se non si sbaglia non ci si mette alla prova
    – sbagliando si diventa grandi
    – anche il successo passa attraverso il fallimento
    – il fallimento comporta la ricerca di una soluzione attraverso vie inusuali
    – l’errore stimola la cooperazione *_*

  6. Michela
    22 febbraio 2017 at 20:05 #

    Ciao mi piace molto questo articolo e credo che meriti di essere tradotto e diffuso. Sono laureata in traduzione, vi interesserebbe tradurlo in inglese? Se si contattatemi via mail.

  7. barbara pitton
    26 febbraio 2017 at 21:57 #

    Cosa gliele dici a fare tutte ste’ minchiate se poi sei il faro spento nella notte. Alzati e cammina genitore che alla scuola di come si fa non ci sei mai andato. Poi puoi pensare di dire ai figli. Qualcosa. Di vero. E non quelle banalità dell’assoluto che un figlio ti guarda e dice: hai fumato ma’?

  8. Mauro
    27 aprile 2017 at 03:02 #

    Buonasera a tutti.
    Condividendo in toto, e senza alcuna ombra di dubbio, quanto scritto nell’articolo e, a corollario, il fatto che uomini e donne debbano avere pari dignità, diritti e riconoscimenti (questo non si discute assolutamente), vorrei chiedere due cose:

    1 – Orazio Leggiero dice che il patriarcato è l’origine di tutti i mali del mondo; su che basi lo afferma? Ha vissuto in una società matriarcale? Che mezzi ha per confrontare le due culture e trarre le conclusioni che afferma?

    2 – Daniela Degan parla di una preistorica età dell’oro della religione di una dea. Su che fonti basa le sue affermazioni? Quali testi può produrre? 4.500 anni fa equivalgono, in Italia, alla piena Età del Bronzo, durante la quale le tracce di un qualunque culto rivolto ad una divinità femminile sono ormai molto sparute, surclassate da paperelle, svastiche e barche solari. Quando parla di androcrazia e patriarcato, la Degan è cosciente del fatto che nell’Età del Ferro venivano inumate ricchissime principesse in tombe proprie, esattamente come accadeva per i maschi? Dice “Per ricordare”, ma ricordare cosa? C’era, lei, nell’Età del Bronzo? Che ne sa di come si vivesse all’epoca?

    Tutto qua, e tutto in amicizia.
    La mia non è una polemica fine a sè stessa, ma una puntualizzazione volta a scardinare quei commenti che trovo oltremodo fuori luogo in una pagina come questa.
    Saluti,
    Mauro.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Ora o mai più. La lezione di Alicia – Il paese delle donne on line – rivista - 26 aprile 2017

    […] ancora senso dirsi ‘femministe’ Lea Melandri Ci sono cose da dire ai nostri figli Penny Ragazze, imparate a disobbedire Manuela Salvi Neoliberismo, riproduzione e comunità Gea […]

Lascia un commento