Il Corto Circuito fa nascere una piazza

Immediata la risposta dello spazio sociale romano di Cinecittà alla nuova provocazione giudiziaria che ha occupato con ruspe e blindati lo spicchio di città nuova e vivibile che si stava costruendo. Il Corto Circuito occupa la piazza dei Cavalieri del Lavoro e inventa una nuova pagina della sua decennale resistenza

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di Comune

Oggi, giovedì 13 ottobre, sarebbe cominciato il corso intonaci sugli edifici in paglia, un piccolo frammento della quella cultura del “buen vivir” che caratterizza questi mesi di “ripartenza da sè“, del Corto Circuito, all’insegna del resistere ma soprattutto del creare e della permacultura. Sono arrivati polizia e carabinieri che, con gli intonaci e le case di paglia, hanno ben poco a che vedere. L’area è stata sequestrata e sono stati nuovamente messi i sigilli. Un’aggressione giudiziaria con tanto di mezzi blindati che impedisce perfino di avvicinarsi allo storico centro sociale della perfiferia sud-est della capitale. Oltre ai blindati, però, pare si sia messo in attività un altro mezzo meccanico ben più significativo nell’immaginario che le autorità usano tradizionalmente nelle aggressioni agli spazi sociali autogestiti, la ruspa. La minaccia concreta e devastatrice, nei confronti della partecipatissima ricostruzione eco-compatibile dell’edificio incendiato nel 2012, è insomma quantomai esplicita.

Le motivazioni che sarebbero alla base dell’intervento, ispirate da una magistratura che non ha mai usato alcuna sensibilità verso il Corto (i sigilli sono stati messi e tolti diverse volte) sono facilmente intuibili: la rottura dei soliti sigilli, appunto, e il presunto abuso edilizio. L’ideologia che accompagna questo nuovo intervento provocatorio è dunque ancora una volta legata a filo doppio a una concezione del tutto astratta della legalità. Un’idea di quel che si può e non si può fare ispirata solo alle scartoffie pretestuose e ai desiderata di una speculazione che, tra condoni e leggi compiacenti, si è impadronita dell’anima e dei forzieri di una città umiliata e fatta letteralmente a pezzi.

Così, ancora una volta, il Corto torna in piazza. Perché quello che è in atto non può essere definito in altro che uno sgombero di fatto. Va ricordato che dopo l’incendio del 2012, il Comune di Roma non si è mai degnato di dire una parola sulla vicenda. Il Corto Circuito sarebbe chiuso da quattro anni se l’autorganizzazione dei cittadini non avesse ripreso le attività con le strutture provvisorie, il noto tendone, messe a disposizione dalla generosità delle persone che da più di un quarto di secolo tengono in vita questa straordinaria esperienza. Le prime reazioni degli occupanti sono, al solito, ferme e molto calme. Intendono rientrare al più presto in possesso di quel pezzo di storia del quartiere che stanno ricostruendo come meglio non si potrebbe.

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Paradossalmente, lo stesso sequestro potrebbe aprire un’opportunità politica per un pronunciamento chiaro da parte della nuova giunta e del municipio, tuttavia, naturalmente, intanto il Corto fa da sè. Occupa Piazza Cavalieri del Lavoro, dove alle 17 si terrà un’assemblea che si annuncia molto preoccupata e molto determinata, e che però è abituata a saper gestire provocazioni di diversa natura. Non è difficile immaginare, conoscendo l’autorevolezza e la qualità delle relazioni sociali che per decenni il Corto ha tessuto con la città intera, che la piazza della solidarietà e della dignità che sta nascendo in queste ore nella zona di Cinecittà diventerà presto un grande simbolo cittadino della resistenza alla volontà cieca di reprimere e sabotare in modo sistematico la costruzione di nuove relazioni sociali, sostenibili dal punto di vista della qualità della vita e della difesa della salute e dell’ambiente, nella città di Roma.

La Roma dei veleni politici e ambientali, della corruzione morale, della discriminazione sociale, dell’egoismo affaristico e  delle miserie politiche non ha ancora smesso di ferire il tessuto sano dei suoi cittadini, oggi ha scritto un’altra pagina di cui non potrà che vergognarsi. Avrà una risposta chiara, tenace e segnata dall’autonomia, come è successo molte altre volte. Quelli del Corto non sanno giocare solo in difesa, l’attacco che subiscono oggi si trasformerà facilmente in maggior impegno, in nuova creatività per alimentare lo straordinario spicchio del vivere insieme e di città nuova che stavano inventando con passione, fatica, chiodi, legno e martelli.

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