Un passo dopo l’altro…

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di Enrico Euli*

Ora c’è una novità. Qualcuno fa un attentato in piena Berlino, e dopo due giorni non si capisce nulla su chi l’ha fatto. Notizie confuse, contraddittorie, nessuna verità. Non sappiamo cosa ci accade e perché. Si inventano tutto, fanno ipotesi, i giornalisti blaterano per ore sul nulla, ma non si sa – per davvero – niente, più niente. È questa la postverità?

Soluzione: mettere barriere di cemento sui marciapiedi, per evitare che i camion e le auto killer travolgano le persone, i mercatini, le passeggiate. Da qui ai muretti e ai muri, ormai, il passo è breve. E sarà breve. Israele si avvicina a noi, alle nostre vite quotidiane, ad ampi passi. Vivremo come topi. Sino a quando non ci troveremo a vivere come la gente d’Aleppo (leggi anche Aleppo. Lo sguardo oltre le parti di ), apparentemente all’improvviso.

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È da qualche aereo che mi capita una cosa nuova. Se il volo è breve, resta fisso il segnale di mantenere le cinture allacciate, sempre. Poi le persone vanno in bagno, si muovono un pò, possono farlo, comunque. Ma – a differenza di prima – ora il segnale non viene tolto. Cosa può significare? Ditemelo voi…

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* Euli Enrico, è ricercatore alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, in cui è docente di Metodologie e tecniche del gioco, del lavoro di gruppo e dell’animazione. Si interessa di metodologie didattiche attive in ambito scolastico e nella formazione sociale di giovani e adulti. Nell’ultimo decennio ha sviluppato le sue ricerche intorno alla ‘pedagogia delle catastrofi’. Ha pubblicato vari testi ed articoli, l’ultimo: Fare il morto (Sensibili alle foglie).
Ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme

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