Sguardi in giro per la città

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Conoscere un territorio, attraversarlo a piedi insieme e lentamente, ascoltare storie vicine e lontane sono azioni in grado già di trasformarlo, arricchendolo e colorandolo di relazioni sociali e di sguardi inediti. Tanto più se conoscere, camminare e ascoltare (ma anche condividere un bicchiere di vino buono…) sono promossi nella periferia di una città complessa e ferita come Roma e coinvolgono tutti e tutte, grandi e piccoli.

Per questo iniziative come quella promossa venerdì 10 giugno dall’associazione Sguardoingiro presso lo spazio Gordiani in comune – via Pisino 30, periferia est di Roma , dal titolo “Uno sguardo in giro: il quartiere Gordiani al Collatino”, sono preziose in questi tempi grigi. Il locale di via Pisino, ancora in fase di ristrutturazione, è gestito infatti dalle associazioni Sguardoingiro (da diversi anni impegnata in iniziative culturali e sociali) e La strada (attività educative, consumo critico, cultura). L’evento di venerdì 10 nasce dal desiderio di proporre momenti dedicati alla valorizzazione dell’area del “quartiere Villa Gordiani” nel quale la nuova sede operativa delle due associazioni, a maggio 2016, ha cominciato a muovere i suoi primi passi.

L’appuntamento, dunque, è alle 17,30 presso Gordiani in comune (via Pisino 30) per la presentazione della pubblicazione Uno Sguardoingiro “il quartiere Gordiani al Collatino”, curata da Monica Capalbi , Barbara Ceresi, Silvia Gonnella, Nilde Guiducci, Cinzia Paolino e Paola Romi. A seguire, intorno alle 18, visita guidata: si comincia con “Il territorio antico” (l’area archeologica di Villa Gordiani) per passare (alle 18,30 circa) al territorio moderno, cioè l’ex Borgata Prenestina (oggi parco Pier Paolo Pasolini) e (ore 19) le case popolari, per concludere di nuovo nello spazio Gordiani in comune con vino buono e pizzette.

L’evento facebook.

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2 Risposte a “Sguardi in giro per la città”

  1. 8 giugno 2016 at 08:08 #

    Sarebbe bello che nelle passeggiate venisse messo in evidenza il tema del rispetto, soprattutto notturno, per i residenti.

    Lo sconforto della vita notturna (Franco Paolinelli)
    Li vedo sotto le mie finestre, li sento fino a tarda notte, il loro chiacchericcio, le risate sguaiate, rimbombano nel “teatro” di Piazza Melozzo da Forlì e mi gettano nello sconforto e nell’insonnia. Quelle voci, infatti, quel modo di stare nello spazio pubblico senza porsi alcun problema di compatibilità e civiltà, mi fanno pensare all’irresponsabilità con cui conducono le loro vite. Mi sento prigioniero della disattenzione e della maleducazione. Percepisco, infatti, in quell’atteggiamento le stesse cecità e sordità che ci stanno portando alla catastrofe, ambientale e sociale.
    Scendo in pigiama a minacciare, a pregare ed i gestori, a parole, mi danno anche retta, mi compiangono. Ma il vocio continua, notte dopo notte.
    Arriverò a fare la “danza della pioggia” per non sentirli e non vederli.
    Allo stesso tempo sono consapevole della loro inconsapevolezza. E’ chiaro, infatti, come le loro risate insulse nascondano, nel profondo, angoscia e paura. L’errore non è, quindi, il loro, ma del legislatore che non pianifica e non organizza i ludi con l’attenzione necessaria.
    Detto in altre parole, non ti sembra il caso che venga affrontato politicamente il problema delle “movide” notturne, nel Flaminio, come nel resto del Municipio e della città ?
    Ho immaginato una soluzione culturale: Il Flaminio come isola di Quiete. Modalità ed orari idonei che possano garantire a noi residenti la pace ed a loro gestori un ottima immagine di compatibilità sociale, una “rinuncia” nell’interesse sociale con cui farsi vanto e pubblicità.
    Cosa ne pensi ?
    Buon lavoro
    Franco Paolinelli

  2. Stefano
    8 giugno 2016 at 16:32 #

    La proposta è interessante rimanda alla pietà, intesa come pratica ascetica del IV secolo per mantenere la quiete ( dal greco hesychazo ).
    Quando il Concilio Vaticano II decretò il passaggio nella lingua italiana del Kyrie Eleyson, una delle preghiere più antiche della liturgia cristiana, traducendolo con Signore, pietà, sottolineò un valore legato alla penitenza che nel vocabolo greco è invece secondario. E’ da qui, a mio avviso, che il significato di rinuncia puo cambiare avvicinandosi agli spiriti animali ( G. Akerlof e R. Shiller – 2009 ).
    Per l’economista John Maynard Keynes gli animal spirits sono dunque un sinonimo di comportamento istintuale, basato su istinto e convinzioni personali non razionali ma affettive e volitive, che sostengono l’agire economico in congiunture di imprevedibilità ed incertezza. Insomma se la psicoanalisi fosse una religione, oggi soffriremmo di lassismo ed il rimedio potrebbe essere la pratica del ” taici “, che coniuga l’aspetto medico, terapeutico e ricreativo alle arti marziali.

    P.S. L’abbreviazione, semplificazione e trasformazione, rimanda al testo di Antonio Riccio: Global Taici – Tai Chi Chuan e Qi Gong – usi sociali dei patrimoni culturali del nostro tempo.

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