Chi sono i criminali da fermare?

Il castello del privilegio europeo, raccontato da un missionario italiano in Niger. Il controllo dei migranti è impegnativo, meglio affidarlo in sub-appalto, gli indesiderati devono stare in Africa, dove poi si vedrà cosa fare per sbarazzarsene in modo definitivo. Prima in Mauritania, poi in Marocco, dove Ceuta e Melilla, le enclave spagnole, sono circondate da tre giri di fili spinati e lame taglienti. In Algeria i migranti senza documenti vengono espulsi a centinaia e condotti di nascosto nel deserto, dove vengono abbandonati a se stessi. Dopo l’eliminazione di Gheddafi, che organizzava infernali campi di concentramento per chi attraversava il suo paese, in Libia vige ora un prevedibile caos. E infine, scrive Mauro Armanino, ci siamo noi qui, nel Niger, gli ultimi arrivati nel club dei gendarmi. Il Niger ringrazia per i milioni ricevuti in cambio del contratto di sub-appalto. Chi sarebbero, dunque, i criminali da fermare?

Melilla, foto: http://images.vozpopuli.com/

di Mauro Armanino

Tutto si vende. Migranti, frontiere e dignità. A prezzo stracciato quest’ultima. La stessa politica e dunque la stessa economia giocano alternandosi a guardie e ladri. Si delocalizza dove costa meno la mano d’opera e dove sono assenti i controlli sindacali. Dove c’è più libertà di manovra per gli imprenditori e meno aggravio fiscale. E, a domicilio, da noi, tutto si subappalta. Mansioni particolari, indotti, cantieri, contrattuali, ditte e la politica. Subappalto al capitale globale di cui lo svizzero Davos è la retorica vetrina. Come stupirsi, dunque, se anche nel controllo della mobilità umana, passa la medesima logica mercantiista. In termini puliti questo si chiama esternalizzazione delle frontiere dell’Europa. In termini onesti si tratta di militari, muri, centri e deportazioni. Bell’Europa murata che esporta frontiere che congiungono i due mari, quello d’acqua salata e quello di sabbia, bagnato di lacrime. C’è da rivedere il tracciato dei confini territoriali.

Sulla carta, in Africa Ocidentale, c’è la libertà di circolazione di merci e persone. Patto sottoscritto e ora tradito. Se prima il povero Cristo si fermava a Eboli ora è bloccato ad Agadez e parcheggiato ad Arlit. Sono questi gli avamposti nigerini per il transito in Libia, Algeria, Marocco, Italia e infine Ventimiglia. Per gli stessi abitanti del Niger ora si è complicato persino il transito all’interno del proprio paese. Il crimine presunto è quello di migrazione illegale, irregolare e fastidiosa del sistema di dominazione globale. Per il bene dei migranti, per combattere i trafficanti e speculatori e dunque, in definitiva, per salvare vite umane. Questa la storia raccontata per giustificare il misfatto.Naturalmente si guarda l’ultimo segmento del tracciato. Si mostra al pubblico l’ultimo episodio della serie televisiva dedicata agli sbarchi e ai salvataggi dei canotti. In effetti la storia comincia molto prima, solo che sono solo i cacciatori che la raccontano.

foto tratta da Progetto Melting Pot Europa

C’è stato il colonialismo, noi che siamo andati da loro, poi le guerre che gli europei hanno chiamato mondiali. Migliaia di africani sono morti per la libertà del paese che li ha colonizzati. Segue poi il neo-colonialismo ideologico, politico ed economico. La pesca locale nei mari del Golfo di Guinea è stata smantellata da accordi, diritti comprati a suon di milioni che le élite africane hanno intascato. Centinaia di migliaia di pescatori sono scomparsi nel nulla. Gli accordi di partenariato commerciale hanno liquidato le imprese contadine a gestione famigliare. Libere volpi in libero pollaio è quanto ha guidato la logica che ha accompagnato i vari patti siglati finora. Quanto alle risorse minerarie, di cui l’Africa Occidentale è relativamente ricca, sono appannaggio di multinazionali che alla fine dividono coi locali le briciole di quanto rimane. E poi arriviamo al culmine che appare come il nuovo investimento sicuro: l’acquisto di terre.

I subappalti della gestione delle frontiere hanno incominciato in Mauritania e da lì si sono estesi in Marocco. Ceuta e Melilla, enclavi spagnole in questo paese, sono circondate da tre gironi di fili spinati e lame taglienti. Si controlla il mare che separa il Marocco dalla Spagna con pattuglie e a volte si speronano i canotti con a bordo i contrabbandieri di futuro. Con l’Algeria la frontiera è regolata da un fossato abbastanza profondo da sconsigliare tentativi di passaggio. In Algeria i migranti senza documenti sono espulsi a centinaia e condotti di nascosto nel deserto e ivi abbandonati. E infine ci siamo noi qui, nel Niger, gli ultimi arrivati nel CLUB dei GENDARMI per conto dell’Europa. Solo perché, con l’eliminazione violenta di Gheddafi, che organizzava campi di concentramento migranti, ora in Libia vige il prevedibile caos. In subappalto il controllo, l’arresto e infine la detenzione, secondo il piano previsto dall’Europa sono garantiti. Rimandare in Africa gli indesiderati e poi vedere cosa farne per sbarazzarsene definitivamente. Il Niger ringrazia per i milioni ricevuti in cambio del contratto. Chi sarebbero, dunque, i criminali da fermare?
Mauro Armanino, Niamey, Febbraio 017

Questo articolo è stato scritto anche per la rubrica Diario Irregolare che Mauro Armanino pubblica su Avvenire

Tags:, , ,

Nessun commento

Lascia un commento