Una frenetica ansia di pseudo modernità

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di Claudia Fanti*

Chi decide per noi cosa dobbiamo insegnare, quante ore là e quali materie qua, è piccolo piccolo quando, obnubilato dal presente, dal ciò che conta ora, qui, subito, si affretta a rincorrerlo in una frenetica ansia di pseudo modernità, proponendo all’utenza confusa qualcosa di già scaduto, che non ha bellezza, che prepara a un futuro che non sarà mai come lo immagina la sua mente abituata a rapportarsi agli altri tramite schermi di ogni tipologia, o ai congressi e ai convegni, o ad ascoltare le sirene del consenso. Piccolo piccolo, molto più piccolo dei nostri bambini e delle nostre bambine che ascoltano incantati il racconto, la fiaba, la narrazione di qualcosa che potrebbe diventare realtà grazie alle loro diversità, ai loro sogni, ma soprattutto grazie alla loro immaginazione di un futuro fatto di amicizia, mani strette, lavoro collaborativo, scambi di invenzioni impossibili ora, ma forse, chissà, realizzabili poi.

La mente dei nostri grandi piccoli non si accontenta di materia facile, così come le loro mani desiderano dare forma a qualcosa di nuovo, che prima non esisteva. Nessuno di loro ama starsene soltanto seduto, anche se poi lo richiede alla fine di attività fatte di corpo e mente insieme. Nessuno di loro valuta importante starsene seduto dinanzi a un computer o a un tablet. Molti amano aggirarsi per l’aula al momento della lettura libera recandosi alla bibliotechina a scegliersi un libro. Sono tanti e sanno che non è facile non invadere lo spazio vitale degli altri nell’aula, ma vi si aggirano lo stesso, poi pongono domande, attendono risposte, a volte dall’adulto, a volte dai compagni. A volte litigano, ma poi, se l’adulto non invade il campo con facili giudizi, e si fa mediatore di conflitti, le tensioni si stemperano, ritornano “amici”.

Amano riflettere insieme sulla lingua, mettere ordine, studiare insieme, recitare, danzare, misurarsi nell’espressione orale, se l’adulto li lascia provare e scoprire l’arte della narrazione e dell’esposizione. Sanno essere morbidi e sinuosi con le movenze del proprio corpo, metterlo alla prova, Devono comprendere fino a che punto spingersi o trattenersi. Si esaltano nell’ascolto di brani musicali e a volte strabiliano per le loro stesse osservazioni… ogni materia è una scoperta, ogni compagno o compagna è un sostegno da difendere, se l’adulto sa attendere e rispettarli.

Saranno un futuro straordinario se cresciuti in libertà e responsabilità, nel riconoscimento delle emozioni, se non li si opprimerà in rigidi schemi di organizzazione di contenuti e tempi contingentati da programmazioni asburgiche.

Pensare in grande è dare spazio, spazi e tempo, tanto tempo, all’infanzia, affinché a essa non restituiamo il mondo adulto così piccolo e angusto nelle sue proposte e nei suoi modelli perdenti già da tempo.

Ci vuole il tempo che ci vuole

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* Maestra, autrice di “2014, odissea nella scuola”, ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme

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