Abbiamo ancora tante domande

Campagna contro gli affitti in nero, sportello contro i distacchi della fornitura d’acqua operati da Acea (senza preavviso e a dispetto del risultato referendario), iniziative artistiche e culturali al Pigneto, a Roma. In sette anni di autogestione Point Break (Pb) non è riuscito ad essere solo uno studentato neanche per un giorno, il suo desiderio (animato da studenti, ricercatori, dottorandi, giovani precari) di aprirsi al quartiere e alla città è stato per altro contagioso: tre nuovi studentati autogestiti, dopo Pb, sono stati inaugurati a Roma e una decina tra Napoli e Milano. Per questo lo sgombero di qualche giorno fa è un problema della città: l’assemblea aperta di giovedì 28 ripartirà dalle domande di Pb: in quali condizioni devono vivere studenti e ricercatori senza i quali le università non potrebbero restare aperte? In quale misura la proprietà va tutelata quando l’abbandono di uno stabile per più di vent’anni (come in questo caso) costituisce un costo e un danno per la comunità mentre l’autogestione ne permette la ristrutturazione e restituzione alla cittadinanza?…

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di Point Break

Quale “posto” per i giovani a Roma

All’improvviso tira una brutta aria in città. Un clima pesante, in questi ultimi giorni, cala su di noi come l’aria afosa portata dai primi temporali estivi. È così che ci sentiamo dopo lo sgombero di Point Break eseguito da polizia e carabinieri la mattina di giovedì 21 luglio.

Ogni sgombero agito contro chi tenta di ricostruire una rete di diritti è certamente odioso, e in particolare lo sono quelli – numerosi e non una novità – che riguardano le occupazioni abitative in una metropoli dove speculazione edilizia e cementificazione selvaggia hanno reso il dramma dell’emergenza abitativa ancora più insopportabile e paradossale. Point Break è stata una di queste occupazioni e come queste ha rappresentato, né più né meno, il tentativo di organizzarsi e lottare contro una delle forme più tangibili dell’iniquità sociale in cui si vive a Roma.

Tuttavia il carattere e il tempismo dell’operazione di polizia eseguita sbrigativamente pochi giorni fa ci consegnano di fronte a uno scenario più ampio, per molti versi più preoccupante, che non vogliamo lasciare inosservato. Uno scenario che crediamo ci conduca al di là del problema del diritto all’abitare, che riguardi, anzi, un’intera idea di Città e che dunque insieme alla Città vada discusso.

Lo studentato di via Fortebraccio, occupato nel 2009 dagli studenti romani dell’Onda, non ha semplicemente permesso a pochi militanti di riappropriarsi di una stanza. In sette anni di autogestione Point Break non è stato solo una casa, ma anche un progetto e un centro di servizi per il quartiere. Uno sportello di consulenza legale, di cui il municipio non ha potuto non riconoscere l’efficacia ospitandolo nei suoi uffici, capace di costruire una grande campagna contro la piaga degli affitti in nero e di facilitare la regolarizzazione di studenti costretti a subire l’illegalità tollerata dei proprietari. O lo sportello attivo contro i distacchi della fornitura d’acqua, operati da Acea senza preavviso e a dispetto del risultato referendario che dovrebbe garantire il diritto a un bene comune fondamentale; o ancora, la presenza qualificata e attiva nelle più interessanti iniziative artistiche e culturali del Pigneto.

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Questi sono solo alcuni episodi di una storia particolare, quella di uno studentato che non si è accontentato di restituire qualche alloggio a chi ne reclamava, legittimamente, il bisogno, ma che ha tentato di mettere in campo una proposta nuova. Un hub per studenti, ricercatori, dottorandi, giovani lavoratori freelance e precari capaci di alternarsi a centinaia, di costruire un progetto concreto senza reclamarne la proprietà esclusiva. Una storia che ha interessato molti e che ha saputo diffondersi come un benevolo contagio, attraverso i nuovi studentati autogestiti che, dopo Point Break, sono stati inaugurati in altre grandi città (almeno altri 3 solo a Roma e una decina tra Napoli e Milano), a riconferma della necessità sociale di questi esperimenti di abitazione condivisa.

A Point Break – e a tutte le esperienza di questo tipo – non vogliamo riconoscere il merito di aver fornito risposte migliori, ma quello di aver posto nuove domande. In quali condizioni devono vivere studenti e ricercatori senza i quali le università non potrebbero rimanere aperte? Quale sostegno va riconosciuto a quei lavoratori che animano i quartieri gentrificati di cui si fa lustro l’amministrazione cittadina in uno dei pochi paesi dove non viene erogato in nessuna forma un reddito di cittadinanza? In quale misura la proprietà va salvaguardata quando l’abbandono di uno stabile per più di vent’anni (come in questo caso) costituisce un costo e un danno per la comunità mentre l’autogestione ne permette la ristrutturazione e restituzione alla cittadinanza? Cosa significa sgomberare Point Break in un quartiere, come il Pigneto, che affoga fra commercializzazione selvaggia e spaccio, quello vero, violento e incontrollato?

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Fino a poco tempo fa eravamo abituati a veder rimanere queste domande inevase, ignorate da parte di un’amministrazione comunale preoccupata di rafforzare i propri gangli di potere osservando con distacco Roma cadere sulle proprie ginocchia. Non sfugge a nessuno, crediamo, che la sonora sconfitta elettorale del Partito democratico nella Capitale passi per la volontà della cittadinanza di ripulire Roma dalla cancrena che i suoi amministratori hanno rappresentato. Una volontà che abbiamo visto all’opera potentemente in occasione dell’ultima, grande assemblea organizzata dalla rete “Decide Roma”, di cui molti attivisti che in questi anni hanno sostenuto il progetto Point Break, magari senza dormirvi dentro neanche una notte, fanno parte e che costruiscono quotidianamente.

Un’assemblea in cui la nuova giunta è stata posta di fronte all’urgenza e alla necessità di un percorso comune che sappia rispondere alle domande poste dall’esperienza di Point Break senza esautorare la cittadinanza del suo diritto alla decisione e all’autogoverno. Un’assemblea che ha preceduto lo sgombero solo di dieci ore come se le risposte, questa volta, arrivassero direttamente dalla questura, nell’atto, goffo ma autoritario, di proseguire idealmente lo spirito del commissariamento voluto dal Pd di Renzi.

Come se, di fronte all’apertura di uno spazio, al concretizzarsi di una nuova possibilità di protagonismo per chi ha una differente idea di Città, si sia voluto rispondere con un atto di forza e con un’operazione delatoria – tanto ridicola quanto inquietante – che prova a ridurre chi questa Città la costruisce altrimenti a un delinquente comune, destinato ad avere come controparte Questura e forze dell’ordine.

Per fortuna siamo interessati ad altri interlocutori. Di come una generazione debba rifiutare l’umiliazione e rivendicare una vita degna in questa città, della nostra idea di Città, vogliamo continuare a discutere con chi è disposto ad ascoltare. Per questo, non delle ridicole accuse che ci sono state rivolte, ma di quanto l’esperienza di Point Break ha portato alla luce in questi anni discuteremo in un’assemblea aperta giovedì prossimo, con l’amministrazione municipale, il quartiere e tutta quella città stanca di questa strana ombra commissaria.

Dell’afa fastidiosa che soffia di tanto in tanto dai tristi corridoi della questura non vogliamo preoccuparci. Per noi, e per Roma, l’estate è appena cominciata.

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♦ Assemblea aperta: giovedì 28 luglio ore 19: parchetto antistante alla scuola Enrico Toti (incrocio tra Via Attilio Mori e Via del Pigneto)

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