Lo stupro di Pimonte. Il ritardo e il silenzio

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Immagine tratta da dailymail.co.uk

di Maria G. Di Rienzo

25 luglio 2016, Pimonte (Napoli): “Baby boss fa stuprare la ragazza da 11 amici. Minacce al sito che ha raccontato la notizia. Il ragazzino l’ha ripresa durante un rapporto sessuale e poi l’ha ricattata, obbligandola a subire la violenza dei suoi amici. Che a loro volta hanno filmato lo stupro”.

La ragazza ha quindici anni, i suoi stupratori vanno dai 12 ai 17. Naturalmente la comunità locale è incredula, sotto shock, attonita, eccetera. “Non avrei mai voluto che questi fatti accadessero nel mio Comune. – dice ai giornalisti l’Assessora (1) alle Pari opportunità e alle politiche giovanili di Pimonte, Anna Ospizio – Vivo questo momento come un fallimento delle istituzioni. Nessuno voleva crederci anche se ora, purtroppo, con gli arresti, non si può più negare l’evidenza. Per me, il ritardo con cui la ragazza ha raccontato l’accadutodenuncia la scarsa fiducia che aveva nelle istituzioni. Ecco perché mi addolora ancora di più tutta questa vicenda. Vorrei capire che cosa è scattato nella testa e nel cuore della vittima per subire tanto a lungo le violenze. Da quattro anni lotto su questo territorio con iniziative nelle scuole e nelle parrocchie”.

Cara sig.a Ospizio, non se ne abbia a male, ma se si sta facendo queste domande, se cioè davvero non capisce perché la ragazzina ha taciuto a lungo, i quattro anni di iniziative nelle scuole e nelle parrocchie avevano evidentemente delle basi assai fallaci. Lei non lo specifica, ma se alcune erano dirette al contrasto della violenza di genere e si sono concentrate sul comportamento delle donne (evitate, proteggetevi, parlate, denunciate) la loro efficacia è pari a zero, perché non hanno messo in discussione ne’ scalfito il clima culturale e gli stereotipi di genere che legittimano i comportamenti dei perpetratori. Lei infatti non si chiede cosa sia “scattato nelle teste dei 12 violentatori – fidanzato + amici – per infliggere la crudeltà dello stupro a una ragazza tanto a lungo”.

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Le dirò, non se lo chiede quasi nessuno. Meno che mai i quotidiani che sparano titoli del tipo: “Pimonte. Stuprata dal branco, le amiche: L’avevamo messa in guardia”. Vede? Persino le coetanee della ragazza hanno già imparato che la responsabilità della violenza sulle donne è delle donne. E tutti sanno che la vergogna della violenza sulle donne ricade parimenti e interamente su di loro, tant’è che quando gli stupratori incontravano per strada la loro vittima, persino se era in compagnia di qualcuno, si dilettavano del far battute su quanto accadeva “nelle capanne in legno della Valle Lavatoio dove viene rappresentato il presepe vivente nel periodo natalizio”; tant’è che la minaccia per farla stare zitta era il rendere pubblici tramite internet i filmati del rapporto con il fidanzato e degli stupri, perché sui maschi coinvolti in tali azioni non sarebbe comunque ricaduto alcun biasimo: loro sono dei fighi che scopano, lei è una troia – questo avrebbe ululato in risposta la masnada di odiatori imbecilli che impazza sul web equesto ha tenuto chiusa la bocca della quindicenne per circa un mese. Questo.

È la connivenza della società in cui vive con i suoi aguzzini, e non si manifesta solo con l’acquiescenza verso i quattro figli/parenti di camorristi di Pimonte (fra cui il fidanzato) che hanno chiamato a “divertirsi” anche gli amici di Gragnano e di Vico Equense: è una società che alle ragazze e alle donne dice “Il vostro valore consiste nella vostra capacità di far avere erezioni agli uomini”, tutto ciò che dovete essere è “belle”, tutto ciò a cui servite è la soddisfazione sessuale altrui, siete costituite di nient’altro che immagine – e vai con diete, prova bikini, miss questo e quello, gonfiati le tette, ritagliati la vagina, allarga il culo, riduci le cosce.

E poi c’è l’amore. Di questi tempi, per una femmina “l’amore” significa che se lui vuole fare sesso, vuole riprenderti con la web cam, vuole che tu faccia le cose che ha visto nella pornografia, tu non puoi rifiutarti, altrimenti si sentirà respinto e friend-zonato e umiliato e un uomo (a qualsiasi età, perbacco) non può tollerare tutto ciò: lo sai o no che potrebbe venirgli un raptus? Non leggi di quante donne ogni giorno sono pestate, violate, torturate e uccise per aver detto di no?

Ecco cosa c’era nella testa e nel cuore della ragazza che ha subito violenza. Non è “scattato” niente, Assessora. Era tutto là, è ancora tutto là. Solo decostruendo questo clima culturale, solo opponendogli il rifiuto della violenza in ogni sua forma, solo esigendo il rispetto per le donne come completi e complessi e variegati esseri umani, solo dirigendo le nostre domande ai perpetratori (e non alle vittime) sulle loro scelte e sulle loro azioni, solo riequilibrando la bilancia del potere che ora pende in modo sperequato da una sola parte (e cioè lavorando per raggiungere l’eguaglianza di genere) noi otterremo che la prossima ragazza ricattata in questo modo risponda così:

“Vuoi mettere il filmato online se non vado a letto con i tuoi amici? Fallo e ti denuncio, stronzo. E ricordati che nel frattempo potrei commentarlo così: Sì, sono io quella nel video. Il tipo è così scarso e noioso e incapace che ho dovuto fingere l’orgasmo. Ma il motivo per cui non sono più la sua ragazza è che non ha alcun rispetto per me. Senza rispetto, e questo video lo prova, l’amore non esiste”. 

 

(1) Tutti i quotidiani usano il termine al maschile. Ma io non posso imitarli, gentile sig.a Ospizio, perché lei è una donna e io sono un’attivista femminista contro la violenza di genere, il che implica il mio rifiuto della cancellazione coatta delle donne nelle cariche pubbliche, che le seppellisce sotto terminologia maschile. L’occultamento (linguistico, storico, nella cronaca, sui media) di ogni altra donna che non sia mostrata per il sollazzo masturbatorio degli uomini è uno degli alimentatori della violenza.
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* Giornalista, formatrice, regista teatrale femminista cura il prezioso blog lunanuvola (dove è apparso questo articolo, la cui pubblicazione su Comune è autorizzata con piacere dall’autrice)

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