La buona scuola di McDonald’s

C’è un’impresa multinazionale nota perché sgombera a suon di dollari le piccole fattorie in diversi paesi del sud del mondo perché smettano di produrre cibo per le comunità locali e puntino a impoverirsi con l’esportazione. C’è un’impresa multinazionale che ha costruito il suo impero economico imponendo ovunque monocolture per produrre mangime per animali (in paesi dove molti bambini sono denutriti) per far ingrassare e riempire con antibiotici gli animali da macellare (favorendo così anche la produzione di Co2 nell’aria e la quantità di chimica nella terra) e poi trasformare in hamburger. C’è un’impresa multinazionale nota in tutto il mondo per il suo cibo spazzatura. C’è un’impresa multinazionale nota per le proteste dei suoi giovani lavoratori precari e di quelli iscritti a qualche sindacato. Un curriculum così non poteva passare inosservato: quella nota impresa multinazionale è stata appena scelta da un governo perché accolga migliaia di studenti e studentesse delle scuole secondarie superiori nei percorsi di alternanza scuola-lavoro

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di Alex Corlazzoli*

L’alternanza scuola-lavoro sbarca tra double cheeseburger, big mac e chicken country. A scegliere McDonald’s tra le sedici organizzazioni che metteranno a disposizione circa 27mila percorsi per gli studenti delle scuole secondarie superiori è il ministero dell’Istruzione, che lasciate alle spalle le critiche sul colosso americano ha deciso di mandare i ragazzi italiani ad imparare a lavorare nei ristoranti di tutt’Italia con la “M” gialla. McDonald’s ha assicurato 10mila percorsi in 500 locali su tutto il territorio nazionale, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. La multinazionale ha persino aperto una campagna ad hoc: “Benvenuti studenti”.

I ragazzi nei ristoranti avranno a disposizione un tutor cui si potranno rivolgere in ogni momento e svolgeranno attività di accoglienza e relazione con il pubblico. Un face to face preceduto da momenti di formazione in aula e di “training on the job”. L’obiettivo è quello di insegnare loro le competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro. Una scelta destinata a far discutere. Sul piede di guerra ci sono mamme e papà vegani e molti altri che lottano per convincere i figli a non andare da McDonald’s.

Qualche perplessità arriva anche dal Movimento italiano genitori che salvaguardia in ogni caso l’esperienza: “Da padre – spiega Antonio Affinita, direttore generale del Moige – avrei preferito mandare mio figlio in una splendida azienda agricola italiana ma allo stesso tempo non posso escludere McDonald’s a priori. L’alternanza scuola-lavoro è sempre e comunque un valore fermo restando che i ragazzi devono fare un’esperienza utile dove i loro diritti sono garantiti. Ci auguriamo che nell’ambito dell’accordo con il ministero vi siano anche dei controlli. Oggi i ragazzi non hanno la cultura del lavoro; se possono impararla in un ristorante McDonald’s, benvenga questa esperienza. Non entriamo in merito alla natura tecnica, non spetta a noi fare questo tipo di valutazioni. Siamo convinti e vogliamo credere che questo non sia l’escamotage per avere persone che lavorano gratuitamente in cucina. Aspettiamo di vedere le modalità. Se la cultura aziendale la imparano in un ristorante del colosso americano non ho nulla al contrario”.

Affinita non boccia il Miur ma chiede garanzie e ricorda le difficoltà che vi sono in Italia, soprattutto al Sud, ad assicurare agli studenti questa esperienza: l’alternanza scuola-lavoro con la recente riforma della “Buona Scuola” è diventata obbligatoria nell’ultimo triennio della scuola secondaria di secondo grado per ogni tipologia di indirizzo. A dare un “quattro” alla Giannini è invece Mimmo Pantaleo, il segretario nazionale della Flc Cgil: “Questo accordo con McDonald’s dimostra che l’esperienza dell’alternanza ha bisogno di un tagliando. Qualcuno mi deve spiegare che coerenza ci sarebbe tra il piano formativo di un liceo, di un tecnico e McDonald’s? Non mi risulta che vi sia chissà quale sistema di relazione nei loro ristoranti a parte la vendita dei panini. Si è perso il connotato didattico di questo aspetto della formazione; pur di trovare una collocazione ai ragazzi li si manda dal colosso americano”. McDonald’s è stato persino definito dal Miur “Campione dell’alternanza” insieme alle altre 15 aziende, ordini professionali e associazioni del terzo settore che apriranno le porte a 27mila esperienze. E così dal passare una serata con gli amici al Mc ora i ragazzi si troveranno ad imparare a lavorare tra i coetanei che alla sera o in pausa pranzo scelgono di andare a farsi un hamburger in una delle catene più note e diffuse nel mondo. (fonte: ilfattoquotidiano.it, pubblicato qui con il consenso dell’autore)

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seminare_un_mondo_nuovo* maestro e giornalista (un contributo di Alex Corlazzoli è anche nel quaderno Seminare un mondo nuovo, qui scaricabile)

 

 

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1 risposta a “La buona scuola di McDonald’s”

  1. Fiorella Palomba
    2 novembre 2016 at 17:13 #

    Ho gestito negli anni novanta la formazione e il tirocinio aziendale negli istituti professionali di stato, nell’area centro-sud, allorché per la recente riforma, la formazione teorica di un profilo professionale si completava con un tirocinio aziendale di 240 ore.

    Lavoravo per l’istituto di formazione di ANIA e avevo a disposizione le agenzie assicurative numerose nel territorio.

    Ricordo perfettamente la modalità che mi pareva ottima: affiancare l’agente nell’espetamento di tutte le funzioni.

    Un neo, non da poco: nessuna certezza di assunzione. Eppure l’attesa era questa.

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