Sisters Uncut occupation

“L’edilizia sociale è un diritto, non un privilegio e quando due donne a settimana sono uccise dai perpetratori di violenza e tre donne a settimana si suicidano, fanno cinque donne morte perché non si sono abbastanza spazi, non c’è abbastanza edilizia sociale e non ci sono abbastanza servizi”

Le attiviste femministe di “Sisters Uncut”

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di Maria G. Di Rienzo*

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L’edificio che vedete qui sopra è uno dei molti (non utilizzati) di proprietà municipale nel borgo londinese di Hackney: un gruppo di giovani femministe lo ha occupato questo mese e l’ha trasformato in un centro comunitario. La loro azione si origina dal fatto che le vittime di violenza domestica, una volta che abbiano denunciato la situazione in cui si trovano, sono in pratica abbandonate a se stesse.

L’associazione di volontario che gestisce il rifugio locale (Hackney Refuge) attesta di essere costretta a mandar via il 60 per cento delle donne che chiedono aiuto, nel mentre le attiviste di “Sisters Uncut” sottolineano che il piano di ricostruzione dell’area prevede la cancellazione di 915 case di edilizia popolare e la loro sostituzione con edifici “troppo costosi per la gente della zona che appartiene alla normale classe lavoratrice”.

L’occupazione sta ricevendo un enorme sostegno dagli abitanti di Hackney, che vi portano in dono cibo e libri: i bambini hanno persino aiutato a costruire una rampa per persone con disabilità all’ingresso. Le giovani femministe si sono impegnate a fornire assistenza legale a chiunque si trovi di fronte lo sfratto a causa del piano di ricostruzione o a chi comunque abbia bisogno di una casa popolare, ma lo spazio occupato resta inteso per accogliere le donne: la violenza domestica è una delle cause principali che le rendono senza fissa dimora in quel di Londra ed è citata da una donna su otto nelle richieste di una casa popolare.

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Sarah, ventotto anni, è la seconda da sinistra nell’immagine. Ai giornalisti che le chiedevano cosa vuole il suo gruppo ha risposto così:

“Innanzitutto, ci stiamo riprendendo uno spazio che è nostro di diritto. I primi rifugi per donne maltrattate, negli anni Settanta, erano spazi occupati. Vogliamo che il Consiglio riempia ogni singolo edificio vuoto nel borgo. Vogliamo che si smetta di perdere proprietà pubbliche tramite la cosiddetta “rigenerazione” immobiliare. Vogliamo che lo stesso Consiglio si rifiuti di implementare la nuova legge sulle abitazioni che produrrà sfratti e ulteriore perdita di proprietà pubbliche. Vogliamo che smettano di mettere negli ostelli le donne che fuggono dalla violenza domestica, perché si tratta di sistemazioni non sicure e inadeguate”.

Femminismo: il più bel fare che ci sia al mondo.

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* Giornalista, formatrice, regista teatrale femminista cura il prezioso blog lunanuvola (dove è apparso questo articolo, con il titolo originale completo “Come fa ad andarsene, se non c’è alcun posto dove andare?”, la cui pubblicazione su Comune è autorizzata con piacere dall’autrice).

 

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