La ribellione delle persone comuni

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Foto di Luca Perino

di Luca Mercalli

wm1_viaggio_no_tav_cover_zerocalcareNon è affatto breve il viaggio che promette questo libro (Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No Tav, di Wu Ming 1 ed edito da Einaudi), seicento pagine e venticinque anni di frustrazione di una comunità che non è soltanto della Val di Susa ma del mondo: quella vessata dalle grandi opere inutili e dannose. Quella di Wu Ming 1 è una lunga cronaca che emerge inattesa da un territorio alpino fino a pochi anni fa conosciuto a stento per gli sport invernali dell’alta valle, Sestriere, Bardonecchia, zone peraltro non interessate dal progetto di Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione (“il Tav”).Qui affiora invece la personalità della parte medio bassa della Val di Susa, quella che si apre su Torino, misto di natura meravigliosa ad alta quota, abbandono delle borgate montane, industrializzazione e villettizzazione del fondovalle, pendolarismo, lotte operaie e battaglie partigiane, grandi appetiti facinorosi e piccole meschinità. Un bel crogiolo sociale che ha creato ibridazioni sorprendenti, esplose con l’imposizione da parte del potere economico torinese, a partire dal 1991, di un progettone-panettone che già allora appariva così indispensabile e strategico che ancora non è fatto e tutti vivono bene lo stesso. Wu Ming ha esplorato per tre anni boschi martoriati dai reticolati bellici, cantieri difesi da militari, e presìdi di resistenza civile bollati della peggior etichetta terroristica.

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Come residente di valle, come componente del gruppo di tecnici contro il Tav Torino-Lione militante dal 1998, confermo che dati e fonti sono affidabili e verificate. La lettura lascia il senso di una storia paradossale vissuta da uomini e donne “normali” che di fronte all’ennesimo assalto alla terra (non solo alla loro piccola terra, questo sarebbe Nimby, ma alla Terra in generale) hanno rischiato sulla propria pelle e pagato un prezzo repressivo e giudiziario sproporzionato. Non hanno ancora sconfitto “l’Entità”, ma hanno acceso una fiaccola di consapevolezza ben più importante di quella torcia olimpica transitata vigliaccamente per la valle nel 2006.

Il racconto colpisce per l’intollerabile sospensione della democrazia: pestaggi, arresti, processi, pene esemplari. E giornalisti che tramano per depistare le indagini. Molte gaffe della milizia suscitano riso amaro: imputati identificati sommariamente che al momento di una baruffa erano altrove e hanno potuto dimostrarlo con un biglietto aereo! Molti altri che invece sono finiti nell’ingranaggio della “furia giudiziaria” anche per una sola parola, il caso di Erri De Luca su tutti.

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Foto di Luca Perino

Wu Ming 1 chiarisce il vero nocciolo della questione, che è in parte un grande affare di poteri tecno-cementizi sui quali si insinua l’ombra della truffa, come dimostrato dai processi a ditte locali pro-Tav in odore di malavita, dall’altro è la sfida dello Stato ai cittadini: lo stesso procuratore Marcello Maddalena ha dichiarato che “realizzare la Torino-Lione, utile o inutile che fosse, era per lo Stato una questione di principio”. E il deus ex machina Mario Virano concede da parte di Telt, la società costruttrice, il “riconoscimento del dissenso e della piena legittimità purché espresso nella legalità”. Chi costruisce la superferrovia dà per scontato che le sue ragioni siano inattaccabili, e dice alla gente: protestate pure, ma io vado avanti lo stesso perché lo Stato mi protegge con le armi e con la legge. I cittadini protestano, ma non ottengono mai l’analisi seria e imparziale dei dati che sconfessano i criteri di utilità e redditività della grande opera. La giustizia assume che l’opera possa anche essere sbagliata o inutile, ma indaga solo sui lanci di pietre, mai su quel punto. Se lo facesse, i numeri parlerebbero chiaro e tutto il castello cadrebbe.

Mi chiedo come fanno a dormire gli uomini “Sì Tav”, difesi sì dalle truppe militari e dai tribunali, ma sotto l’influsso del disprezzo di decine di migliaia di persone che vogliono solo veder trionfare la verità e un progetto di sviluppo del territorio più sobrio e proficuo del gigantismo penetrativo della Tunnel Boring Machine.

Ho letto questo libro su treni regionali, da Bergamo a Mantova mentre un guasto a Cremona provocava lunghi ritardi. Mentre le pagine di Wu Ming favoleggiavano di super-tunnel alpini, sui cessi murati della piccola stazione di Castellucchio, che nel 1874 quando fu costruita erano però aperti, leggevo una scritta di un writer: “Fino a quando il potere dell’amore non supererà l’amore per il potere il mondo non conoscerà pace”. I valsusini tentano di costruire un nuovo amore per questa terra martoriata, a cominciare da quella sotto i loro piedi.

 

Pubblicato su ilfattoquotidiano.it con il titolo completo Solo uomini normali contro abusi di Stato, mafie e costruttori

 

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