Sguardo sulle borgate

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Pasquale “Pas” Liguori (www.pasliguori.com) è oggi uno dei migliori fotografi della scena romana che si occupano di periferie: la sua seconda mostra sulle tredici borgate cosiddette “ufficiali” (gli insediamenti urbanistici di edilizia popolare realizzati durante il fascismo in quelle che allora erano le zone dell’agro romano) è ospitata nei locali di Gordiani in Comune – via Pisino 30 – su iniziativa dell’associazione Sguardoingiro (promossa insieme alla redazione di Comune e all’associazione La Strada) dal 18 dicembre al 15 gennaio 2017. L’associazione Sguardoingiro raccoglie infatti alcuni esperti del settore multimediale, creativo e audiovisivo soprattutto per progetti sui temi sociali, ambientali e della memoria storica.

Sguardo sulle borgate. Gordiani, Prenestino, Quarticciolo”, questo il titolo della mostra, si presenta come un approfondimento dell’esposizione “Borgate – Uscita nella calma insolita di periferia”, realizzata a settembre 2016 a Palazzo Velli, Trastevere, e raccontata da Pas Liguori nell’articolo Il ristoro collettivo delle borgate. In questo caso sono stati scelti tre momenti della scorsa mostra (Gordiani, Prenestino e Quarticciolo) per la relazione con il territorio che ospita la mostra.

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L’inaugurazione della mostra fotografica è in programma domenica 18 dicembre alle 17: intervengono Pas Liguori, Cinzia Paolino (Sguardoingiro), Annarita Sacco (La Strada e Comune), Monica Capalbi (architetto). È possibile visitare la mostra anche venerdì il 23 e il 30 dicembre, ma anche dal 6 all’8 e dal 13 al 15 gennaio 2017 (orario, 17/20, ingresso libero, per informazioni sulla mostra è possibile scrivere a cinziapaolino@sguardoingiro.it o chiamare il numero 347 7703476, qui l’evento facebook).

Scrive Raúl Zibechi in Territori in resistenza (Nova Delphi):

“Le periferie urbane rappresentano una delle fratture più importanti in un sistema che tende al caos… Detto con Wallerstein, nelle periferie confluiscono alcune delle principali fratture che attraversano il capitalismo: etniche, di classe e di genere. Sono i territori della spoliazione quasi assoluta. E della speranza, diciamo con Mike Davis…”.

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