Ma come facciamo a restare sereni?

Il Brasile è pronto per le Olimpiadi 2016

di Enrico Euli*

“Volevamo solo passare una serata serena, ad ascoltare musica, con gli amici…”. Stai sereno, come diceva quello. Com’è che stiamo sereni, che restiamo sereni, davanti a tutto quello che accade, almeno sino a quando non ci colpisce direttamente? Anestetizzandoci con alcool, droghe, ambient music e calcio, in primo luogo. E immergendoci in quella forma di follia che si chiama indifferenza.

Sì, riusciamo a stare sereni, nonostante tutto. È questa la nostra pazzia. Sino a quando qualcuno – impazzito di rabbia e di risentimento – non si fa più ammansire con i sedativi, piomba sulle nostre vite e va smontare la nostra tranquillità di cittadini benestanti, agiati, appagati e paganti. Sembriamo quelli che abitano a fianco di Mauthausen e continuano a coltivare il giardinetto parlando ai sette nani e ti dicono che è un posto come un altro (li ho visti di persona, giuro).

Ma come facciamo a restare sereni? Come facciamo a proseguire a vivere la nostra vita, fingendo che gli altri, le nostre vittime, i poveri e gli oppressi, non esistano? Come facciamo a continuare a pensare solo a noi stessi, alle nostre famiglie e ai nostri figli? E non sto invitando le persone a far volontariato o a far parte della “macchina dell’accoglienza” (che giù la parola dice tutto, e dice soprattutto perché ormai non possono fare a meno di odiarci, anche quando ce li prendiamo in casa…).

Un’altra pazzia che ci circonda – e contribuirà ad ammazzarci – è la nostra reazione di difesa, che va a colpire soprattutto noi stessi. Quando vediamo 250.000 auto in fila a Dover, in attesa di passare in Francia, ferme giornate intere sotto il sole per i controlli anti-terrorismo, capiamo che la nostra vita non sarà più la stessa. Che siamo in trappola, e che le nostre stesse regole ci toglieranno quel poco che ci restava della libertà, fosse anche solo quella di spostarci liberamente, condizionati soltanto dalle nostre risorse e voglie.

Non se ne parla abbastanza, ma Schengen non c’è già più, siamo tornati alla follia dei confini e dei controlli senza fine. La sicurezza si sta divorando anche gli ultimi barlumi di vita.

Tra poco saremo ridotti in condizioni simil-sovietiche o prenderemo esempio da Erdogan, che ha tolto il passaporto – a sua discrezione – a decine di migliaia di turchi in poche ore. Allarmismo? Esagerazione? Ne riparleremo, a breve.

L’altra follia del nostro atteggiamento si rivela nella nostra assurda richiesta ai mussulmani integrati di dissociarsi apertamente dagli attentati e dall’Isis. Ma perchè, noi ci dissociamo dai criminali della finanza, dagli sfruttatori coloniali, da quelli che -anche per noi – continuano a distruggere la natura e le culture di quei paesi? Noi ci dissociamo dalle nostre guerre continue, dalle nostre fabbriche d’armi, dalle nostre rapine? 

Siamo noi i veri dissociati mentali, siamo noi i folli. Vogliamo dirci liberali, progressisti, tolleranti, cristiani e non siamo nulla di tutto questo, anzi viviamo esattamente all’opposto di come diciamo. Siamo noi i dissociati da noi stessi e chiediamo agli altri di dissociarsi dai nostri nemici, solo perché iniziamo a pagare per i nostri misfatti. Ma l’ipocrisia e la retorica sono agli sgoccioli. I ricatti economici e le false promesse non ci proteggono più. La rabbia e l’aggressione prendono piede contro di noi. Hanno atteso anche troppo.

La pazienza, almeno quella degli altri, è finita.

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* Ricercatore universitario e docente di Metodologie e tecniche del gioco, del lavoro di gruppo e dell’animazione, è autore di numerosi articoli e libri. Cura il blog Saturnalia, dal nome delle feste popolari di Roma antica (in onore di Saturno), durante le quali si scambiavano auguri e doni e, soprattutto, era concesso agli schiavi di prendere il posto dei padroni. In questi giorni in libreria il suo Fare il morto (Sensibili alle foglie).
Ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme

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1 risposta a “Ma come facciamo a restare sereni?”

  1. Davide Rossi
    1 agosto 2016 at 13:09 #

    Lei cosa ci propone Euli?
    A chi si rivolge?
    A tutti? A lei stesso? Si sente anche lei parte di quest’indifferenza oppure ha trovato un modo migliore di altri per lasciare un segno utile del suo passaggio terreno in questo momento storico così difficile? Se l’ha trovato ce lo sveli. Lo sveli a me perlomeno, perché voglio proprio mettermi tra gli indifferenti che cercano strade per uscire dalla propria indifferenza.
    Ovviamente non raccontiamoci che i suoi scritti o la mia risposta possano contribuire seriamente alla causa. Suvvia. Non credo che dire sveglia, anche se ben scritto (da lei senz’altro, da me ci provo), sia in tal senso qualcosa di così costruttivo, così distante dai like messi su un social qualunque, dai minuti di raccoglimento, dalle chiacchiere passa-parola che noi umani ci facciamo incontrandoci al lavoro, sull’autobus, in casa, al cellulare o allo stadio. Così diversi da una carezza rassicurante sulla nuca dei miei figli
    Quando ci chiede come facciamo a restare sereni, (immaginando dunque che lo siamo!) lei esattamente cosa visualizza?
    Lei profetizza un futuro illiberale (e mettendo insieme questo con il suo scritto precedente ciò è potenzialmente favorito e macchinato da un accordo Stato – Mafia – Isis – Poteri – Finanza ecc..), con il rischio di prenderci davvero (speriamo di no) e diventare un profeta vero ed inascoltato.
    Oppure non ci prenderà, ed i suoi scritti (belli, va detto, ma anche appena appena dietrologici) verranno troppo facilmente dimenticati.
    In ogni caso ne uscirà alla grande. Ma lei (anche se non la conosco la immagino davvero così, e non sono ironico) è una persona in assoluta buona fede. Lei non cerca la gloria, lei è una persona che si interroga e pone delle visioni (assolutamente interessanti) sulle quali forse tutti i lettori di Comune-info sono d’accordo tranne me. Un teorico puro. Uno che ha una visione senz’altro ampia, e più ampia della media di noi camionisti / Padre Pio. Lei ha il dovere di insegnarci la strada. Credo ne abbia gli strumenti, quelli che io non ho. Lo spero. Lo faccia dunque.
    Davvero ci vede tutti nello stadio, alcolizzati, drogati, teledipendenti? Avrebbe potuto aggiungere social-smartphone dipendenti, sottocolturati, genitori disimpegnati, giovani fashion victims, volgari ed arroganti camionisti sudati con poster di Padre Pio sul retro e via discorrendo. Credo di si, lei visualizzava tutto questo e molto altro ancora.
    Eccoci, ci ha preso in pieno. Faccia conto che sono io. Voglio incarnare in un gesto sublime tutte queste negatività. Cosa mi consiglia? Cosa possiamo fare insieme io e lei? Ripeto: INSIEME. Mi tracci una rotta, che io non la so tracciare.

    Davide Rossi

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