Tessere tele, costruire relazioni

manofili

di Emilia Di Rienzo*

Ho partecipato a tante manifestazioni di donne, sempre più rare e molto meno partecipate oggi rispetto a ieri. Ho pensato a come si sfilava, compatti, come a tessere una tela, intrecciare fili colorati, diversi ma tutti rivolti verso uno stesso orizzonte. In quei momenti si sente una grande forza, una grande energia, è un grido all’unisono riempe le strade: ci siamo. Siamo nelle piazze, nelle strade, nelle vie a dire “Basta!” Ci siamo.

Ma oggi quello che mi è più chiaro è che dobbiamo “esserci” tutti i giorni, in ogni luogo. Con i nostri figli, con i nostri genitori, con i nostri studenti, con i nostri malati, ovunque “con” e “per”…

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Questa può diventare la nostra rivoluzione al femminile, questa è l’alternativa che, come donne possiamo costruire, non rinunciare a quello sguardo particolare che, legate alla terra e ai suoi bisogni, abbiamo avuto sul mondo.

Non si tratta solo di “occupare” luoghi di potere, luoghi di prestigio o di comando. Non si tratta solo di essere “contro”. Si tratta di tessere tele, si tratta di costruire rapporti nuovi, di essere capaci di gesti, di attenzioni, di lanciare “parole nuove” anche nel privato che sappiano darsi i colori della concretezza, che sappiano dare pennellate di luce là dove tutto sembra essere ormai segnato dall’abitudine e dal senso di impotenza. Si tratta di guardare il mondo in orizzontale e non in verticale. Il solo modo che ci permetta di guardarci negli occhi!

Io credo che sia giusto dire che noi “dobbiamo esserci” per essere “migliori”, ma non nel senso solo meritocratico, ma nel senso più umano del termine, non moraliste ma “morali”: madri più attente, insegnanti più accoglienti, persone capaci di essere vicine ai problemi dell'”altro”, persone, donne che cercano un dialogo con chiunque.

Dobbiamo essere consapevoli che anche noi possiamo essere imprigionate da una rigidità di pensiero incapace di smontare pregiudizi e inventare nuovi percorsi, di ragionare su cose che diamo per acquisite e scontate. La capacità che dobbiamo sviluppare è quella di saper contrastare anche noi stesse, le nostre resistenze, le nostre prigioni.

Non hanno molto senso proclami altisonanti, se non abbiamo chiaro come prima di tutto noi stesse possiamo tradurli in piccole e concrete azioni.

Dice Rodotà:

Donne, lavoratori, studenti, mondo della cultura si sono mossi guidati da un sentimento comune, che unifica iniziative solo nelle apparenze diverse. Questo sentimento si chiama dignità. Dignità nel lavoro, che non può essere riconsegnato al potere autocratico di nessun padrone. Dignità nel costruire liberamente la propria personalità, che ha il suo fondamento nell´accesso alla conoscenza, nella produzione del sapere critico. Dignità d’ogni persona, che dal pensiero delle donne ha ricevuto un respiro che permette di guardare al mondo con una profondità prima assente.

Lavorare perché in ogni luogo in cui siamo la “dignità” sia riconosciuta ad ogni essere umano. E purtroppo sono anche molte donne a negarla agli altri.

“Per vivere – ci ha ricordato Primo Levi – occorre un´identità, ossia una dignità”. Solo da qui, dalla radice dell´umanità, può riprendere il cammino dei diritti.
Ma i diritti vanno affermati, difesi e resi pratica quotidiana, altrimenti diventano contenitori vuoti.

* Insegnante, ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme

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