Ribellarsi facendo a Monteverde

A Roma, pochi lo sanno, c’è anche una pannolinoteca autogestita per la diffusione dei pannolini lavabili. È promossa insieme al Gas, ai laboratori di autoproduzione e di riciclo da una rete a cui aderiscono duecento famiglie

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di Paolo Cacciari*

Quelli della mia età si ricorderanno dei triangoli di cotone e dei ciripà. Erano i pannolini lavabili di neonati felici in un mondo con meno rifiuti e meno eritemi. A consigliarli è ora l’Associazione Culturale Pediatri (2.500 pediatri impegnati nello sviluppo della cultura pediatrica e la promozione dello sviluppo del bambino: www.acp.it) per iniziativa del laboratorio Reti di Pace – agisce nel XII Municipio di Roma – che ha lanciato la campagna Lavabili è meglio – diffusione di pannolini lavabili presso famiglie, studi pediatrici, consultori, asili nido e ha allestito un servizio di Pannolinoteca attraverso cui mamme e (si spera) papà possono scegliere e provare per quindici giorni i modelli di maggiore gradimento pagando una cauzione di dieci euro. Basta mandare una mail all’indirizzo dalmazzonecla@yahoo.it e chiedere un appuntamento.

È solo una delle ultime iniziative di un gruppo di abitanti della zona di Monteverde – tra Villa Doria Pamphili e Massimina – sorto al tempo della grande mobilitazione per la pace del 28 febbraio 2003, alla vigilia della invasione dell’Iraq. Non per niente scoraggiati dal non essere riusciti a fermare la guerra, si sono dati un motto: “Ognuno nel suo piccolo può fare qualche cosa, e tutti insieme possiamo costruire un mondo equo”. E lo hanno preso sul serio. Ci dice Elisabetta:

Si tratta di favorire le relazioni tra le persone attraverso il cambiamento degli stili di vita per far crescere una cultura della solidarietà, della condivisione e per la difesa dei beni comuni. Cerchiamo di costruire tempi e spazi per un’economia giusta, insieme a tutti coloro che vogliono la pace”.

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Elisabetta di Reti di pace durante la Taverna comunale organizzata alla Tenuta della Mistica (giugno 2016). Foto di Nilde Guiducci

Da allora hanno organizzato infiniti incontri di informazione e avviato un grappolo di progetti sul territorio. Vediamone alcuni. La formazione di un Gruppo di acquisto solidale partecipato (Gasp!) che coinvolge duecento famiglie. Per la fornitura dei prodotti “coloniali” (caffè, cacao, zucchero di canna, riso…) opera un altro Gruppo di acquisto equo solidale (Gaes) presso le due botteghe della zona Equamente e Capoverso. Un Banchiere Ambulante di Banca Etica ha fornito consulenze finanziarie e servizi bancari in zona. Un Laboratorio di Economia Solidale Sociale (Less) ha il compito di creare una rete di produttori, cooperative, associazioni, gruppi politici e comunità religiose di base, singoli cittadini che vogliono sviluppare relazioni basate sulla fiducia reciproca e sulla responsabilità collettiva. La chiamano “economia giusta di vicinato”. Per alcuni anni è stata organizzata anche una Barattopolis.

Ora promuovono la fiera dell’autoproduzione (tra cui un sapone liquido), il riciclo, la riparazione e il riuso degli oggetti dismessi compresi computer e biciclette e la raccolta di copertoni, camere d’aria, impermeabili e K-way.

Non mancano le partecipazioni alle campagne Roma non si vende, Stop al cemento – moratoria subito e il recupero dell’ex ospedale Forlanini.

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* Autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni (l’articolo di questa pagina è stato pubblicato anche da Left), ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme. Il suo ultimo libro è “101 Piccole rivoluzioni. Storie di economia solidale e buone pratiche dal basso” (Altreconomia). “Vie di fuga” (edito da Marotta&Cafiero) – un saggio splendido su crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita – è invece leggibile qui nella versione completa pdf (chiediamo un contributo di 1 euro).

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