Suona il campanello. Ferma la violenza

Ogni giorno leggiamo e ascoltiamo notizie di abusi sulle donne o di femminicidi. “È terribile, lo so, ma io che ci posso fare?”: è un pensiero che rimbalza nelle teste di molti e molte. Maria G. Di Rienzo, giornalista, formatrice e regista teatrale (autrice del prezioso blog lunanuvola), si occupa da molti anni di nonviolenza e dei temi delle donne: è partita da quella domanda per scrivere un breve prontuario in cinque passaggi (Impariamo a riconoscere la violenza, Ascoltiamo, Documentiamo, Non voltiamoci dall’altra parte, Suoniamo il campanello) per spiegare che è possibile fare moltissimo e che l’intervento della comunità resta uno dei passaggi fondamentali per fermare la violenza. Sì, la violenza nel nostro condominio, nel nostro vicinato, nella nostra città, nel nostro paese è direttamente affar nostro
GR

Foto tratta da twincitiesrunoff.com

di Maria G. Di Rienzo*

8 giugno 2016, Taranto: strangola la moglie, uccide a colpi di pistola il figlio di 4 anni, poi si toglie la vita.

8 giugno 2016, Spilimbergo: uccide la fidanzata a colpi di pistola, poi si spara.

9 giugno 2016, Pastrengo: uccide l’ex convivente accoltellandola e fracassandole la testa, arrestato.

9 giugno 2016, Mercatino Conca: massacra la compagna a colpi di mattarello, arrestato per tentato omicidio.

11 giugno 2016, Pesaro: punta un coltello alla gola della moglie alla festa di quartiere, arrestato.

12 giugno 2016, Roma: picchia la fidanzata, la trascina nella metropolitana e aggredisce poliziotti e militari: arrestato

12 giugno 2016, San Basilio: riempie di botte la compagna e i figli di lei, poi tenta di strangolare il bambino di 9 nove mesi che da lei ha avuto, arrestato.

È terribile, lo so, ma io che ci posso fare? Puoi fare moltissimo. L’intervento della comunità (vicini, passanti, concittadini) è uno dei passaggi fondamentali per fermare la violenza.

Anche se siamo estranei? Non farei meglio a farmi gli affari miei?

Ma la violenza nel tuo condominio, nel tuo vicinato, nella tua città, nel tuo paese è direttamente affar tuo, caro/a. Senza toccare le corde dell’empatia umana, dell’etica e della giustizia (niente “buonismi”, tranquillo/a), hai mai pensato a quanto la violenza domestica costa al tuo paese, e quindi anche a te? Sì, data la natura “nascosta” della faccenda, persino chi fa ricerca a livello professionale ha difficoltà a quantificare esattamente le cifre, ma solo con ciò che riesce a emergere si parla di una bella pacca di miliardi (http://eige.europa.eu/node/393). Pensaci un po’: intervento delle forze dell’ordine, cure mediche – a volte per un tempo molto lungo e persino per sempre se come conseguenza della violenza risultano delle disabilità; ricadute di salute mentale e fisica su chi semplicemente assiste alla violenza (tipo i bambini) che a loro volta richiedono cure; servizi legali – e anche i processi possono avere tempi lunghissimi; perdita di ore e di posti di lavoro e di produttività sul lavoro; perdita di presenza volontaria in attività comunitarie; programmi di sostegno alle vittime… Solo perché degli stronzi fatti e finiti non possono accettare che la donna con cui vivono sia un essere umano titolare di diritti umani? Non pensi che si stiano allargando un po’ troppo, se i costi dei loro pugni e dei loro coltelli devono finire nelle tue tasse?

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Quindi, se non vuoi farlo per le donne, per i loro figli e le loro figlie, e meno che mai per le femministe brutte e bastarde come me, fallo per te stessa/o: riconosci la dimensione sociale della violenza e suona quel dannato campanello.

IMPARA A RICONOSCERE LA VIOLENZA

I segnali indicatori variano e non sono sempre immediatamente visibili, perché la violenza domestica non si limita all’attacco fisico e include diverse forme di abuso e controllo delle vittime. Inoltre, è trasversale a classe sociale/economica, provenienza geografica, religioni o credi di riferimento eccetera, per cui potresti essere tratta/o in inganno dai tuoi pregiudizi in merito.

La soluzione è cercare il gruppo di attiviste antiviolenza più vicino (case rifugio, centri donna, associazioni femministe) e chiedere: una di voi verrebbe a tenere un incontro o un seminario nel mio quartiere per spiegare cos’è la violenza domestica, come riconoscerla e affrontarla?

Puoi organizzare tutto a costo zero (o poco più, magari rimborsando eventualmente il viaggio a chi risponde alla tua richiesta) con il tuo club di briscola o con gli amici della bicicletta e chiedendo uno spazio al Comune. Da cosa nasce cosa e potrebbe essere che dopo la conferenza degli individui interessati all’attivismo sociale desiderino continuare a incontrarsi e a lavorare sull’istanza: persino tu potresti cominciare a desiderare di vivere in un luogo in cui la violenza non è tollerata e si sa come intervenire per fermarla.

SUONA IL CAMPANELLO

Non scherzavo prima. Se sei la vicina/il vicino di casa di qualcuno che sta patendo violenza domestica – e tu senti le urla, i colpi, il pianto – va’ e suonalo. Se non ti senti sicura/o vai a suonare il campanello con una seconda persona, così ci sarà più di un testimone. Inventati una scusa qualsiasi: “Perdoni il disturbo, volevo sapere se avete già ricevuto il rendiconto dell’amministratore.”, “Mi dispiace se sono importuna/o, ma sto cucinando e sono senza sale, me ne presterebbe un pizzico?” Una volta rientrata/o in casa tua puoi chiamare i carabinieri o la questura, ma intanto hai interrotto la violenza e questo potrebbe aver salvato la vita a chi la sta subendo. Alla polizia dai le informazioni di cui ha bisogno: nomi, indirizzo e la sintesi di quel che hai visto e sentito. Ovviamente, non ti chiedo di suonare se credi di poter essere tu stessa/o in pericolo, in questo caso allerta le forze dell’ordine il più velocemente possibile.

DOCUMENTA

Registra ogni incidente di cui sei testimone: prendi nota di data, orario, eventuali tipi di ferite, e ogni altra osservazione che ritieni utile. Quando sarà il momento dell’azione legale, il coraggio e la credibilità della vittima aumenteranno grazie al contributo della tua documentazione.

ASCOLTA

Se una vittima di violenza domestica si rivolge a te, ascoltala. Falle sapere che le credi e che non giudichi le sue scelte. Spesso una persona in questa situazione si sente completamente isolata (e facilmente chi sta abusando di lei lavora perché si senta così): è importante darle la possibilità di sentirsi al sicuro nel confidarsi con te, potrebbe dirti esattamente cosa sta succedendo e chiedere aiuto.

NON VOLTARTI DALL’ALTRA PARTE

Se sei a conoscenza che la vicina, l’amica, la compagna di studi o di lavoro, e tua madre, tua sorella, tua figlia, tua nuora, tua nipote (ecc.) ha in casa una situazione di violenza domestica falle sapere che sei disponibile a testimoniare o intervenire nei modi che lei preferisce e che in situazioni d’emergenza può rifugiarsi da te.

Offrile qualche piccolo gesto di gentilezza che porti sollievo, tipo farle la spesa o tenerle il bambino qualche ora mentre l’aggressore è fuori, così che abbia tempo per sé.

Aiutala a trovare l’assistenza di cui ha bisogno, che si tratti di informazioni legali o di numeri di telefono e indirizzi della rete antiviolenza. La vittima di violenza domestica raggiunge il punto di maggior pericolo per la sua vita quando decide di andarsene: è in questo momento che ha assoluto bisogno di tutto l’appoggio possibile.

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1 risposta a “Suona il campanello. Ferma la violenza”

  1. 17 giugno 2016 at 12:22 #

    Davvero utile, c’è necessita di riconoscersi appartenenti alla comunità e difendere ogni persona dal male, partecipare e non pensare che non ci riguardi!

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