Il Casale è per noi il posto delle fragole

A inizio dicembre il Comune di Roma ha comunicato al Casale Podere Rosa che vuole riprendersi i locali cancellando in un sol colpo oltre venti anni di storia sociale, cultura e solidarietà autogestita. Si tratta, come ormai noto, di uno delle centinaia di episodi che stanno segnando la città: bisogna annullare ogni forma di vera socialità dal basso nelle periferie.

Per chi non lo sapesse, il Casale Podere Rosa tanti anni fa è stato occupato, ristrutturato con criteri ecologici e restituito alla collettività. Da allora, dopo che l’occupazione è stata “sanata” attraverso una concessione d’uso deliberata dal Comune di Roma, l’Associazione Casale Podere Rosa ha sempre pagato l’affitto al comune e non ha mai smesso di svolgere nel quartiere un’intensa attività culturale e sociale (cinema, teatro, concerti, corsi di formazione, conferenze, biblioteca e aula studio, ma anche ristorazione con la bioosteria e il biobar, gruppo di acquisto, mercatini del biologico…, del resto il movimento del consumo critico deve molto a questo spazio).

Inevitabilmente le persone che più frequentano e animano il Casale non sono rimaste a guardare: dal presidio natalizio “Aperti per ferie” (al 27 dicembre al 7 gennaio), passando per agli aperitivi e le cene (20 e 21 gennaio) il cui ricavato è destinato alla sottoscrizione delle spese legali, fino alle assemblee, il loro ribellarsi facendo si è nutrito soprattutto grazie alla partecipazione e ai messaggi della grande comunità, non solo cittadina, che ruota da tempo e in modi differenti dentro e intorno al Casale.

Come finirà questa vicenda nessuno lo sa. Sappiamo però che le cose da fare sono due. La prima: sostenere la campagna di informazione in corso e partecipare alle molte iniziative programmate, a cominciare da quella della vita quotidiana del Casale. La seconda: trovare il tempo di leggere (e magari arricchire) i numerosi messaggi di associazioni del quartiere, Gruppi di acquisto solidale (in primis il Gaabe che qui ha sede e a cui aderiscono oltre cento nuclei familiari, ma anche Gas di altre città), singoli cittadini dedicati alla difesa di questo luogo sociale (la pagina web sulla vertenza).

Scrivono ad esempio Titti, Caterina e Pietro:

Il Casale è per me il posto delle fragole, una capanna sull’albero dove posso riscoprire le cose importanti della vita, i tesori veri: dove ritrovo la condivisione e la socialità. Quando varco il cancello che apre al giardino del Casale lascio fuori la frenesia e la concitazione della vita quotidiana, ed entro in un posto incantato: il tempo si dilata, i ritmi rallentano i movimenti diventano quieti e pacati. C’è tempo da dedicare a me. Al Casale trovo sempre qualcuno con cui fare due chiacchiere, scambiare opinioni, chiarire dubbi, discutere su problemi politici o sociali, condividere momenti di vita, brevi ma importanti perché hanno l’importanza delle cose rare. Porto sempre i miei figli al casale perché vorrei che diventasse anche per loro un posto importante…” (qui la lettera completa di Titti, Caterina e Pietro).

Oppure Amedeo, nove anni, in una lettera inviata a Virginia Raggi:

“Il Casale è ormai da anni la mia seconda casa, pensi che faccio i compiti lì… Mi scusi ma sono molto arrabbiato….” (il testo della lettera).

E ancora, l’associazione Sos Rosarno:

“Questo atto colpisce anche noi che siamo fisicamente lontani ma politicamente tanto vicini a questa esperienza. Questo atto colpisce tutto il mondo dell’economia giusta e solidale, colpisce un modo altro di concepire le cose, colpisce il cibo sano ed etico, colpisce i deboli e chi sta dalla loro parte…” (qui il messaggio completo).

Per dirla con Gustavo Esteva (anche l’amico e collaboratore di Ivan Illich e di Comune, tra i fondatori dell’Universidad de la tierra in Messico è stato ospite del Casale in un tour del 2013), un’estesa e non sempre visibile “ribellione sociale sta percorrendo il mondo, manifestandosi in molte maniere diverse…”.

 

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