Black lives matter Paris

In Francia la rabbia delle periferie “nere e musulmane” monta. Dopo la morte del ventiquattrenne Adama Traorè – ucciso in un commissariato di polizia a Beaumont- sur-Oise, nella Val d’Oise il 19 luglio – i giovani insorgono. Protestano. E fanno appello a un Black lives matter alla francese che ricalca il movimento antirazzista statunitense

parigi-black-lives

di Maria Ilaria de Bonis*

In Francia la rabbia delle periferie “nere e musulmane” monta. Dopo la morte del ventiquattrenne Adama Traorè – ucciso in un commissariato di polizia a Beaumont- sur-Oise, nella Val d’Oise il 19 luglio – i giovani insorgono. Protestano. E fanno appello ad un Black lives matter alla francese che ricalca il movimento antirazzista statunitense.

Al grido di «Justice pour Adama», tra le 1.500 e le 5mila persone hanno preso parte a una marcia bianca, il 22 luglio, per denunciare la morte del ragazzo. Considerata frutto di razzismo bianco. Sabato 23 sono scesi in piazza sia a Beaumont-sur-Oise che a Parigi. Protestano contro «il razzismo anti-noir».

Les Inrocks racconta che attorno alla fontana degli innocenti a Parigi il movimento ‘Le vite dei neri contano’ si è riunito per la prima volta e i manifestanti indossavano magliette bianche con se scritto “brigade anti negrophobie”.

«Abbiamo voluto approfittare della mediatizzazione del movimento Black lives matter per sensibilizzare i francesi su quello che succede qui», ha detto un manifestante. E quello che succede preoccupa la capitale ma anche il resto del mondo: il trattamento nei confronti dei cittadini neri sembra essere discriminante e violento ormai da tempo.

È come se una Francia seminascosta e dolente stesse uscendo allo scoperto pezzo dopo pezzo, denunciando un malessere che cova da sempre. E che somiglia molto a quello della popolazione afro degli Stati Uniti d’America. La differenza, dicono alcuni manifestanti, è che lì circolano con molta più facilità le armi e tutto assume dimensioni più “spettacolari”. Ma secondo i francesi delle banlieus all’origine c’è lo stesso sentimento anti-noir. E islamofobico.

La morte di Adama Traorè resta misteriosa: dopo l’autopsia il procuratore di Pontoise ha detto che il ragazzo non è morto per le violenze subite, ma piuttosto per un’infezione agli organi interni. Una misteriosa cardiopatia quasi virale. La sorella Assa è convinta però del contrario. Ha detto che suo fratello è «stato ucciso in condizioni atroci ed è morto da solo, nel giorno del suo compleanno».

La mamma di Adama intervistata dalla tv francese ha confermato che suo figlio non era cardiopatico: «Il medico legale m’ha detto: “Signora non può vedere suo figlio perché sanguina dal naso e dalla bocca. Io ho risposto: ma se mio figlio ha una crisi cardiaca non dovrebbe sanguinare dal naso, dalla bocca». (intervista alla mamma di Adama). Il fratello ha raccontato che «l’hanno portato alla gendarmeria di Persan. L’ho ritrovato lì, circondato da cinque-sei gendarmi, con le mani legate sulla schiena. Non respirava più, era senza vita».

Quella di Adama è ormai considerata la versione “europea” della violenza che ha colpito Philando Castile a Minneapolis, alcune settimane fa. In quel caso il ragazzo è stato filmato mentre moriva nella sua auto, colpito da quattro proiettili sparati dai poliziotti. «Lì in America è solo più brutale ma esiste una violenza della polizia anche qui nelle periferie francesi», spiega Essiyé ad un giornalista.

.

* Dopo anni nelle agenzie di stampa in diversi paesi del mondo è tornata a Roma dove oggi si occupa in particolare di periferie, guerre, resilienze. Ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme

Tags:, , , , ,

Nessun commento

Lascia un commento