La raffineria di Pavia? Va tutto bene

Cosa dimostra l’incendio alla raffineria Eni di Pavia? Primo: come sempre, non è se succederanno gli incidenti, è quando. Secondo: fare raffinerie vicino i centri abitati e in mezzo agli appezzamenti coltivati è un vecchio vizio dell’Eni. Intanto politicanti ed Eni rassicurano: va tutto bene. Cosa non dicono invece i “grandi” media? Che l’Eni si appresta a realizzare in quella raffineria nuovi pozzi, ancora più grandi e pericolosi. Ma, soprattutto, che il veleno che spara fuori quella raffineria è finito anche su un report di Legambiente stilato per Taranto, secondo il quale la raffineria di Sannazzaro (Pavia) si trova al terzo posto dietro soltanto all’Ilva di Taranto e alle raffinerie Erg di Priolo…. Sì, va tutto bene, va tutto bene

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di Maria Rita D’Orsogna*

Tutta la stampa d’Italia si ritrova a parlare dell’incendio presso la raffineria Eni di Pavia.

Come sempre: non è se succederanno gli incidenti, è quando.

Come sempre, meglio non farceli venire dall’inizio. Quando arrivano è sempre troppo tardi.

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Qui un testo scritto nel 2009 dal sito Apocalisse Italia, che a suo tempo si adoperò per fermare il Centro Oli di Ortona

Intanto Asl, Eni e politicanti rassicurano che è tuttapposto. Sempre. Non importa cosa viene rilasciato, cosa scoppia, quando, dove, come, per quanto tempo. In Italia vige il tuttapposto di regime.

In Abruzzo volevano fare la raffineria in mezzo ai vigneti del Montepulciano doc. Ci siamo opposti, ci siamo arrabbiati e per ora (!) non se ne è fatto nulla. Ma quello di fare raffinerie vicino i centri abitati e in mezzo agli appezzamenti coltivati è un vecchio vizio dell’Eni.

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In provincia di Pavia, sorge dal 1963 la raffineria di Sannazzaro de Burgondi nel bel mezzo dei campi coltivati a riso. Sannazzaro e Ferrera Erbognone sono i due centri che sorgono a meno di un chilometro dalla raffineria: 6.000 e 1.200 abitanti rispettivamente. L’impianto è visibile nella foto sopra o su Gooogle Maps. L’indirizzo della raffineria non lascia scampo: Via Mattei.

“Nata nel 1963 con una capacità di 5 milioni di tonnellate /anno, raddoppiata nel 1975, ristrutturata tra il 1988 ed il 1992 e potenziata con interventi di miglioramento tecnologico negli ultimi anni, la Raffineria vanta oggi un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa” (fonte: Eni).

E nel 2009, quale è la capacità di quella raffineria?

Secondo l’Eni siamo a 10 milioni di tonnellate/anno, ma non bastano, serve di più. La proposta depositata alla regione Lombardia parla di 11 milioni di tonnellate/anno da raggiungere con un’ulteriore espansione della raffineria (zona gialla della foto sopra).

Il nuovo pezzo di raffineria “rappresenta la soluzione per la conversione del ‘fondo del barile’, consentendo da un lato un miglior sfruttamento delle risorse classiche anche in termini ambientali, dall’altro la valorizzazione di risorse a basso costo, come i greggi extra-pesanti, che nei prossimi anni svolgeranno un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche”.

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Cospargono i loro scritti con la parola ambiente ma quello che gli vogliono costruire è il peggio del peggio dal punto i vista della salute delle persone. Agli amici di Sannazzaro che non sanno cosa sia il petrolio pesante (=amaro), il bitume, l’idrogeno solforato e un desulffuratore consiglio di informarsi. Il nuovo pezzo di raffineria serve per raffinare petrolio con basso indice Api con processi molto più impattanti di quelli che hanno ora.

E le istituzioni locali dove sono? Non sarà mica come a Ortona che l’amministrazione comunale era consenziente e qualcuno fa pure affari personali con i petrolieri l’Eni?

Il sito del comune ha una ampia pagina dedicata alla raffineria con ampi pezzi presi col copia e incolla dal sito dell’Eni.

Ormai raffineria e paese sono tutt’uno.

Sul blog cambiasannazzaro si parla di fenomeni di neve artificiale causati dalla condensa dei vapori della raffineria, vapori che dopo l’installazione del desulfuratore arriveranno a 1.000 metri cubi per ora (fonte: qui). Chissà quanta robaccia c’é dentro quella neve generatasi con i vapori di una raffineria… (nota del 19/9/2009: un commento del coautore del video mette in dubbio la connessione tra la nevicata e i vapori della raffineria; che sia artificiale o meno, il problema non cambia, la neve è impregnata delle sostanze chimiche rilasciate dalla raffineria).

Che i vapori della raffineria siano un problema lo sanno anche all’Eni (e come!). La nuova ciminiera avrà infatti una altezza di 128 metri per “una migliore dispersione dei fumi di scarico”, che comporteranno “un minor impatto ambientale”. Parola di Eni.

Il veleno che spara fuori la raffineria è finito anche su un report di Legambiente stilato per la raffineria di Taranto. Secondo lo studio di Legambiente del 2006 la raffineria di Sannazzaro si colloca ai primissimi posti in Italia per l’emissione di sostanze altamente inquinanti, ricordiamo, a ridosso dei centri abitati e dei campi coltivati: 34.992 kg di benzene – al terzo posto dietro Ilva di Taranto e le raffinerie Erg di Priolo -, 241 tonnellate di sostanze PM10 (quarto posto in classifica), 59 kg di Arsenico, 78kg di cadmio (terzo posto), 1434 kg di cromo (terzo posto). Ma i numeri di Legambiente non contano, ingrandiamo la raffineria.

Va tutto bene.

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* Fisica e docente all’Università statale della California, cura diversi blog (come questo). Consapevole dell’importanza dell’informazione indipendente, Maria Rita ha autorizzato con piacere Comune a pubblicare i suoi articoli

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1 risposta a “La raffineria di Pavia? Va tutto bene”

  1. Fiorella Palomba
    2 dicembre 2016 at 12:32 #

    Non bastava il disastro di Taranto, ci voleva anche questo!

    Riusciremo mai a uscire dalla dipendenza delle multinazionali del petrolio?
    Riusciremo mai, almeno, a fare PREVENZIONE?
    Riusciranno mai le aziende petrolifere a capire che, anche solo dal punto di vista economico, la prevenzione costa meno del danno?

    È vero che, la storia dell’amianto insegna, le aziende hanno molti santi in paradiso e in terra che riescono a tirarle fuori dai guai.

    C’è speranza per i cittadini?

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