Stiamo uccidendo il mondo

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di Maria Rita D’Orsogna*

È quasi la stagione delle migrazioni. Un gruppo di cosiddette oche delle nevi, perché sono bianche, decide di riposarsi in un lago lungo la loro rotta migratoria. Nevica e sono stanche. Vedono il lago. Un luogo ideale. Non sanno però che il lago è in realtà un buco-miniera un tempo usato dall’industria del rame, abbandonato e a cielo aperto, oggi pieno di acqua tossica e acida. È anche un sito indicato dal governo federale come sito da bonificare – un Superfund site – una specie di sito di interesse nazionale per gli americani. Gli uccelli sono in volo. Arrivano, si posano sull’acqua e muoiono all’istante. Tutti.

Il “lago” in questione si chiama Berkeley Pit e siamo nelle vicinanze di Butte, Montana. La miniera è gestita dalle due ditte Atlantic Richfield e Montana Resources. Gli addetti hanno cercato di allontanare gli uccelli, prima della loro discesa, cercando di spaventarli per farli atterrare altrove.

Non è la prima volta che tutto ciò succede. Presso la Berkeley Pit ci fu un incidente simile nel 1995 con la morte di 342 oche bianche che bevvero l’acqua del lago e le cui trachee furono ustionate, causandone la morte.

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In questo nuovo episodio del 2016 non si conosce il numero esatto di uccelli morti anche se i responsabili dicono che si tratta di circa il 10 per cento dello stormo iniziale. Quello che si sa è che non se n’è salvata neanche una: tutte quelle che sono entrate in contatto con l’acqua tossica del lago sono morte.

Butte era un tempo nota come la “piu ricca collina del mondo”. Nel 1955 le operazioni di scavo iniziarono sotto la Anaconda company. Erano gli anni d’oro del rame, usando un gioco di parole.
Nel corso degli anni questa miniera produsse un miliardi di tonnellate di rame e di monnezza. I prezzi del rame calarono a partire dalla fine degli anni Settanta e la miniera venne abbandonata nel 1982.

Restò dietro un buco. La miniera. Con gli anni la pioggia entrò dentro e si formò questo lago. L’acqua piovana reagì con i sulfidi e gli altri metalli ancora presente nel terreno creando una specie di cisternona piena di un brodino tossico.

Ci sono progetti di svuotarla e di bonificarla prima che sia troppo tardi e prima che le falde acquifere vengano compromesse. Ma non siamo ancora arrivati qui, e la miniera per adesso è ancora lì che cuoce monnezza e uccelli morti.

Dopo l’incidente del 1995 si decise però di mettere su un sistema di segnali di allerta per gli uccelli con fari, e sensori che attivassero rumori molesti.

Tutto bene fino a qualche giorno fa.

Lo stormo del 2016 era di dimensioni fuori dal comune e viaggiava in ritardo rispetto ai tempi soliti delle migrazioni. A causa dei cambiamenti climatici, secondo il professor Jack Kirkley, ornithologo dell’Università del Montana, gli uccelli tendono a cambiare le proprie rotte e a partire per il sud prima o dopo del normale, portandoli a volte ad esplorare rotte nuove. In questo caso, la stanchezza ha prevalso e tutti i sistemi di cautela non hanno funzionato.

Un altra puntata dell’uomo che distrugge la natura.

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* Fisica e docente all’Università statale della California, cura diversi blog (come questo). Consapevole dell’importanza dell’informazione indipendente, Maria Rita ha autorizzato con piacere Comune a pubblicare i suoi articoli

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