Venti anni fa abbiamo scherzato

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di Alberto Castagnola

Foto in prima pagina e titolo intrigante: “Nuovo accordo sul clima per ridurre i gas serra di freezer e condizionatori”, pagina intera dedicata al clima con foto di Pechino immersa nello smog. Il Corriere della Sera del 16 ottobre sembrava segnare una svolta nell’atmosfera di scarsa attenzione dedicata alla crisi climatica dalla stampa italiana. L’articolo iniziava con la citazione di una frase pronunciata da Obama nella capitale del Ruanda: “Una soluzione ambiziosa e di grande potenza” e continuava: “Ci sono voluti sette giorni di negoziati e una notte insonne, soprattutto per convincere i riluttanti delegati dell’India, per poter annunciare, almeno nelle parole del segretario di stato americano, ‘il monumentale passo avanti’ rappresentato dall’impegno di quasi duecento paesi di ridurre progressivamente l’uso di gas Hfc, gli idrocarburi utilizzati in frigoriferi, condizionatori d’aria, schiume e aerosol”.

Proseguendo, si apprende che gli Hfc sono dei gas estremamente dannosi per il loro effetto, poiché sono “tra cento e mille volte più potenti dell’anidride carbonica” , le cui emissioni stanno crescendo ad un ritmo tra 7 e il 15 per cento all’anno, soprattutto nei paesi del sud del mondo.

L’accordo entrerà subito in vigore (non prevede la lenta procedura del Trattato di Parigi, firmato dai rappresentanti di ogni paese, ma che ogni paese doveva poi far ratificare dalle istituzioni nazionali competenti, che avevano un anno di tempo dopo la firma ufficiale apposta a New York ad aprile scorso) ed è immediatamente vincolante. A regime il suo effetto, secondo l’organizzazione ambientalista Natural Resources Defense Council  “equivale  a fermare le emissioni mondiali di C02 da combustibili fossili per più di due anni”.

Poi nella lettura cominciano ad apparire gli elementi negativi. L’accordo infatti prevede che Europa e Stati Uniti già dal 2019 cominceranno a tagliare del 10 per cento gli Hfc, mentre un centinaio di altri paesi, guidati dalla Cina congeleranno solo i consumi, ma tra il 2024 e il 2028. E ancora, India Pakistan e alcuni Stati mediorientali che hanno ottenuto di posporre ogni azione fino al 2028. I tagli veri e propri cominceranno dopo: la Cina dal 2029, l’India dal  2032. In pratica, quindi, un notevole gruppo di paesi sposta parecchio in avanti l’inizio delle riduzione delle emissioni, nel caso della Cina, secondo inquinatore mondiale, di quattordici anni  e quindi si continua a non tenere conto dei tempi e delle urgenze  indicate con estrema chiarezza dal V° Rapporto dell’Ipcc, cioè dagli oltre 2.500 scienziati che stanno ormai da parecchi anni studiando e monitorando l’andamento dei fenomeni  climatici, molti dei quali mostrano anche evidenti tendenze all’accelerazione.

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L’articolo in effetti fa un cenno a questo problema, anche se in modo un pò indiretto: “L’obiettivo può sembrare poco ambizioso: ridurre di un 0.5 gradi il surriscaldamento entro la fine del secolo. Ma i modelli climatici lavorano su scarti all’apparenza minimali. Un aumento di appena 1,5° della temperatura media terrestre sopra i livelli pre-industriali innesca la scomparsa delle barriere coralline, a più 2° l’umanità rischia di non riuscire più a sfamarsi, a più 3° gli oceani erodono vasti tratti di costa e l’Artico diventa un ricordo”. In realtà, per quanto riguarda le barriere coralline, sono già per oltre la metà sbiancate e i ghiacci polari durante i periodi freddi stentano già a riprodursi.

Poi l’articolo fornisce il dato più preoccupante. “Introdotti negli anni Ottanta per sostituire i famigerati Cfc – i clorofluorocarburi  responsabili del “buco dell’ozono”, messi al bando proprio dal Protocollo di Montreal – gli idrofluorocarburi non attaccano lo strato di ozono (schermo fondamentale alle radiazioni letali per la vita sulla terra), ma sono all’origine di circa l’8 per cento del surriscaldamento climatico, a causa del loro effetto serra. Un dato destinato a crescere, assieme alla capacità di spesa di Cina, India e altri paesi in via di sviluppo. Secondo stime Usa entro il 2030 verranno installati nel mondo oltre 700 milioni di condizionatori d’aria”. Sempre secondo l’articolo la sola India, per sostituire gli Hfc con alternative più “pulite” sarebbero necessari tra i 15 e i 38 miliardi di dollari; il nuovo Accordo prevede un fondo speciale di finanziamento per questi interventi, ma il fabbisogno su scala mondiale non è stato ancora definito.

Questo aspetto della questione fa emergere il problema principale. Il Protocollo di Montreal venne firmato nel 1987 ma ha cominciato a funzionare ben otto anni dopo, anche perché gli Stati Uniti, che avevano spinto per la sua approvazione, ritirarono la loro adesione per parecchi anni; sono quindi passati oltre venti anni e il buco dell’ozono ha cominciato a ridursi, ma la ricostituzione è pari solo al 9 per cento della sua consistenza precedente. Quindi quanti anni ci vorranno affinché l’equilibrio sia ristabilito? Ma il tema fondamentale è un altro (di cui l’articolo non parla): all’epoca la sostituzione dei Cfc con gli Hfc venne presentata come risolutiva in quanto le nuove sostanze non intaccavano lo strato di ozono e accettata dalle imprese produttrici perché l’adeguamento degli impianti era relativamente poco costoso. Oggi scopriamo che per venti anni gli Hfc hanno aumentato in misura molto consistente l’ammontare dei gas serra diversi dalla Co2 e che nel futuro la loro eliminazione sarà lenta e graduale, e in molti casi non inizierà prima di dieci o quattordici anni.

Bangladesh is one of the countries most vulnerable to the effects of climate change. The regular and severe natural hazards that Bangladesh already suffers from – tropical cyclones, river erosion, flood, landslides and drought – are all set to increase in intensity and frequency as a result of climate change. Sea level rise will increasingly inundate coastal land in Bangladesh and dramatic coastal and river erosion will destroy lands and homes. These and the many other adverse effects of climate change will severely impact the economy and development of the country.One of the most dramatic impacts will be the forced movement of people throughout Bangladesh as a result of losing their homes, lands, property and livelihoods to the effects of climate change. While it is impossible to predict completely accurate figures of how many people will be displaced by climate change, the best current estimates state that sea level rise alone will displace 18 million Bangladeshis within the next 40 years. The vast majority of these people will be displaced within Bangladesh – not across international borders – presenting the Government with enormous challenges, particularly when it comes to finding places to live and work for those displaced.

Il recente Accordo è cosa ben diversa da ciò che sarebbe necessario e urgente fare e non può certo essere letto come una decisione politica lungimirante e che realmente incide sui processi di riscaldamento globale del pianeta. La Cop 22 che si terrà in Marocco dal 7 al 18 novembre non sembra iniziare sotto i migliori auspici. Sempre sul Corriere della Sera, 6 novembre (pag.38), un testo firmato dal Segretario Esecutivo dell’Unfccc, la convenzione per il cambiamento climatico dell’Onu e dal Presidente della COP 22 e ministro degli esteri e della cooperazione del Marocco, afferma nel sottotitolo che “Gli impegni presi con l’Accordo di Parigi non potranno limitare del tutto il surriscaldamento globale, che avrà gravi ripercussioni sull’agricoltura e le risorse idriche, colpendo in primo luogo le regioni più vulnerabili. I governi devono presentare piani fattibili per trasformare le promesse in realtà”, ma nel testo si limita a ricordare dati ben noti e ovviamente non può entrare nel merito dei prossimi lavori della Conferenza. I prossimi giorni ci diranno se il senso di responsabilità dei governi e degli organismi dell’Onu riuscirà a imporsi sugli interessi delle multinazionali e delle finanza internazionale.

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1 risposta a “Venti anni fa abbiamo scherzato”

  1. fabiano
    7 novembre 2016 at 14:31 #

    vedere l’articolo di Mieli sul corriere di oggi 7/11/2016
    prima pagina, prima colonna…

    un discorsetto furbo furbo non negazionista ma ammiccante ai negazionisti e/o critici delle cause antropiche del riscaldamento..

    mahh secondo me ci stanno a piggliàpelculo

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