La città di sotto che non smette di tacere

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È negli interstizi, ai margini, nelle aree isolate delle metropoli che cresce la «città di sotto», abitata da uomini e donne che il mercato globale considera poco utili o addirittura spazzatura. Tuttavia, come sostiene tra gli altri Zygmunt Bauman, le periferie delle grandi città sono al tempo stesso «discariche di rifiuti umani» e «palestre» in cui è possibile sperimentare forme nuove di incontro, convivialità, trasformazione sociale.

Per questo occorre sviluppare ricerche-azioni che interessano quei territori, attraverso studi sul campo e utilizzando un approccio interdisciplinare come Fuori raccordo. Abitare l’altra Roma (ricerca curata per Carlo Cellamare e pubblicata da Donzelli, leggi Abitare i territori metropolitani), ma anche mostre fotografiche come Borgate. Uscita nella calma insolita di periferia di Pas Liguori (ne abbiamo parlato in Il ristoro collettivo delle borgate), e soprattutto attraverso l’azione quotidiana di gruppi, associazioni, centri sociali che contribuiscono a trasformare in tanti modi un luogo qualsiasi in un territorio ricco di relazioni sociali, come ad esempio Gordiani in Comune (via Pisino 30), spazio gestito da due associazioni (Sguardoingiro e La Strada).

15591676_1410774588957306_8379855442807777683_oIl 6 gennaio a Gordiani in Comune, che in queste settimane ospita la mostra Borgate. Uscita nella calma insolita di periferia (con decine di foto dedicate a tre borgate Gordiani, Prenestino e Quarticciolo) è in programma un incontro – ore 17 – promosso da Sguardoingiro, La Strada e dalla redazione di Comune con il fotografo Pas Liguori e con Roberto Sardelli, prete di strada tra i fondatori della Scuola 725 (dal numero civico della baracca dell’Acquedotto Felice, sotto i cui archi dagli anni Quaranta agli anni Settanta vissero, senza luce e acqua, centinaia di famiglie povere), da sempre accanto agli ultimi.

Negli anni Settanta, i ragazzi della Scuola 725 scrissero insieme Non Tacere: dopo aver studiato il libro di testo della scuola pubblica e constato l’estraneità dalla loro vita, decisero di prepararne uno da soli. Non Tacere suscitò grande scandalo nella città. Del resto, come spiega don Roberto in Vita di borgata (Kurumuny) “la parole ci servono per lottare”.  Ieri come oggi, sotto gli archi dell’Acquedotto Felice e nella città di sotto ai tempi della crisi globale.

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DA LEGGERE

Città visibili (intervista di Gianluca Carmosino a Saskia Sassen)

 

 

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1 risposta a “La città di sotto che non smette di tacere”

  1. Rudolf
    3 gennaio 2017 at 23:11 #

    Vorrei essere preso in considerazione xké sono interessato. Il mio numero é: 3386831102. Grazie

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