Trump: i migranti si preparano a lottare

Dobbiamo smetterla di identificare gli Stati uniti con Trump e di adottare lo sguardo dei grandi media. Anche da quelle parti la realtà è molto complessa, ricca di contraddizioni e tracce di speranza. Guardiamo, ad esempio, cosa accade ai piani bassi dove diversi movimenti dei migranti come Cosecha, Dreamers e Sanctuary si diffondono ogni giorno di più nella società. E si preparano a rispondere alle aggressioni di Trump. Del resto, hanno alle spalle una dura palestra sperimentata con Obama, che sarà ricordato per aver gestito un numero di espulsioni maggiore di qualsiasi altro presidente nella storia degli Stati Uniti: 2,5 milioni. In queste settimane, quei movimenti hanno cominciato a proporre azioni dirette e campagne di boicottaggio, ma pensano anche a un nuovo sciopero generalizzato, più grande di quello del 2006, per dimostrare che l’economia degli Usa dipende dai migranti. “La vittoria è possibile, non malgrado la paura, ma affrontandola – spiegano quelli di Cosecha – nel contesto di una comunità responsabile e coraggiosa”

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di Sarah Lazare

“Proprio ora siamo sulla difensiva perché crediamo che verremo danneggiati,” ha detto, in una telefonata da Boston ad Alternet, Carlos Saavedra, un organizzatore del Movimiento Cosecha (Movimento del raccolto). “Probabilmente è vero. Un sacco di persone staranno male, specialmente nelle comunità più vulnerabili. Dobbiamo però ricordarci che siamo in lotta, e questo significa che possiamo reagire”.

Saavedra fa parte di una crescente comunità di persone prive di documenti, di immigrati e Dreamers (i Sognatori, cioè giovani migranti arrivati negli Stati Uniti da bambini, n.d.t.) in tutti gli Usa che sono decisi ad andare all’offensiva, durante gli anni di Trump, con lo scopo ultimo di dare il via a una “massiccia resistenza civile e alla non-collaborazione, per dimostrare che questo paese dipende da noi”. Cosecha si definisce “un movimento non violento che lotta per la protezione permanente, la dignità e il rispetto dei migranti”, ed è decisa ad assicurare questi valori agli undici milioni di persone che vivono negli Stati Uniti prive di documenti.

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“La nostra strategia totale, la nostra convinzione portante, è che questo paese, per funzionare dipende dal lavoro e dai consumi degli immigrati”, ha detto Saavedra. Se le persone fanno sentire la loro voce e cominciano in moltissimi a influenzare il potere del consumatore, se dichiarano uno sciopero generale di cinque-otto milioni di lavoratori per sette giorni, pensiamo che l’economia di questo paese non sarebbe in grado di sostenersi da sola. Ora, nella fase di formazione e di  preparazione del sostegno, Cosecha mira a costruire un boicottaggio da parte degli immigrati e uno sciopero generale. Le strategie di non-collaborazione sono particolarmente importanti alla luce della nuova amministrazione Trump, dicono quelli del movimento.

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Trump sostiene che, entro i primi cento giorni  della sua presidenza, “comincerà” ad espellere più di due milioni di immigrati privi di documenti; in un’intervista di sessanta minuti fatta dopo l’elezione, questo numero potrebbe arrivare a tre milioni.

Se dovesse portare a compimento queste minacce, le retate di massa e le espulsioni potrebbero colpire una persona su quattro priva di documenti che vive negli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale, Trump ha promesso di creare una “forza di espulsione” per espellere undici milioni di persone, e sostiene che, nei suoi primi cento giorni, aumenterà la criminalizzazione degli immigrati e delle persone prive di documenti, e “cancellerà tutti i finanziamenti federali per le città  Santuario” (le città che hanno deciso di fornire protezione ai migranti clandestini, n.d.t.).

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Mentre è difficile prevedere esattamente come saranno queste politiche in pratica, le nomine che ha fatto e che hanno dato ai fautori della supremazia bianca, organizzati, una linea diretta con la Casa Bianca – indicano un atteggiamento inflessibile. Trump ha scelto come Segretario alla Giustizia, Jeff Sessions che era stato definito troppo razzista durante l’amministrazione Reagan e che ha costruito la sua carriera sulle sue drastiche politiche anti-immigrati.

Gli organizzatori di Cosecha non sono nuovi alle battaglie dure. L’iniziativa è diventata pubblica un anno e mezzo fa ed era venuta fuori dal movimento Dreamers, condotto da studenti privi di documenti che richiedevano uno status legale e protezione dalle espulsioni. I Dreamers in sostanza facevano pressioni su Obama per intraprendere un’azione sul piano esecutivo nel 2012 e per fare approvare la Daca – Azione differita sugli arrivi dei minori (Deferred Action for Childhood Arrivals) – che garantisce un limitato rinvio dell’espulsione per alcuni giovani privi di documenti che erano arrivati da bambini negli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale, Trump ha promesso di ribaltare la Daca.

Obama, tuttavia si lascia dietro anche l’eredità preoccupante di un’amministrazione che ha gestito un numero di espulsioni maggiore di qualsiasi altro presidente nella storia degli Stati Uniti: 2,5 milioni di espulsioni obbligate. Nel 2014 l’amministrazione Obama ha fatto della custodia cautelare delle famiglie un fondamento della sua reazione a un trasferimento su larga scala dai paesi dell’America Centrale, dove la violenza e la povertà sono peggiorate a causa delle politiche degli Stati Uniti. Queste istituzioni simili a carceri sono state paragonate alla vergogna storica dei campi di internamento giapponesi-americani durante la II Guerra mondiale. Mentre tali campi sono diminuiti di numero, continuano, e l’amministrazione Obama ha vigorosamente avviato azioni legali mirate a farle chiudere.

In seguito a una opposizione prolungata, negli anni di Obama, Saavedra ha detto che la vittoria di Trump ha lasciato Cosecha alla prese con il “modo di impegnare in questo momento milioni di persone che vogliono unirsi a un movimento. Si progetta che la nostra organizzazione debba assorbire queste persone e a farle entrare molto rapidamente. Facciamo tirocini di massa in tutto il paese”, ha detto Saavedra, valutando il numero attuale tra i trenta e quaranta.

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Cait Vaughan, una organizzatrice di Portland, di recente ha partecipato a un tirocinio a Boston. “I capi dei formatori hanno chiarito che questo movimento è spinto dalle relazioni, radicato in processi realmente collettivi di conoscenze e di consapevolezza dei rischi, e sufficientemente flessibili da attecchire e aumentare rapidamente”, ha detto ad Alternet. “Hanno sottolineato che la vittoria è possibile, non malgrado la paura, ma affrontandola nel contesto di una comunità responsabile e audace“.

Maria Fernanda Cabello, che è di base nel Maryland e che è una delle organizzatrici volontarie a tempo pieno di Cosecha, ha spiegato ad Alternet: “Il modo in cui raggiungeremo una portata enorme consiste nel fare tirocini e un sacco di azioni pubbliche”. Tra queste ci sono: creare il  movimento Campus Sanctuary e organizzare azioni dirette come i Salsa Shutdown, ha detto, spiegando che: “Andremo nei negozi che approfittano molto degli immigrati, e balleremo la Salsa intorno al registratore di cassa, in modo che le persone non riescano a fare i loro acquisti. È un’azione orientata alla famiglia”.

Mentre può sembrare ambizioso mobilitarsi per uno sciopero generale, Maria Fernanda Cabello ha sottolineato che è stato già fatto in precedenza. Il Primo maggio 2006, gli immigrati in tutti gli Stati Uniti avevano organizzato un’astensione dal lavoro coordinata che si chiamava: “La giornata senza immigrati,” per protestare contro le leggi inflessibili anti-immigrati. “Stimo cercando di replicare quello che era successo nel 2006 dopo le mega-dimostrazioni, ma di portata maggiore – ha detto Cabello – Sono davvero tempi molto preoccupanti per tutti, e dobbiamo muoverci più in fretta ed essere più coraggiosi. Creare dei movimenti è l’unico modo per proteggere la nostra comunità nei prossimi quattro anni”.

Carlos Rojas Rodriguez, un organizzatore del Movimiento Cosecha, ha detto ad Alternet: “Sappiamo che è una strategia audace. Sostanzialmente stiamo cercando di riuscire a organizzare il più imponente sciopero della storia, ed è un obiettivo necessario. Una strategia offensiva serve molto in questi tempi oscuri”.

A fianco delle comunità in tutto il paese, Cosecha sta anche organizzando una difesa preventiva contro l’aumento di attacchi ed espulsioni, la quale comprende le pressioni per fare espandere il movimento Sanctuary nelle organizzazioni religiose, nelle scuole e nelle città. Secondo Saavedra: “La salvezza arriva da una comunità organizzata. È davvero facile in questi momenti di dolore isolarsi nella propria sofferenza e farsi guidare dalla paura. L’unica riposta alla paura è avere una comunità”.

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Pubblicato da znetitaly.org, fonte originale Alternet. Traduzione di Maria Chiara Starace (licenza creative commons CC BY NC-SA 3.0).

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4 Risposte a “Trump: i migranti si preparano a lottare”

  1. Daniele
    25 dicembre 2016 at 10:14 #

    Capito, siete contro la legalità!

  2. Pindul
    25 dicembre 2016 at 10:20 #

    Quando uno legge articoli come questo va subito a cercare la data. Forse si tratta di un revaival degli anni 80′ del secolo scorso, si domanda. E invece no ! Invece rispuntano dalle catacombe della storia personaggi e notisti che pensano di leggerla con gli strumenti di 50 anni fa. E neppure si chiedono perchè dietro ai novelli movimenti di liberazione ci sia un certo Geroge Soros.

  3. Andrea
    25 dicembre 2016 at 10:37 #

    11 milioni di persone su 318 milioni totali (Wikipedia) sono circa il 3,5%. Dato che queste persone sono il livello più basso della popolazione degli USA, posso ipotizzare che il loro contributo al consumo globale sia del 2% (per essere ottimisti). E questi dicono che sono i senza-documenti a dar corpo all’economia degli USA? Qui io vedo solo persone, dei lestofanti, cialtroni e truffatori, che cercano di farsi strada, mettersi in luce traendone vantaggi per loro medesimi a danno dei più poveri. Un grande raggiro e presa in giro stile il comunismo del secolo scorso!

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